Montini e gli universitari, quando il «pensiero produce testimoni»

Nel corso del convegno, organizzato dalla pastorale universitaria diocesana, si è sottolineato come Paolo VI sia stato in grado di parlare ai giovani appassionandoli con gli insegnamenti e l’esempio

«L’uomo contemporaneo ascolta più volentieri i testimoni che i maestri»: queste parole di Papa Paolo VI, tratte dall’esortazione apostolica Evangelii nuntiandi, sono state il filo rosso delle riflessioni proposte dai vari relatori in occasione del convegno organizzato lo scorso 18 ottobre, alla vigilia della beatificazione del pontefice, sul tema “Montini e gli universitari di Roma”. Un’iniziativa della pastorale universitaria diocesana in collaborazione con la Fuci e con altri organismi. Proprio Montini è il testimone da proporre agli studenti, ancora oggi, per l’attualità del suo pensiero «perché ha saputo cogliere davvero i drammi della cultura moderna – ha detto, aprendo i lavori presso la Biblioteca Alessandrina, monsignor Enrico Dal Covolo, rettore della Pontificia Università Lateranense – e ha saputo parlare soprattutto ai giovani anche nel corso delle sue lezioni presso il nostro istituto giuridico, appassionandoli e suscitando un seguito entusiastico».

Agli studenti si è rivolto anche monsignor Leuzzi, delegato per la Pastorale universitaria, invitandoli a riflettere sulla loro vocazione e missione negli atenei a partire da un’analisi del legame che sussiste tra l’Evangelii nuntiandi di Paolo VI e l’Evangelii gaudium di Francesco, legame dichiarato dallo stesso attuale pontefice ed evidente anche nelle 15 esplicite citazioni. «Le due esortazioni apostoliche – ha spiegato Leuzzi – ci costringono a ripensare il rapporto tra evangelizzazione e annuncio della salvezza, salvezza che non si esaurisce nell’immanente ma destinata invece a rendere nuova tutta l’umanità». Per attuare questo compito e rendere evidente «che il cristianesimo è una realtà, non un fenomeno religioso – ha continuato il presule – è necessario investire in ecclesialità, socialità e secolarità superando i tre pilastri, oggi non più sufficienti, di religiosità, eticità e laicità». È necessario, insomma, andare oltre la teologia razionale e vivere nella storia e servirla «perché evangelizzare è servire la storia».

Hanno subito raccolto la sfida di una testimonianza autentica gli universitari che, rappresentati dai presidenti della Fuci (Federazione Universitaria Cattolica Italiana) di Roma, a cui Montini si iscrisse nel 1919 per diventarne assistente nazionale nel ’25. Martina Ambrogio e Nicola Pigna si sono detti «debitori dell’attivismo di Papa Montini ai fini dell’essere riconoscibili dentro le aule superando la retorica del “noi e loro” perché altrimenti – hanno affermato con forza – tradiremmo il nostro battesimo». E se l’obiettivo è quello di «abitare gli ambienti universitari che ci appartengono» è importante seguire un metodo e ragionare sul perché «le proposte di Montini siano ancora oggi attuali: è mancanza d’altro o è stato davvero un premonitore oggi attualissimo?».

Di sicuro Montini seppe rilevare prontamente «l’inadeguatezza della cultura cattolica italiana – ha spiegato la professoressa Maria Bocci dell’Università del Sacro Cuore di Milano – evidenziandone la rigidità e l’angustia di orizzonte» e comprendendo che «cultura cristiana e cultura umanistica dovevano lavorare insieme per rilanciare la società sotto il profilo umano, prima di tutto» ha sostenuto il professor Roberto Nicolai, preside della Facoltà di Lettere e Filosofia de La Sapienza che vide Montini tra i suoi studenti tra il 1920 e il 1924. Anche il rettore dell’ateneo ha sottolineato come «l’istituzione università possa e debba rilanciare sul piano morale l’Italia e l’Europa tutta».

In linea con questi auspici, le parole del professor don Angelo Maffeis, presidente dell’Istituto Paolo VI di Brescia, «urge una prospettiva pastorale dell’università: sebbene sia un luogo laico, non può mancare l’elemento spirituale ai fini della crescita umana». Infine il professor Giuseppe Dalla Torre, presidente delle Edizioni Studium, ha parlato della Fuci quale laboratorio di idee «e le idee che circolano richiamano la circolarità della Trinità» – ha affermato – «perciò il pensiero può seguire la dinamica trinitaria per produrre veri testimoni» laddove il testimone, più credibile di un maestro, come diceva papa Paolo VI, «è colui che non solo pensa ma si pone una meta che è quella della carità intellettuale».

 

20 ottobre 2014