Naufragio nella Manica, Centro Astalli: «Accoglienza e integrazione»

Ripamonti: «Assurdo pensare di poter fermare chi si mette in cammino in cerca di salvezza. L’Ue ha rinunciato alla sua vocazione di essere baluardo di civiltà»

Anche il Centro Astalli esprime il suo «profondo cordoglio e sgomento» per le vittime del naufragio avvenuto ieri, 24 novembre, nel Canale della Manica. «È urgente mettere in atto politiche migratorie che consentano una gestione legale degli ingressi e degli spostamenti tra gli Stati europei – dichiarano in una nota -.  È il momento di superare il regolamento Dublino che impedisce gli spostamenti di richiedenti asilo all’interno dei Paesi europei. È uno strumento inadeguato e datato, superabile da politiche che mettano al centro fattori che favoriscano l’integrazione dei migranti».

Dalla struttura dei Gesuiti indicano alcune strade che permetterebbero «una distribuzione razionale e programmata» dei migranti in tutti gli Stati Ue: «L’ampliamento delle possibilità di ricongiungimento familiare con parenti che vivono in Europa, la possibilità di stabilire programmi di resettlement per quote significative di rifugiati, prevedere in modo sistematico visti di ingresso e canali umanitari che consentano l’ingresso in Europa in modo legale e sicuro. Nonostante il dichiarato intento di porre fine al traffico di esseri umani – dichiarano -, non abbiamo ancora visto un impegno europeo significativo su questo tipo di misure, che sono le uniche in grado di contrastare effettivamente il traffico di esseri umani».

Nelle parole del presidente padre Camillo Ripamonti, è «assurdo pensare di poter fermare chi si mette in cammino in cerca di salvezza. Bisogna agire e programmare per accogliere e integrare in maniera costruttiva ed efficace. L’Unione europea, sempre più chiusa in se stessa, sempre più ripiegata sui propri confini, sulle proprie paure, ha rinunciato deliberatamente alla sua vocazione di essere baluardo di civiltà e democrazia. Erigere muri, bloccare i migranti in Paesi non sicuri e lasciar morire – conclude – non possono essere le soluzioni al complesso fenomeno delle migrazioni».

25 novembre 2021