Mattarella: la libertà di stampa, «fondamentale per la democrazia»

Il presidente della Repubblica ha ricevuto al Quirinale una delegazione di Casagit guidata dal presidente Giuliani. La riflessione sui poteri dello Stato: «Non sono un sovrano: non firmo le leggi ma la promulgazione, cosa ben diversa»

La libertà di stampa è «fondamentale per la nostra democrazia, come per qualunque democrazia». Lo ha ribadito ieri, 5 marzo, il presidente della Repubblica Sergio Mattarella, ricevendo al Quirinale una delegazione di Casagit guidata dal presidente Gianfranco Giuliani, in occasione dei 50 anni di attività. E nella nostra Costituzione, ha aggiunto, vede «una tutela netta, chiara, indiscutibile, a fronte della quale vi è una assunzione di responsabilità da parte dei giornalisti: la lealtà, l’indipendenza dell’informazione, la libertà di critica, nel rispetto della personalità altrui, il rispetto dei fatti – sono ancora le parole del capo dello Stato -. Ma è un elemento indispensabile della nostra democrazia, e questo carattere di indispensabilità, io ho cercato tante volte di richiamarlo e sottolinearlo».

Nell’occasione, Mattarella ha sottolineato che «frequentemente il presidente della Repubblica viene invocato con difformi, con diverse motivazioni. C’è chi gli si rivolge chiedendo con veemenza: “Il presidente della Repubblica non firmi questa legge perché non può condividerla, perché gravemente sbagliata”, oppure: “Il presidente Repubblica ha firmato quella legge e quindi l‘ha condivisa, l’ha approvata, l’ha fatta propria”».

In realtà, ha rimarcato, «il presidente della Repubblica non firma le leggi, ne firma la promulgazione, che è una cosa ben diversa. È quell’atto indispensabile per la pubblicazione ed entrata in vigore delle leggi, con cui il presidente della Repubblica attesta che le Camere hanno entrambe approvato una nuova legge, nel medesimo testo, e che questo testo non presenta profili di evidente incostituzionalità». Proprio per questo, «quando promulga una legge, non la fa propria, non la condivide, fa semplicemente il suo dovere». E se andasse al di là di questo limite definito dalla Costituzione, «se dicesse, per esempio: “Non promulgo questa legge perché c’è forse qualche dubbio di costituzionalità che potrebbe racchiudere e raffigurarvisi”, si arrogherebbe indebitamente il compito che è rimesso alla Corte costituzionale», ha proseguito Mattarella.

Ancora, «se addirittura dicesse: “Non firmo questa legge perché non la condivido, perché, a mio avviso è sbagliata”, farebbe ben altro, andrebbe al di là di qualunque limite posto dalla Costituzione nel rapporto tra i poteri dello Stato e tra gli organi costituzionali». Ricordando quindi lo Statuo Albertino, in cui la funzione legislativa era affidata congiuntamente alle due Camere e al re, il presidente ha precisato che «fortunatamente non è più così. Il presidente della Repubblica non è un sovrano, fortunatamente, e quindi non ha questo potere. Ha soltanto quello che ho descritto. Anzi nei suoi compiti c’è, tra quelli fondamentali, quello di fare in modo che ciascuno rispetti la Costituzione. Sarebbe grave – ha ammonito – se uno di questi, e tra questi anche il presidente della Repubblica, pretendesse di attribuirsi compiti che la Costituzione assegna ad altri poteri dello Stato».

6 marzo 2024