Myanmar, «cresce la violenza. Servono aiuti»

L’appello di 20 organizzazioni umanitarie, tra cui Save the Children. Impossibile l’accesso all’educazione per molti bambini. Detenzione arbitraria di civili

Sono 20 le organizzazioni umanitarie che lanciano l’allarme sul Myanmar. La recente impennata di violenza in alcuni Stati, denunciano, potrebbe causare un aumento della fame ma anche degli sfollamenti, oltre alla perdita dei mezzi di sussistenza tra le persone della comunità, rendendo impossibile anche l’acceso all’educazione per molti bambini. E scelgono la forma di una dichiarazione congiunta – firmata anche da Save the Children – per esprimere la «profonda preoccupazione per tutte le persone colpite dall’impennata dei combattimenti tra l’esercito di Arakan e l’esercito del Myanmar nel Rakhine settentrionale. La zona attorno al villaggio di Kyauk Tan – informano – ospita oltre 10mila persone e fonti locali riferiscono che molti stanno fuggendo dalle loro case mentre altri sono intrappolati e non riescono ad andarsene. Siamo profondamente preoccupati per le notizie di incendi indiscriminati nei villaggi e detenzione arbitraria di civili».

A tutte le parti in causa le organizzazioni umanitarie chiedono di «proteggere i civili, esercitare moderazione e prevenire l’ulteriore escalation del conflitto», oltre che di «garantire la piena aderenza al diritto internazionale umanitario». E sottolineano l’impatto che mesi di crescenti combattimenti negli Stati di Rakhine e Chin stanno avendo sulle popolazioni che vivono in queste aree. «Queste ultime operazioni probabilmente causeranno maggiore fame, sfollamenti e sofferenze umane in un momento in cui le popolazioni hanno a che fare pure con l’epidemia di Covid-19 e con le forti piogge della stagione dei monsoni – si legge nella dichiarazione -. Molti bambini sono a rischio a causa dei combattimenti e non sono in grado di frequentare la scuola. Inoltre, dato che molti agricoltori sono sfollati nel mezzo della stagione di semina, è probabile che la recente escalation dei combattimenti abbia un impatto negativo sulla sicurezza alimentare a lungo termine e sui mezzi di sussistenza delle comunità colpite. L’accesso umanitario è già estremamente limitato e l’assistenza non è in grado di raggiungere molte delle comunità più colpite».

Di qui la richiesta di garantire «un accesso illimitato agli attori umanitari e ai loro partner in modo che possano valutare autonomamente le esigenze e fornire assistenza e protezione complete alle comunità interessate». Ancora, scrivono le organizzazioni umanitarie, «chiediamo che sia concesso quanto prima l’accesso illimitato a tutte le aree degli Stati di Rakhine e Chin a terzi indipendenti, compresi giornalisti e osservatori dei diritti umani». Da ultimo, «ribadiamo il nostro precedente messaggio a tutte le parti in conflitto per rispondere alla richiesta del Segretario generale delle Nazioni Unite di un cessate il fuoco globale, che si estenda a tutte le parti del Myanmar senza eccezioni, per consentire la protezione dei civili e sostenere gli sforzi per prevenire e rispondere alla pandemia di Covid-19, che continua a evolversi in Myanmar».

1° luglio 2020