Mattarella: «Una democrazia “della maggioranza”, insanabile contraddizione»

Il capo dello Stato ha aperto i lavori della 50ª Settimana sociale dei cattolici in Italia, fino al 7 luglio a Trieste. In quasi 33 minuti, ha parlato di libertà, diritti, guerra e pace, rischi e sfide del presente. «La democrazia non è mai conquistata per sempre»

«Battersi affinché non vi possano essere “analfabeti di democrazia” è una causa primaria, nobile, che ci riguarda tutti. Non soltanto chi riveste responsabilità o eserciti potere». Questo il messaggio lanciato dal presidente della Repubblica Sergio Mattarella, nel suo intervento alla cerimonia di apertura della 50ª Settimana sociale dei cattolici in Italia, che ha preso il via ieri pomeriggio, 3 luglio, al GCC (Generali Convention Center) di Trieste. Quella del capo dello Stato è stata una vera e propria “lectio magistralis” su democrazia e partecipazione, temi cardine dell’evento che sarà ospitato nel capoluogo giuliano fino a domenica 7 luglio, quando sarà Papa Francesco a concludere i lavori.

Mattarella ha riconosciuto come «l’impegnativo tema che avete posto al centro della riflessione di questa Settimana sociale, “Al cuore della democrazia”, interpella, con forza, tutti». E ha spiegato agli oltre mille delegati il perché, partendo dalla considerazione che “democrazia” è una «parola di uso comune, anche nella sua declinazione come aggettivo». Nei suoi quasi 33 minuti di intervento, più volte interrotto dai convinti applausi della platea, il presidente ha ricordato che «la democrazia non si esaurisce nelle sue norme di funzionamento, ferma restando l’imprescindibilità della definizione e del rispetto delle “regole del gioco”». D’altra parte «l’esercizio della democrazia non si riduce a un semplice aspetto procedurale e non si consuma neppure soltanto con la irrinunziabile espressione del proprio suffragio nelle urne nelle occasioni elettorali. La democrazia, infatti, si invera ogni giorno nella vita delle persone e nel mutuo rispetto delle relazioni sociali, in condizioni storiche mutevoli, senza che questo possa indurre ad atteggiamenti remissivi circa la sua qualità», ha osservato il capo dello Stato, domandando: «Si può pensare di contentarsi che una democrazia sia imperfetta? Di contentarsi di una democrazia a “bassa intensità”? Si può pensare di arrendersi, “pragmaticamente”, al crescere di un assenteismo dei cittadini dai temi della “cosa pubblica”? Può esistere una democrazia senza il consistente esercizio del ruolo degli elettori?. Per porre mente alla defezione/diserzione/rinuncia intervenuta da parte dei cittadini in recenti tornate elettorali», ha spiegato Mattarella, secondo cui «occorre attenzione per evitare di commettere l’errore di confondere il parteggiare con il partecipare».

Mattarella ha parlato di «democrazie imperfette» che «vulnerano le libertà»; ciò «si manifesta» quando si verifica «una partecipazione elettorale modesta. Oppure ove il principio “un uomo-un voto” venga distorto attraverso marchingegni che alterino la rappresentatività e la volontà degli elettori. Ancor più le libertà risulterebbero vulnerate ipotizzando democrazie affievolite, depotenziate da tratti illiberali». Per il presidente della Repubblica, «occorre adoperarsi concretamente affinché ogni cittadino sia nelle condizioni di poter, appieno, prendere parte alla vita della Repubblica. I diritti si inverano attraverso l’esercizio democratico», il monito del presidente, secondo cui «una democrazia “della maggioranza” sarebbe, per definizione, una insanabile contraddizione, per la confusione tra strumenti di governo e tutela della effettiva condizione di diritti e di libertà. Al cuore della democrazia – ha osservato – ci sono le persone, le relazioni e le comunità a cui esse danno vita, le espressioni civili, sociali, economiche che sono frutto della loro libertà, delle loro aspirazioni, della loro umanità: questo è il cardine della nostra Costituzione».

Sottolineando le «criticità inedite» attuali, il capo dello Stato ha ribadito, ancora, che «la democrazia non è mai conquistata per sempre. Le nostre appaiono sempre più società del rischio, a fronteggiare il quale si disegnano, talora, soluzioni tecnocratiche», il monito lanciato dal presidente. Dunque, alla domanda “a cosa serve la democrazia?”, la risposta è da rintracciare nell’articolo 2 della nostra Costituzione: «A riconoscere e a rendere effettive le libertà delle persone e delle comunità». E che l’impegno sia costantemente da rinnovare lo dimostra il fatto che «la democrazia come forma di governo non basta a garantire in misura completa la tutela dei diritti e delle libertà: essa può essere distorta e violentata nella pretesa di beni superiori o utilità comuni. Il Novecento ce lo ricorda e ci ammonisce». Ma anche il presente è allarmante perché «la guerra soffoca, può soffocare, la democrazia».

Anche da Trieste, terra di frontiera, il presidente ha ribadito che oggi «si avverte la necessità di costruire una solida sovranità europea che integri e conferisca sostanza concreta e non illusoria a quella degli Stati membri. Che consenta e rafforzi la sovranità del popolo disegnata dalle nostre Costituzioni ed espressa, a livello delle istituzioni comunitarie, nel Parlamento europeo». Anche per questo, «una più efficace unità europea – più forte ed efficiente di quanto fin qui non siamo stati capaci di realizzare – è oggi condizione di salvaguardia e di progresso dei nostri ordinamenti di libertà, di uguaglianza, di solidarietà, di pace. La democrazia è antidoto alla guerra», la sottolineatura di Mattarella; ed è per questo che «dobbiamo rivolgere sguardo e attenzione a quanto avviene attorno a noi, in un mondo sempre più raccolto e interconnesso. Accanto al riproporsi di tentazioni neo-colonialistiche e neo-imperialistiche, nuovi mutamenti geopolitici sono sospinti anche dai ritmi di crescita di Stati-continente in precedenza meno sviluppati, da tensioni territoriali, etniche, religiose che, non di rado sfociano in guerre drammatiche, da andamenti demografici e giganteschi flussi migratori. Attraversiamo fenomeni – questi e altri – che mutano profondamente le condizioni in cui si viveva in precedenza e che è impossibile illudersi che possano tornare. Per definizione, democrazia è esercizio dal basso, legato alla vita di comunità, perché democrazia è camminare insieme», ha concluso il presidente augurandosi «che si sia numerosi a ritrovarsi in questo cammino». (Alberto Baviera)

4 luglio 2024