Migrazioni interne e internazionali: il Sud perde 550mila residenti in 10 anni

Rapporto Istat: nel 2022-2023, aumenta l’immigrazione straniera (+43%); calano i rimpatri degli italiani espatriati. Il Nord “recupera” laureati grazie agli arrivi dal Sud

Ripartono, dopo il rallentamento dovuto alla pandemia, la mobilità interna della popolazione e le immigrazioni dall’estero. Le emigrazioni verso l’estero, invece, si mantengono ancora sotto i livelli pre-pandemici. Lo rivela il rapporto Istat su “Migrazioni interne e internazionali della popolazione residente”, relativo agli anni 2022-2023. Nel biennio esaminato sono particolarmente intense le immigrazioni dei cittadini stranieri (complessivamente 697mila). Le iscrizioni dall’estero negli ultimi due anni aumentano sensibilmente: 411mila nel 2022 e 416mila nel 2023, circa il 30% in più rispetto al 2021 quando ammontarono a 318mila. Tale crescita si deve esclusivamente all’aumento dell’immigrazione straniera (+43%), mentre i rimpatri dei cittadini italiani risultano in calo (-13%).

Il Nord-est continua a essere l’area del Paese più attrattiva, con un tasso migratorio medio annuo per gli anni 2022-2023 pari al +2,4 per mille. All’interno di tale area geografica spicca l’Emilia-Romagna che consegue un tasso migratorio interno netto del +3,6 per mille. Si registra il tasso migratorio interno medio annuo inferiore (+1,8 per mille) nel Nord-ovest, dove gioca un ruolo determinante l’attrattività esercitata dalla Lombardia (+2 per mille). A livello sub-regionale, Pavia è la provincia con il più alto tasso di migrazione interna (5,1 per mille nel biennio 2022-23), seguono Bologna e Ferrara (rispettivamente, +4,4 e +4,3 per mille), al contrario, le province meno attrattive sono Caltanissetta (-7,1 per mille), Reggio di Calabria (-6,7 per mille) e Crotone (-6,3 per mille).

Molto diverse la situazione delle regioni meridionali: 550mila i residenti persi dal Mezzogiorno nel decennio 2014-2023 nei confronti del Centro-nord. Per quanto riguarda in particolare il biennio 2022-23, si sono registrati complessivamente 253mila trasferimenti di residenza da un Comune meridionale verso uno centro-settentrionale (con una media annua pari a 127mila movimenti, +13,3% rispetto al 2021). Complessivamente, nel corso del biennio osservato, tre partenze dal Mezzogiorno su 10 si dirigono in Lombardia, la meta di destinazione preferita tra i residenti di molte regioni meridionali. In valore assoluto, la Campania è la regione da cui si parte di più (28,8% delle cancellazioni dal Mezzogiorno), seguita da Sicilia (24,1%) e Puglia (18%). In termini relativi, rispetto alla popolazione residente, il tasso di emigratorietà più elevato si ha in Calabria (quasi nove residenti per mille emigrano verso le regioni centro-settentrionali). Tassi sopra il sette per mille si registrano per Basilicata e Molise.

Tra il 2022 e il 2023, si registra un aumento medio delle iscrizioni dall’estero di circa il 30% rispetto al 2021. Tra le 827mila immigrazioni complessivamente registrate in tale periodo è prevalente il contributo apportato dai cittadini stranieri (+43% sul 2021), mentre per quanto attiene i rimpatri degli italiani si riscontra una sensibile flessione (-13%). Il flusso di immigrati stranieri è in aumento rispetto ai livelli registrati prima della pandemia. Dopo il record storico del 2017 (301mila), dovuto anche ai consistenti flussi di stranieri in cerca di accoglienza per asilo e protezione umanitaria, dal 2018 si è registrata una media di circa 270mila ingressi l’anno, in parte frenata dalle misure di contrasto alla diffusione del virus pandemico nel 2020 (192mila ingressi) che hanno ridotto in maniera significativa i flussi dall’estero. Dopo la lieve ripresa del 2021 (244mila), i massicci ingressi dei cittadini stranieri durante il biennio 2022-23 (336mila nel 2022 e 360mila nel 2023, +38,1% e +47,8% sul 2021) segnano nuovi record.

La variazione positiva rispetto al 2021 si registra per tutte le aree di origine dei flussi di immigrazione straniera: per il complesso delle provenienze europee l’aumento è pari al +39,7%, per quelle africane è del +39,3% e per le asiatiche del +32,4%. Molto significativo è l’aumento di immigrazione dal continente americano (+80%), plausibilmente a causa del raddoppio degli ingressi da Argentina e Brasile dovuto ai flussi di immigrati che entrano in Italia per richiedere la cittadinanza italiana iure sanguinis (discendenti di generazioni di emigrati italiani).

Nel dettaglio dei Paesi europei, emerge l’eccezionale incremento dei flussi dall’Ucraina a causa del conflitto in corso dal 2022, che rende quest’ultima il principale paese est-europeo di provenienza del biennio 2022-2023: rispettivamente, 30mila e 33mila, ovvero quasi quattro volte in più rispetto al 2021. In seconda posizione si colloca l’Albania che supera, per la prima volta dal 2003, la Romania con oltre 29mila iscrizioni sia nel 2022 sia nel 2023 (+31,7% rispetto al 2021); i flussi dalla Romania, comunque, continuano a essere numericamente importanti (mediamente 25mila ingressi l’anno, durante il biennio 2022-2023, -1% sul 2021). Tornano a essere consistenti i flussi di provenienza africana, in particolare quelli dal Marocco (oltre 19mila ingressi l’anno, +27,2%, rispetto al 2021) e dall’Egitto (17mila l’anno, +110,7%). Raddoppiano anche le immigrazioni dalla Tunisia (10mila ingressi l’anno, +98,8% rispetto al 2021). Nel biennio 2022-23, tra i flussi provenienti dall’area asiatica, risultano molto intensi quelli dal Bangladesh (mediamente 23mila l’anno, +57,8%), dal Pakistan (18mila l’anno, +26,9%) e dall’India (13mila l’anno, +16,9%).

Con riferimento al territorio di destinazione, nel biennio 2022-23 i flussi degli immigrati stranieri si dirigono prevalentemente al Nord (complessivamente 384mila individui, con un’incidenza del 55,1% sul totale), che è anche la ripartizione in cui risiedono maggiormente i cittadini stranieri in Italia; seguono il Mezzogiorno (165mila, 23,7%) e il Centro (148mila, 21,2%). Un cittadino straniero su cinque si dirige in Lombardia (146mila, nel biennio), mentre Piemonte, Veneto, Emilia-Romagna, Toscana e Lazio, accolgono in totale quattro stranieri su 10. A livello provinciale, i flussi si dirigono soprattutto nelle città metropolitane di Milano e Roma (rispettivamente 59mila e 43mila nei due anni).

Dal 2014 l’andamento delle emigrazioni dall’Italia presenta un trend crescente fino al 2019, anno in cui si è rilevato il valore massimo (180mila) dagli anni Settanta del secolo scorso, e una successiva contrazione durante la pandemia di Covid-19. Negli anni successivi, esaurito l’effetto Brexit e dopo lo shock pandemico, le emigrazioni verso l’estero riprendono lentamente quota, ma con livelli molto lontani rispetto a quelli osservati negli anni 2016-2019. Il volume delle emigrazioni verso l’estero è dovuto in larga parte agli espatri dei cittadini italiani, che nell’ultimo decennio, sono in media circa sette su 10. Tra il 2014 e il 2023 si conta oltre un milione di espatri, a fronte di poco più di 515mila rimpatri; i saldi migratori dei cittadini italiani sono quindi sempre negativi e la perdita complessiva di popolazione italiana dovuta ai trasferimenti con l’estero è pari a 566mila unità. Il tasso di emigratorietà degli italiani, che nel 2021 era pari all’1,7 per mille, nel 2022 all’1,8 e nel 2023 al 2,0 per mille, testimonia una lieve ripresa della propensione a espatriare: si registrano tassi superiori alla media nazionale al Nord (mediamente 2,2 per mille nel biennio 2022-23)

Negli ultimi 10 anni i giovani italiani che hanno trasferito all’estero la residenza sono costantemente aumentati, mentre molto meno numerosi sono i rientri in patria. Nel decennio 2013-2022 è espatriato dall’Italia oltre un milione di residenti, di essi oltre un terzo (352mila) con un’età compresa tra i 25 e i 34 anni. Con riferimento a questo collettivo di giovani espatriati, si osserva che oltre 132mila (37,7%) erano in possesso della laurea al momento della partenza. D’altro canto, i rimpatri di giovani della stessa fascia d’età sono stati circa 104mila nell’intero periodo 2013-2022, di cui oltre 45mila in possesso di laurea: la differenza tra i rimpatri e gli espatri dei giovani laureati è costantemente negativa e restituisce una perdita complessiva per l’intero periodo di oltre 87mila giovani laureati.

Dopo il calo del 2021, nel 2022 si assiste a una significativa ripresa degli espatri di giovani laureati tra i 25 e i 34 anni (18mila, +23,2% sull’anno precedente). Aumenta la quota dei laureati sul flusso dei giovani espatriati (uno su due è in possesso di almeno la laurea), a testimonianza del cambiamento strutturale in atto: solo 10 anni prima, infatti, tale quota era pari a un terzo dei flussi di emigrazione giovanile. Nel 2022 si riduce il numero dei rientri in patria dei giovani laureati (6mila, -18,9% sul 2021). La contingenza delle due dinamiche, l’aumento degli espatri e il calo dei rimpatri, determina un saldo migratorio negativo che si traduce in una perdita di 12mila giovani risorse qualificate, in linea con le consistenze rilevate prima della pandemia. I paesi europei sono le mete favorite dai giovani laureati. Nel 2022, per la prima volta dall’inizio del decennio, nella classifica delle destinazioni preferite la Germania (con quasi 3mila espatri di giovani laureati) sorpassa il Regno Unito (2,6mila). Seguono la Svizzera (1,8mila), la Francia (1,7mila) e i Paesi Bassi (1,2mila). Tra i paesi extra-europei, al primo posto si trovano gli Stati Uniti (quasi 1.000 giovani laureati).e inferiori al Centro-sud (1,7 per mille).

Nel decennio 2013-2022 la perdita complessiva di giovani laureati nella classe di età 25-34 anni a favore dell’estero ammonta nel Nord a circa 43mila unità, nel Centro è di circa 14mila unità, mentre la perdita nel Mezzogiorno è uguale a circa 30mila unità. Tuttavia, le perdite di popolazione dovute allo scambio con l’estero possono essere compensate dai trasferimenti di residenza tra le ripartizioni del Paese. Il movimento di giovani che si spostano dal Mezzogiorno verso il Centro-Nord riesce, talvolta, a invertire il saldo negativo complessivo di queste ripartizioni trasformandolo in guadagno di popolazione.

È quello che infatti accade nel Nord e nel Centro che, durante il decennio considerato, attraggono, rispettivamente, oltre 125mila e oltre 13mila giovani risorse umane provenienti dal Mezzogiorno. Ne deriva che il beneficio complessivo per le regioni settentrionali è pari, al netto delle uscite, a circa 82mila unità, mentre il Centro recupera parzialmente e limita la perdita a circa 900 unità; le uscite dal Mezzogiorno verso l’estero e verso le altre regioni d’Italia, invece, determinano una perdita complessiva di poco più di 168mila giovani residenti laureati.

Scendendo a un maggior dettaglio territoriale, la regione che mostra il bilancio positivo più consistente è la Lombardia che, a fronte di una perdita di 16mila giovani qualificati, ne guadagna 57mila grazie ai trasferimenti dalle altre regioni (+73mila). Segue l’Emilia-Romagna, che guadagna complessivamente 29mila giovani laureati residenti. La regione che durante il decennio ha registrato la perdita più elevata di giovani risorse è la Campania (-46mila) dove, alla perdita dovuta agli scambi con l’estero (-8mila), si aggiunge anche la significativa perdita di giovani residenti laureati che si sono spostati verso altre regioni (-38mila). In termini relativi, le regioni con il tasso migratorio totale (interno ed estero) positivo più elevato per i giovani laureati sono Emilia-Romagna e Lombardia (rispettivamente +0,7 e +0,6 per mille). Invece, quelle con perdite relative più elevate sono la Basilicata e la Calabria (-1,2 per mille entrambe).

28 maggio 2024