Mattarella: «Governo neutrale e di garanzia fino a dicembre»

Il presidente della Repubblica ha concluso l’ultimo giro di consultazioni, anche questo infruttuoso. L’offerta di un percorso “d’emergenza” e l’appello alla «responsabilità» dei partiti «nell’interesse dell’Italia»

Nel terzo giro di consultazioni per la formazione del nuovo governo, sono state ricevute al Quirinale ieri mattina, 7 maggio, le delegazioni delle forze politiche più rappresentate in Parlamento, quella del M5S, quella unitaria del centrodestra e quella del Pd; quindi nel pomeriggio tutte le altre, per poi concludere con i presidenti di Camera e Senato. Il risultato: l’ennesimo nulla di fatto. Di qui l’invito del presidente Mattarella ai partiti rappresentati in Parlamento affinché «consentano attraverso il voto di fiducia che nasca un governo neutrale, di servizio» e di garanzia, con pieni poteri fino a dicembre. Vale a dire, dopo l’approvazione della finanziaria, «per andare subito dopo a nuove elezioni». La proposta articolata dal Capo dello Stato prevede anche un’altra opzione: «Laddove si formasse nei prossimi mesi una maggioranza parlamentare questo governo si dimetterebbe con immediatezza per lasciare campo libero a un governo politico». Se questo governo «politicamente neutrale» però non trovasse la fiducia del Parlamento, «resterebbe in carica per le elezioni, da svolgere o in piena estate ovvero in autunno».

È un percorso “d’emergenza”, quello tracciato dal presidente della Repubblica, che arriva dopo la conferma che tra le forza politiche al momento non sono possibili accordi per sostenere un governo politico. «Quali che siano le decisioni che assumeranno i partiti, è doveroso – il monito di Mattarella – dar vita ad un nuovo governo. Non si può attendere oltre». L’auspicio del presidente della Repubblica è quello di «un governo con pienezza di funzioni, che possa amministrare il nostro Paese senza i limiti operativi di un governo dimissionario, che metta in condizione il Parlamento di svolgere appieno la sua attività, che abbia titolo pieno per rappresentare l’Italia nelle imminenti e importanti scadenze nell’Unione europea dove a giugno si assumeranno decisioni che riguardano gli immigrati, il bilancio dei prossimi 7 anni, la moneta comune».

Un «governo di garanzia», ai cui membri, ha assicurato Mattarella, «chiederò l’impegno a non candidarsi alle elezioni». Per il presidente, «non ci sono i tempi per un voto entro giugno» mentre «sarebbe possibile svolgerlo in piena estate ma sinora si è sempre evitato di farlo». Più plausibile fissare la data delle nuove elezioni «per l’inizio d’autunno»; il timore, ha rilevato ancora il Capo dello Stato, è che «non vi sia dopo il voto il tempo per elaborare ed approvare la manovra finanziaria e il bilancio dello Stato», con «il conseguente e inevitabile aumento dell’Iva e con gli effetti recessivi che l’aumento di questa tassa provocherebbe». Oltre al «rischio ulteriore di esporre il nostro Paese a manovre e offensive della speculazione finanziaria sui mercati internazionali». Senza contare il pericolo che, andando alle urne con la stessa legge elettorale, si produca nuovamente una situazione analoga a quella attuale. Di qui l’appello alla «responsabilità» rivolto a tutte le forze politiche, «nell’interesse dell’Italia» e per tutelare «il voto dei cittadini». Nel caso in cui il nuovo governo non ottenga la fiducia e diventi inevitabile andare subito al voto infatti, ha rilevato Mattarella, «sarebbe la prima volta che il voto popolare non viene utilizzato».

8 maggio 2018