La denuncia arriva, senza mezzi termini, da Oxfam: il nuovo “Migration Partnership Framework” annunciato ieri, 7 giugno, dalla Commissione europea «rischia di delegare a Paesi terzi il controllo delle frontiere europee, lasciando decine di migliaia di uomini, donne e bambini in fuga da guerra, persecuzioni e fame senza la tutela e la protezione di cui hanno bisogno». Dopo l’accordo con la Turchia siglato nel marzo scorso, le nuove misure in materia di immigrazione rese note da Bruxelles dimostrano come l’Europa stia «ancora una volta rischiando di imboccare una strada pericolosa», dichiara Elisa Bacciotti, direttrice delle Campagne di Oxfam Italia. «Con il solo obiettivo di impedire alle persone di arrivare in Europa, si affida a Paesi che, in molti casi, non appaiono assolutamente in grado di gestire un normale percorso di accoglienza e tutela dei diritti umani fondamentali di persone che non hanno più nulla».

Un aumento degli investimenti nei Paesi in via di sviluppo «è necessario e benvenuto quando a beneficiarne sono le persone, in particolare le persone più vulnerabili – continua Bacciotti -. Tuttavia abbiamo la seria preoccupazione che le misure contenute nel Migration Compact possano diventare un mezzo per convincere i Paesi poveri a gestire l’emergenza migranti al posto della Ue, facendo affidamento, in alcuni casi, su Paesi retti da regimi dittatoriali in cui abusi e repressione sono all’ordine del giorno».

Oxfam ritiene importante che un provvedimento europeo sulle migrazioni contenga però anche altre misure. Su tutte, «un impegno chiaro a finanziare interventi di assistenza tecnica e finanziaria per le persone che migrano e per le comunità che li ospitano nei Paesi di transito e destinazione». Ancora, «è necessario che venga assunto un impegno chiaro a utilizzare gli aiuti allo sviluppo nei Paesi di origine per progetti mirati a sradicare la povertà e a combattere l’ineguaglianza, a risolvere i conflitti e a rafforzare le infrastrutture sociali ed economiche». La richiesta di Oxfam è che «l’Europa non utilizzi i fondi stanziati per gli aiuti per finanziare la difesa o la sicurezza, ma per lo sviluppo e la difesa dei diritti umani. In questa direzione – conclude Bacciotti -, è necessario che l’Italia si faccia promotrice di questo approccio all’interno Unione europea e negli altri forum globali di cui è parte».

8 giugno 2016