Monsignor Tucci commendatore: «Poveri, fame di umanità»

L’intervista dopo l’onorificenza conferita da Mattarella. Il sacerdote: «Con i miei limiti mi sono limitato a fare del mio meglio per la gloria di Dio»

«Non sapevo nulla. Ho accolto questa onorificenza come un dono che mi è stato fatto ma non so fino a che punto sia veramente meritata. Sono solo un prete e con i miei limiti e i miei difetti mi sono limitato a fare quanto potevo mettendoci tutto il mio impegno per la gloria di Dio». Questa le parole a caldo di monsignor Filippo Tucci, 90enne sacerdote del clero romano, insignito venerdì 20 dicembre del titolo di Commendatore dell’Ordine al merito della Repubblica Italiana dal presidente Sergio Mattarella. Il Capo dello Stato, con “motu proprio”, come annunciato già venerdì scorso da Romasette.it, gli ha conferito l’onorificenza «per aver dedicato tutta la sua vita all’accoglienza e all’inclusione delle persone in condizioni di disagio e di abbandono». Complessivamente sono state 32 le onorificenze al merito conferite a cittadine e cittadini che si sono distinti nella società civile e nelle istituzioni per l’impegno civile, di dedizione al bene comune e di testimonianza dei valori repubblicani.

Don Filippo, come è affettuosamente chiamato dalla sua comunità, già primicerio dell’arciconfraternita di San Rocco all’Augusteo e rettore della chiesa di San Rocco, a due passi da piazza di Spagna, si è speso per oltre 40 anni al servizio dei più poveri che gravitano nel centro storico. A 90 anni, «obbedendo ai superiori», ha passato il testimone a don Odoardo Valentini, che ha assunto l’incarico di rettore il 6 maggio scorso. «Si impegna molto – afferma monsignor Tucci -. Io sono qui per essergli vicino e aiutarlo come posso, sempre nel nome del Signore». La chiesa seicentesca intitolata al santo di Montpellier è infatti da sempre un importante punto di riferimento per i bisognosi, soprattutto per i senza dimora che qui hanno sempre trovato «assistenza spirituale, sanitaria (inclusa la donazione di farmaci di prima necessità), refezione, docce e servizi igienici, donazione di biancheria nuova, indumenti, coperte» come specifica il sito del Quirinale.

A Roma i senza dimora sono circa ottomila e per monsignor Tucci è importante «risvegliare le coscienze dei cittadini» soprattutto di quelle persone che si professano cristiane «e frequentano assiduamente la Chiesa». Lancia quindi un appello ai sacerdoti che hanno il compito di «stimolare innanzitutto un cammino di preghiera affinché il Signore aiuti, sostenga e conforti questi fratelli che sono nel bisogno». L’anziano sacerdote ricorda quindi che il Vangelo è concretezza, disponibilità incondizionata a adoperarsi per il prossimo e che alla preghiera bisogna sempre unire le opere. È necessario «muoversi per sostenere e aiutare i poveri» non limitandosi ad una assistenza materiale. «Il più delle volte – sottolinea il sacerdote – i bisognosi hanno “fame” di umanità. Dobbiamo investire il nostro tempo regalando loro un saluto, un sorriso, dobbiamo imparare ad ascoltarli perché spesso hanno bisogno di parlare, sentirsi accolti e ancora inseriti nel tessuto sociale».

Roma, pur essendo una città che soffre di degrado e di abbandono con tanta gente in difficoltà – come ha anche denunciato Papa Francesco – è chiamata ad essere modello di carità. «Credo che ci sia nel silenzio e nel nascondimento quel servizio di carità che la città ha sempre testimoniato e che continuerà a testimoniare – conclude don Flippo –. Una Roma bella e generosa che si prodiga quotidianamente accanto ai più fragili e agli scartati dalla società».

23 dicembre 2019