Dalla Santa Sede si esprime dunque «soddisfazione» per l’adozione del Patto globale, anche se restano «alcune riserve relative ad alcuni riferimenti che contengono terminologia, princìpi e linee guida che non sono né parte del linguaggio concordato a livello internazionale né in linea con la dottrina cattolica». È il caso dei «riferimenti a documenti che suggeriscono il cosiddetto Pacchetto di servizi minimi iniziali (Misp), servizi sanitari legati alla salute sessuale e riproduttiva (incluso l’aborto) e l’agenda Lgbt». Nonostante questo, «accogliamo l’adozione del Gcm a Marrakech, e del Gcr a New York, con speranza – le parole di Czerny e Baggio -. La Chiesa può fare molto nell’area vasta e complessa della mobilità umana e si propone di farlo con un approccio integrale (spirituale e materiale) nell’accoglienza, protezione, promozione e integrazione dei migranti più vulnerabili». Anche in quei Paesi che hanno scelto di non aderire al Gcm, assicurano, «la Chiesa continuerà ad attuare i quattro verbi, suggerendo opzioni e prassi che possano aiutare a soddisfare i bisogni di quelli che sono appena arrivati, e di quanti, pur risiedendo da diverso tempo in un altro paese, sono in una condizione di vulnerabilità. L’obiettivo ultimo è, naturalmente, lo sviluppo umano integrale di tutti: migranti, rifugiati, la loro comunità di origine e la comunità che li accoglie».

7 dicembre 2018