Migranti, nel mondo 70 milioni di persone in fuga

Presentato rapporto annuale dell’Agenzia Onu. Grandi: «esprimere solidarietà maggiore a chi è costretto ogni giorno ad abbandonare le proprie case»

Oltre 70 milioni di persone nel 2018 sono state costrette a fuggire da guerre, persecuzioni e conflitti. Il dato emerge dal rapporto annuale dell’Unhcr Global Trends, pubblicato oggi, mercoledì 19 giugno. L’Agenzia delle Nazioni Unite per i Rifugiati rivela che questo è il dato più alto registrato in circa 70 anni di attività e nel dettaglio spiega che la cifra corrisponde al doppio di quella di 20 anni fa, con 2,3 milioni di persone in più rispetto a un anno fa, e a una popolazione di dimensione compresa fra quelle di Thailandia e Turchia. La cifra di 70,8 milioni di persone in fuga, metà delle quali minori, è stimata per difetto ed è composta da tre gruppi principali. Il primo è quello dei rifugiati, persone costrette a fuggire dal proprio Paese a causa di conflitti, guerre o persecuzioni. Nel 2018 sono state 25,9 milioni su scala mondiale, 500.000 in più del 2017. Inclusi in tale dato sono i 5,5 milioni di rifugiati palestinesi che ricadono sotto il mandato dell’Agenzia delle Nazioni Unite per il Soccorso e l’Occupazione dei rifugiati palestinesi nel Vicino Oriente.

Il secondo gruppo è composto dai richiedenti asilo, persone che si trovano al di fuori del proprio Paese di origine e che ricevono protezione internazionale, in attesa dell’esito della domanda di asilo. Alla fine del 2018 erano 3,5 milioni. Infine, il gruppo più numeroso, con 41,3 milioni di persone, è quello che include gli sfollati in aree interne al proprio Paese di origine. Nei 70,8 milioni in fuga non rientra il dato venezuelano considerato che la crisi in Venezuela ha provocato la fuga di 4 milioni di persone secondo i dati dei paesi che li hanno accolti.

Sebbene la maggior parte delle persone in fuga necessiti di protezione internazionale, ad oggi, spiega l’Unhcr,solo circa mezzo milione di queste ha presentato formalmente domanda di asilo.  «Quanto osserviamo in questi dati costituisce l’ulteriore conferma di come vi sia una tendenza nel lungo periodo all’aumento del numero di persone che fugge in cerca di sicurezza da guerre, conflitti e persecuzioni – afferma Filippo Grandi, Alto Commissario delle Nazioni Unite per i Rifugiati -. Se da un lato il linguaggio utilizzato per parlare di rifugiati e migranti tende spesso a dividere, dall’altro, allo stesso tempo, stiamo assistendo a manifestazioni di generosità e solidarietà, specialmente da parte di quelle stesse comunità che accolgono un numero elevato di rifugiati. Stiamo inoltre assistendo a un coinvolgimento senza precedenti di nuovi attori, fra cui quelli impegnati per lo sviluppo, le aziende private e i singoli individui, che non soltanto riflette ma mette anche in pratica lo spirito del Global Compact sui Rifugiati. Dobbiamo ripartire da questi esempi positivi ed esprimere solidarietà ancora maggiore nei confronti delle diverse migliaia di persone innocenti costrette ogni giorno ad abbandonare le proprie case».

La crescita complessiva del numero di persone costrette alla fuga, evidenzia l’Agenzia, è continuata a una rapidità maggiore di quella con cui si trovano soluzioni in loro favore. La soluzione migliore per qualunque rifugiato è rappresentata dalla possibilità di fare ritorno nel proprio Paese volontariamente, in condizioni sicure e dignitose. Altre soluzioni prevedono l’integrazione nella comunità di accoglienza o il reinsediamento in un Paese terzo. Tuttavia, nel 2018 solo 92.400 rifugiati sono stati reinsediati, meno del 7 per cento di quanti sono in attesa. Circa 593.800 rifugiati hanno potuto fare ritorno nel proprio Paese, mentre 62.600 hanno acquisito una nuova cittadinanza per naturalizzazione. «Ad ogni crisi di rifugiati – conclude Grandi – ovunque essa si manifesti e indipendentemente da quanto tempo si stia protraendo, si deve accompagnare la necessità permanente di trovare soluzioni e di rimuovere gli ostacoli che impediscono alle persone di fare ritorno a casa. Si tratta di un lavoro complesso che vede l’impegno costante dell’Unhcr, ma che richiede che anche tutti i Paesi collaborino per un obiettivo comune. Rappresenta una delle grandi sfide dei nostri tempi».

19 giugno 2019