Nasce in Vaticano l’Osservatorio internazionale sul cyberbullismo

Promosso da Scholas Occurrentes e Fondazione Carolina (in memoria della prima vittima Carolina Picchio), sarà multidisciplinare, multiculturale e multireligioso. Coinvolto nel fenomeno 1 ragazzo su 4, dall’età di 11 anni

Fotografare a livello globale il fenomeno del bullismo e del cyberbullismo. Analizzare le leggi esistenti in materia. Studiare i progetti di prevenzione e contrasto che hanno prodotto risultati efficienti. Sono le tre linee guida dell’Ico, l’International cyberbullying observatory che avrà presto sede in Vaticano. L’Osservatorio nasce per dare concretezza alle parole di Papa Francesco che ha più volte condannato il bullismo definendolo «un’espressione di aggressività e crudeltà». Il progetto è stato illustrato ieri mattina, giovedì 8 novembre, nel corso di una conferenza stampa nella Sala Marconi di Radio Vaticana.

Ico è promosso dalla fondazione Scholas Occurrentes, fondata proprio da Bergoglio quando era arcivescovo di Buenos Aires per promuovere il diritto all’educazione grazie alla rete di oltre 440mila scuola in tutto il mondo, e dalla Fondazione Carolina, impegnata nella tutela dei minori sul web in memoria della prima vittima di cyberbullismo, Carolina Picchio. Carolina aveva 14 anni; la notte tra il 4 e il 5 gennaio 2013 si tolse la vita dopo la diffusione in rete di un video a sfondo sessuale che aveva lei come protagonista. Postato sui social network, ottenne 2.600 like e una profusione di insulti e commenti denigratori.

Secondo recenti dati, un ragazzo su 4, dall’età di 11 anni, è stato coinvolto in episodi di cyberbullismo o comunque legati a un uso scorretto o inconsapevole dello strumento digitale. In Italia l’11% delle vittime ha dichiarato di aver pensato al suicidio. L’iniziativa dell’Osservatorio è stata presentata in concomitanza con l’apertura dei lavori di un primo gruppo di ricerca che fino a domani, sabato 10 novembre, è riunito a Castel Gandolfo per avviare una prima fase di studio e mappare la portata del fenomeno a livello mondiale. Si tratta di 25 studenti e 20 esperti tra docenti universitari, psicologi e giuristi provenienti da Spagna, Italia e Portogallo. I lavori sono l’anticamera di un congresso che si terrà nell’aprile 2019 a cui parteciperanno più di 50 università e rappresentanti di governo da circa 30 Paesi, colossi del web (la speranza è quella di riuscire a coinvolgere anche Google e Facebook), agenzie di telecomunicazione, docenti, famiglie e studenti. Durante i tre giorni di lavoro condivideranno esperienze, dati, metodologie, buone pratiche e avanzeranno proposte per prevenire e contrastare il cyberbullismo, favorire un’educazione dell’incontro e avviare progetti di sensibilizzazione.

L’Osservatorio internazionale sul cyberbullismo sarà ufficialmente istituito al termine dei lavori. Avrà sede in Vaticano e sarà multidisciplinare, multiculturale e multireligioso. Per José Maria del Corral, presidente della Fondazione Scholas l’opinione pubblica ha una grande responsabilità in materia di bullismo. Troppi quelli che vedono e tacciono. Poi «c’è chi festeggia – ha detto – o chi non ha il coraggio di denunciare per bloccare l’aggressione sul nascere. Il bullo, in questo modo, si sente applaudito». L’Osservatorio mira proprio a «combattere il bullismo prendendo una posizione chiara». Paolo Picchio, papà di Carolina e presidente della Fondazione intitolata alla ragazza, in questi ultimi anni ha incontrato oltre 30mila studenti in 300 scuole. Prima di morire l’adolescente scrisse una lettera denunciando i bulli aggiungendo che «le parole fanno più male delle botte. Ciò che è accaduto a me non deve più succedere a nessuno». Parole che sono diventate «un’icona» per il padre, che all’inizio non si rendeva conto «del perché avesse deciso di togliersi la vita».

A Carolina è dedicata la prima legge in Italia e in Europa contro il cyberbullismo entrata in vigore il 18 giugno 2017. Luca Bernando, responsabile pediatrico del Fatebenefratelli e membro del comitato scientifico dell’Osservatorio, ha fatto il punto sulla situazione italiana. Nel 2008 con la sua equipe ha iniziato a occuparsi di disagio adolescenziale e ha registrato 1.200 nuovi casi di bullismo all’anno, di cui l’80% dovuti a internet. Oltre 200 i ragazzi tra i 7 e i 18 anni ricoverati nel 2018, di cui il 5% ha tentato il suicidio. Il motivo che spinge i giovani a questo gesto estremo, ha detto Bernando, «è la solitudine. Dobbiamo adoperarci per arginare il fenomeno. Non voglio più perdere giovani vittime». Il pedagogista Italo Fiorin ha spiegato che la rete può essere al tempo stesso «risorsa o insidia». Per questo diventa fondamentale «imparare a sfruttare le potenzialità della rete, rinnovare i nostri metodi e dare ai giovani strumenti adeguati» ma al contempo «prevenirne e fronteggiarne rischi che provocano drammi».

Presenti alla conferenza anche Alyssa e Alessandro, due studenti impegnati in questi giorni a Castel Gandolfo. Per entrambi internet può diventare fonte di sofferenza e addirittura un rischio se usato impropriamente. Per questo si sono detti motivati a cercare di trovare proposte concrete anche per sostenere le vittime, l’80% delle quali, ha detto Del Corral, non denunciano il proprio malessere né a casa né a scuola, molto spesso per vergogna e paura. Per questo motivo secondo Ivano Zoppi, direttore generale della Fondazione Carolina, «la famiglia è la cellula primaria dove fare prevenzione».

9 novembre 2018