«Mitezza, umorismo e audacia», i doni dello Spirito alle famiglie

All’incontro diocesano al Divino Amore, l’augurio del vicario De Donatis: «La mitezza ci rende pazienti verso gli altri, con l’umorismo smorziamo le tensioni, con l’audacia evitiamo di essere ripetitivi»

Mitezza, umorismo e audacia. Tre doni dello Spirito Santo che «permettono alle famiglie di vivere bene la loro vocazione». Tre doni augurati loro dal vicario Angelo De Donatis durante l’omelia della celebrazione eucaristica che ha presieduto ieri, domenica 20 maggio, al santuario del Divino Amore. L’occasione è stata data dall’incontro diocesano delle famiglie, organizzato dal Centro per la Pastorale familiare, durante il quale l’arcivescovo ha celebrato la prima Messa dopo l’annuncio di Papa Francesco che lo creerà cardinale il 29 giugno. Ai fedeli ha consegnato i tre passaggi del quarto capitolo dell’esortazione apostolica “Gaudete et exsultate”.

«La mitezza è necessaria per vivere in maniera non autoreferenziale, è il frutto di cui abbiamo più bisogno nelle nostre famiglie». Un dono che «ci rende cordiali, pazienti verso gli altri. Purifica forme di aggressività nei nostri rapporti». Ma «non è qualcosa che costruiamo con la nostra volontà, bensì un dono dello Spirito Santo». L’arcivescovo ha poi presentato il secondo dono: l’umorismo, «capacità di smorzare le tensioni con una battuta». «È legato alla fede – ha aggiunto -. Papa Francesco è un umorista straordinario». Infine, l’audacia, che è «l’opposto della ripetitività statica».

«Più siamo abbandonati al progetto di Dio e più siamo capaci di audacia». Parole accolte con un applauso da parte dei partecipanti all’incontro, che in mattinata hanno ascoltato la testimonianza del presidente dell’associazione Comunità Giovanni XXIII, Giovanni Paolo Ramonda. «In un contesto sociale problematico per la crisi economica e morale, tra separazioni e difficoltà a educare i figli, sono proprio le famiglie che possono aiutare le altre famiglie a superare i momenti difficili e che possono accogliere i poveri – ha detto -. Il messaggio chiave è condividere, cioè mettere la vita con la vita. La scelta della condivisione fa essere attenti, fa avere un cuore aperto, un’intelligenza che accompagna e crea soluzioni concrete ai problemi».

L’incontro ha concluso due corsi organizzati
durante l’anno dal Centro per la Pastorale familiare. «Il nostro lavoro è indirizzato a far sì che le comunità parrocchiali siano sempre più accoglienti, sempre più a misura di famiglia, in “formato famiglia” – ha spiegato il direttore, monsignor Andrea Manto -. Quest’attenzione ai bisogni, alle necessità e anche al percorso specifico delle famiglie vorremmo che diventi contagioso in modo da attrarre tante persone oggi lontane, ma desiderose di conoscere e condividere l’esperienza ecclesiale». Diverse le famiglie numerose presenti all’iniziativa. Come quella di Massimo Borra e Vincenza Angeletti, 28 anni di matrimonio e 5 figli.

«Ci sentiamo una famiglia che appartiene a una comunità di famiglie – ha affermato la moglie -. Vogliamo uscire all’esterno per testimoniare la nostra forza che non può restare chiusa all’interno delle mura di casa». Le ha fatto eco il marito. «Partecipare a questo incontro è la conclusione di un cammino compiuto per due anni con le attività pastorali proposte dal Vicariato. È stato un percorso ricco di spunti e di indicazioni operative. Nonostante i 28 anni di matrimonio, le cose su cui abbiamo riflettuto sono state utili per i figli che abbiamo in casa e per la nostra attività di formatori in parrocchia».

«Incontrare altre famiglie, confrontarsi con loro e capire quali soluzioni possono esserci ai diversi problemi è un grande aiuto per affrontare la quotidianità», ha ribadito Carlo Pignalberi, sposato con Maria Rita e padre di due figli di 17 e 15 anni. «Vogliamo mettere a disposizione le nostre esperienze e fare rete – ha aggiunto la moglie -. Usciamo da questi incontri rinnovati e con maggior entusiasmo. Lo vogliamo condividere con altre famiglie che vivono difficoltà».

 

21 maggio 2018