Mattarella: il rispetto delle donne, «grande questione culturale ed educativa»

Celebrata al Palazzo del Quirinale la Giornata internazionale della donna. Il ricordo delle 11 uccise in Italia nei primi 2 mesi del 2021

Le ha ricordate per nome, una ad una: Sharon, Victoria, Roberta, Teodora, Sonia, Piera, Luljeta, Lidia, Clara, Deborah, Rossella. Sono le 11 donne uccise in Italia nei primi due mesi del 2021. Il presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha scelto di omaggiarle così, nel discorso pronunciato questa mattina, 8 marzo, al Palazzo del Quirinale, in occasione della celebrazione per la Giornata internazionale della donna, dedicata al tema “Con Rispetto. Educando”. «Sono state uccise per mano di chi aveva fatto loro credere, di amarle. Per mano di chi, semmai, avrebbe dovuto dedicarsi alla vicendevole protezione», ha evidenziato il capo dello Stato. E ora «siamo di fronte a una dodicesima uccisione: quella di Ilenia».

73 le donne assassinate nell’anno passato. Il presidente ha parlato di «un fenomeno  impressionante, che scuote e interroga la coscienza del nostro Paese», fondato su un concetto «distorto» del rapporto affettivo. «L’amore, quello autentico, si basa sul rispetto e sulla condivisione – ha continuato -. Se si giunge a uccidere una donna è perché non si rispettano il suo desiderio di libertà e la sua autonomia. Perché ci si arroga il potere di non consentirne le scelte, i progetti, le aspirazioni». Nelle parole del capo dello Stato, «a distanza di 74 anni dall’approvazione della nostra Costituzione – che ha sancito, in via definitiva, l’eguaglianza e la parità tra tutte le persone, senza distinzioni – gli orribili casi di femminicidio, che reclamano giustizia, ci dicono che la legge, da sola, non basta. Che un principio deve essere affermato ma va anche difeso, promosso e concretamente attuato».

Una celebrazione, quella di oggi, «ancora sotto il segno della pandemia»,  che «ha colpito maggiormente le componenti più deboli ed esposte. Le donne tra queste. Dal punto di vista occupazionale anzitutto». Mattarella ha riferito le stime dell’Istat, per dimostrare, numeri alla mano, che «l’occupazione femminile è tornata indietro»: ai livelli del 2016, ben al di sotto del 50% raggiunto per la prima volta nel 2019. Non solo: «Peggiora la qualità del lavoro delle donne – ha continuato -, con un picco di contratti part-time non volontari, con l’aumento dei lavori a tempo determinato e con una riduzione delle condizioni di conciliazione vita/lavoro». E ancora: «La situazione femminile si fa critica anche dal punto di vista sanitario. L’Inail ha messo in luce, in un recente studio, che quasi il 70 per cento dei contagi denunciati sui posti di lavoro riguarda le donne. Le categorie professionali più colpite come contagi per le donne riguardano soprattutto il settore sanitario».

Nelle parole del presidente, quindi, la «gratitudine e riconoscenza» della Repubblica «alle tante donne che ormai da un anno si stanno impegnando negli ospedali, nei laboratori, nelle zone rosse per contrastare la diffusione del coronavirus», lavorando «in condizioni difficili, con competenza e con abnegazione, con spirito di sacrificio e con la caratteristica capacità di sopportare grandi carichi di lavoro. A loro, in special modo, desidero dedicare questa importante giornata». Quindi, spazio alla riflessione sulla condizione femminile, tra progressi e aspetti critici. A partire dalla storica sentenza della Corte Costituzionale che nel 1960 cancellava la legge del 1919 ancora in vigore, che escludeva le donne da tutti gli incarichi pubblici. «Molta strada si è fatta da quella sentenza storica – le parole di Mattarella -. Oggi in alcuni ambiti del pubblico impiego si è verificato addirittura il sorpasso, e la percentuale di donne che vi lavorano è superiore a quella degli uomini. Se si guarda però ai livelli apicali la predominanza rimane ancora maschile», ha evidenziato, parlando di «evidente disparità nella progressione di carriera» e «ingiustificabile differenza di retribuzione».

Ancora, il capo dello Stato ha voluto accendere un faro sulle forme della «cosiddetta violenza economica, che esclude le donne dal controllo e dalla gestione del patrimonio comune o che obbliga la donna ad abbandonare il lavoro in coincidenza di gravidanze o di problemi familiari». Su tutte, il fenomeno della firma delle dimissioni in bianco. «Questioni gravi e dolorose, che incidono profondamente sulla vita delle donne. Questioni che richiedono, per essere risolte, il coinvolgimento attivo di tutti: uomini e donne, uniti, contro ogni forma di sopraffazione e di violenza, anche se larvata». Per Mattarella, «vanno incrementati gli sforzi per restituire dignità al lavoro delle donne e per far fronte alla crisi demografica. Calo demografico e carenza di occupazione femminile sono tra i fattori più rilevanti del rallentamento della crescita economica; e sono fra essi strettamente collegati. Politiche per la famiglia, sostegno alla maternità, potenziamento dei servizi, conciliazione con i tempi di lavoro e con quelli di cura – ha aggiunto – rappresentano un elemento di fondamentale importanza per la crescita del nostro Paese».

Venendo al tema della Giornata, “Con rispetto educando”, il presidente ha evidenziato che rispetto significa, innanzitutto, «riconoscere all’altra persona, con le sue specificità, la stessa identica dignità che ognuno riconosce a se stesso, con eguali capacità, con eguali diritti. Educare al rispetto significa farne crescere una piena consapevolezza». E «il rispetto verso le donne conosce molte declinazioni. Sul piano del linguaggio, innanzitutto. Dobbiamo respingere le parole di supponenza, quando non di odio o di disprezzo verso le donne. Parole che generano e alimentano stereotipi e pregiudizi ottusi e selvaggi, determinando atteggiamenti e comportamenti inaccettabili. Compromettere l’autonomia, l’autodeterminazione, la realizzazione di una donna esprime una fondamentale mancanza di rispetto verso il genere umano. Il rispetto è alla base della democrazia e della civiltà del diritto, interno e internazionale. Per questo il rispetto delle donne è questione che attiene strettamente alla politica». Una «grande questione culturale ed educativa – l’ha definita -. Rispettare e ascoltare le donne vuol dire lavorare per rendere migliore la nostra società».

8 marzo 2021