Mese missionario straordinario, Morrone: «Recuperare la tenerezza»

Il direttore scientifico dell’Istituto San Gallicano al primo incontro promosso dal Centro diocesano: «O ci si prende cura dell’altro o non si è esseri umani»

Ad aprire il ciclo di iniziative promosse dal Centro diocesano per la cooperazione missionaria tra le Chiese per il mese missionario straordinario è stata una giornata di riflessione e condivisione sul tema “Malattie dimenticate o persone dimenticate?”. Organizzato in sinergia con l’Ufficio per la Pastorale della salute, l’evento ha avuto luogo sabato 5 ottobre, al Centro congressi dell’Ifo (Istituti fisioterapici ospitalieri), all’Eur.

Gianpiero Palmieri, Aldo Morrone, ifo, incontro centro missionario, 5 ottobre 2019«Il tema scelto per questa giornata, laddove le malattie dimenticate sono le feritoie che ci permettono di parlare delle persone dimenticate – ha detto aprendo i lavori il vescovo ausiliare Gianpiero Palmieri, incaricato diocesano per il Centro missionario -, è in perfetta sintonia con il cammino diocesano che ci invita ad ascoltare il grido della città e con l’intero pontificato di Papa Francesco che da subito, fin dalla scelta del suo nome, si è ispirato a san Francesco e al suo amore per gli ultimi». Guardando in particolare all’esperienza del poverello di Assisi con i lebbrosi, il presule ha osservato come «quell’incontro fu per lui l’incontro con il Signore, quello che gli cambiò la vita, facendolo uscire dal mondo per entrare nel mondo di Dio», perché «è questa la potenzialità degli incontri con le persone dimenticate». Ecco allora l’importanza di saper riconoscere le esigenze degli ultimi, «quel grido che abbiamo smesso di sentire ma che Dio ode sempre» e che esige da ciascuno un impegno «perché è un grido che ci converte, ricordandoci che la riforma della Chiesa comincia dall’umiltà».

Paolo Ricciardi, pastorale sanitaria, incontro IFO e centro missionario, 5 ottobre 2019Anche il vescovo Paolo Ricciardi, delegato per la Pastorale sanitaria della diocesi, ha richiamato nel suo intervento l’esperienza di san Francesco con i lebbrosi, sostenendo che «la non considerazione che quei malati subivano allora non è nulla rispetto a quanto vivono i dimenticati di oggi», in un mondo che «è andato ben oltre lo scarto e l’indifferenza ma che addirittura nega l’esistenza di certe persone, riducendole a popolo di invisibili». Da qui l’auspicio di «allargare lo sguardo soprattutto dei più piccoli e dei più giovani, offrendo loro occasioni uniche e indelebili di servizio e di dono di sé agli ultimi», perché «è una grazia poter ricevere da chi ci richiama all’essenziale». Dello stesso parere Aldo Morrone, già direttore generale dell’Istituto nazionale per la promozione della salute delle popolazioni migranti e il contrasto delle malattie della povertà e oggi direttore scientifico dell’Istituto dermatologico San Gallicano.

Aldo Morrone IFO, incontro centro missionario, 5 ottobre 2019«Il nostro nosocomio nasce nel 1725 per le persone neglette – ha detto Morrone all’inizio del suo coinvolgente intervento – ed è un privilegio avere da sempre pazienti migranti, rom, senzatetto, perché questo ha cambiato la nostra modalità di fare ricerca scientifica, spingendoci ad andare a vedere sul campo, muovendoci nelle periferie del mondo». Di quelle realtà lontane, «quasi dimenticate», il direttore scientifico del San Gallicano ha mostrato immagini crude ma efficaci per far comprendere l’urgenza di «centrare gli obiettivi di sviluppo sostenibile dell’Agenda 2030», considerando in particolare quello relativo alla gestione dell’acqua potabile per tutti, «perché nel mondo oltre 2 milioni di persone non ne hanno accesso» e sono sempre «2 milioni i bambini minori di 2 anni che muoiono per la diarrea infantile» mentre sono «150mila i minori di 5 anni malnutriti, anche se a mancare non sono le risorse di cibo ma la loro gestione».

Aldo Morrone, Gianpiero Palmieri, Paolo RicciardiMorrone ha quindi guardato al sentimento «di paura che viene vissuto nei confronti dei 75 milioni di migranti presenti in Europa perché li consideriamo una minaccia per la nostra salute», avendo perso «la capacità medica di auscultare, cioè di metterci in sintonia con l’altro, con il ritmo del suo cuore». Ad essere venuta meno «nella società dell’apparenza e della perdita di valori» è soprattutto «la capacità della tenerezza, l’etica della compassione», conseguenza «dell’aver dimenticato che abbiamo tutti lo stesso codice genetico e un passato comune e, dunque, un futuro comune». Forte il monito finale dell’esperto: «C’è bisogno di un nuovo ethos e di un autentico coinvolgimento affettivo – ha detto Morrone – perché o ci si prende cura dell’altro o non si è esseri umani».

In conclusione della mattinata, l’intervento di Emanuele Nicastri, direttore Uoc malattie infettive e tropicali allo Spallanzani, che ha spiegato come «la paura nei confronti dei 5 milioni di migranti residenti in Italia, considerati portatori di malattie infettive e tropicali, sia infondata» poiché i dati dimostrano che «solo il 9% della popolazione migrante viene curata per tali patologie». Ancora, uno studio europeo del 2017 «ci informa che il virus dell’Hiv viene acquisito dagli stranieri dopo la migrazione in più del 50% dei casi».

Nel primo pomeriggio, spazio alle testimonianze dei partecipanti. «Vuole essere proprio quello dello scambio e del confronto lo stile del mese missionario straordinario – ha spiegato don Michele Caiafa, addetto del Centro missionario diocesano -, per trovare nella condivisione di esperienze nuove prospettive da cui ripartire».

7 ottobre 2019