Metropolitane ancora nel caos

Treni soppressi, frequenze ridotte e rallentamenti: non si placano i disordini nel trasporto pubblico romano. La rabbia del sindaco Ignazio Marino

Treni soppressi, frequenze ridotte e rallentamenti: non si placano i disordini nel trasporto pubblico romano. La rabbia del sindaco Ignazio Marino

«Forti ritardi» sulla linea A della metropolitana e, alla Stazione Termini, «contingentamento degli accessi». Anche la giornata di oggi, mercoledì 8 luglio, è all’insegna del caos nel trasporto pubblico cittadino. La nota più dolente: la metropolitana, con treni in ritardo o soppressi, senza aria condizionata, attese infinite e convogli strapieni. Nello snodo di Termini poi è stato introdotto una sorta di numero chiuso per prendere la metro, con i passeggeri costretti ad attendere all’esterno. Solo a metà mattinata la situazione è tornata alla normalità, ma si teme nuovamente caos nell’ora di punta, con il traffico dell’orario di chiusura degli uffici. Leggermente migliore la situazione della linea B, per la quale sono segnalati «lievi ritardi», mentre per la ferrovia Roma-Lido si torna a parlare di «forti ritardi», con tempi di attesa che arrivano ai 30 minuti, tanto che dalla serata di ieri, 7 luglio, Atac ha dovuto aggiungere autobus di supporto sulla tratta Porta San Paolo-Acilia-Lido Centro. Rallentata anche la Roma-Viterbo.

Rabbia e scontento dei cittadini dilagano sui social. Una tente di Twitter scrive: «Vogliono lavorare senza timbrare il cartellino? E noi vogliamo prendere la metro senza timbrare il biglietto. Pare equo, no?». All’origine del caos di questi giorni ci sarebbe infatti una sorta di sciopero bianco attuato da molti macchinisti, che rifiutano lo straordinarioe non partono se le vetture non sono perfettamente a norma, provocando la soppressione di diverse corte. Il motivo: la protesta contro il nuovo contratto, che prevede per i conducenti l’obbligo di timbrare il cartellino, anziché firmare il foglio di servizio a bordo vettura, in una delle sedi di lavoro, e l’aumento delle ore lavorative anche attraverso lo straordinario coatto.

«Abbiamo messo in piedi una task force per individuare le responsabilità dei disagi al trasporto pubblico di queste ore. Ad oggi risulta che il 40% dei macchinisti si rifiuta di timbrare il cartellino. Questo non intendiamo accettarlo e siamo al lavoro per far tornare quanto prima il servizio alla normalità» aveva scritto su Facebook nella giornata di ieri il sindaco Ignazio Marino. Attaccando direttamente la categoria dei macchinisti, «cioè i conducenti adibiti alla guida delle metropolitane e dei mezzi su strada: autobus, filobus o tram», viene precisato in una nota dell’Ufficio stampa del Campidoglio. Il direttore generale dell’Atac Micheli, scriveva ancora il sindaco, «ha disposto che circa 120 uomini  siano sulle banchine della nostra metropolitana per aiutare le persone nei momenti di massimo addensamento del pubblico a causa del rallentamento dei treni. Ho parlato con il Prefetto perché sia informato, minuto per minuto, di ciò che accade in modo da poter lavorare tutti insieme come una grande squadra per il bene della città e per restituire un servizio  adeguato a una Capitale del G7».

Nel frattempo si è attivato anche il Codacons, con un esposto alla Procura della Repubblica. L’associazione chiede di indagare i lavoratori responsabili dei disservizi per i reati di interruzione di pubblico servizio e violenza privata. «Nella realtà dei fatti a Roma non c’è più pace – si legge nella denuncia -. Gli scioperi si susseguono a un ritmo insostenibile, con danni ingenti ai passeggeri dei mezzi pubblici, ai tanti turisti in visita nella capitale, all’intera città, con ripercussioni pesanti sul traffico e sull’inquinamento ma anche in termini di un evidente danno economico per coloro che acquistano abbonamenti mensili e annuali, i quali si vedono privati di giorni di servizio regolarmente pagati». Un continuo disservizio, sul quale è intervenuto anche il prefetto di roma Franco Gabrielli. «La città – ha detto – non può essere lasciata in queste condizioni. Le legittime rivendicazioni possono avere forme di confronto di altra natura e tutto quello che incide pesantemente sulla vita dei romani deve essere perseguito anche con azioni molto dure che io invocherò, da quelle disciplinari a quelle di denuncia per interruzione di pubblico servizio». A quanti interpellano direttamente l’azienda intanto arriva sempre la stessa risposta: «Sono in circolazione meno treni del necessario».

8 luglio 2015