Maturità, vivere a pieno l’ultimo tratto di strada

Niente scritti, solo orali: dalla tentazione dello scoramento all’impegno per assicurare ai ragazzi la bellezza dell’ultimo prezioso passo a scuola

Quando qualche giorno fa si è saputo che anche questo anno i ragazzi delle medie superiori e inferiori non sosterranno prove scritte all’Esame di Stato, ma solo la prova orale come l’anno precedente, la tentazione dello scoramento è stata forte. Mi sono ritrovato per l’ennesima volta a fare i conti con gli interrogativi contrastanti sul prezzo che una generazione sta pagando da una parte e la legittimità di uno sforzo necessario per tutti dall’altra, ma anche banalmente con l’immaginario, il portato simbolico che comunque il rito dell’Esame di Stato porta in sé, dalla notte prima degli esami e la solita canzone alla radio, fino all’importanza della paura che chiama a diventare adulti di fronte al foglio di una prova scritta.

Se da una parte ho continuato a riflettere e arrabbiarmi sul dibattito, che come di consueto è stato ampio e diffuso, insegnando in una classe quinta e avendo anche un figlio che dovrà sostenere l’Esame di Stato, ho potuto mettere alla prova quella tentazione di sfiducia di fronte ai diretti interessati, non tanto per fargliela scontare come troppo spesso capita nelle dinamiche tra adulti e giovani, quanto per verificarne la consistenza e la legittimità.

Quando in classe e a casa ho commentato con i ragazzi e con mio figlio la notizia, come già accaduto più volte, sono stato colpito dalla maturità e dalla consapevolezza mostratemi. La reazione dei ragazzi e delle ragazze, a fronte di mesi nei quali hanno dovuto rielaborare tante di quelle prove, per altro con una forza e un equilibrio sul quale forse un giorno noi adulti apriremo gli occhi, è stata composta e consapevole: «Ci adatteremo», mi ha detto una ragazza; «prepareremo bene la tesina», ha aggiunto un altro alunno.

Questi due semplici interventi, insieme ad altri più o meno dello stesso tenore, hanno mosso in me l’esigenza salutare di non lasciare chiuse le finestre del proprio sguardo sul mondo ma di aprirle, per fare entrare nella propria stanza il punto di vista, la presenza dei ragazzi e delle ragazze. Il primo frutto è stato quello di capire come la tentazione più grande non fosse quella dello scoramento di cui ho parlato all’inizio, quanto quella di vivere questo tempo delicato perennemente volto al rimpianto personale del passato o all’ansia sul futuro, dimenticando il presente, che è quello solo che conta, di questa generazione di ragazzi e ragazze.

 «Prepareremo bene la tesina, faremo bene l’orale»: certo che la prepareremo bene la tesina e certo che lo faremo bene l’orale, ragazze e ragazzi. Questi mesi che ci separano dall’esame dovranno comunque essere importanti e questo ho iniziato a ripetermi in questi giorni: che non manchi il mio impegno migliore affinché questa generazione affronti bene l’esperienza bella dell’ultimo tratto di strada, che vivano a pieno lo sforzo finale che rimarrà nel cassetto della memoria come il tempo in cui una parte decisiva della propria vita si è compiuta, che la legittimità dei dubbi e anche della rabbia, della fatica di noi adulti non privi questa generazione della dignità, della bellezza dell’ultimo prezioso passo a scuola.

24 febbraio 2021