«Siamo un popolo di costruttori. Ricostruiremo Notre Dame ancora più bella e voglio che questo avvenga entro cinque anni. Lo possiamo fare e ci mobiliteremo». Il presidente francese Emmanuel Macron ha parlato alla nazione, ieri sera, 16 aprile, a 24 ore dall’incendio che ha distrutto parte consistente della cattedrale di Notre Dame di Parigi. «La nostra storia non si ferma mai e avremo sempre prove da superare», ha affermato, ricordando i momenti in cui è entrato nella cattedrale dopo che il fuoco era stato domato da circa 400 vigili del fuoco arrivati da «tutti i contesti».

«Tutto ciò che costituisce la Francia materiale e spirituale è vivente e fragile – le parole di Macron -, non lo dobbiamo dimenticare». Quindi ai parigini e a tutti i francesi il presidente ha rivolto l’invito a vivere, dopo la prova, «il tempo della riflessione e poi dell’azione», senza «avere fretta», senza «mescolare» i momenti, senza «false impazienze». Di più: ha invitato a «trasformare questa catastrofe in occasione di riflessione su ciò che siamo stati e su ciò che dovremo essere, per diventare migliori di come siamo, ritrovare il filo del nostro progetto nazionale, che ci unisce. Progetto umano, appassionatamente francese».

Macron avrebbe dovuto parlare alla nazione sul futuro del Paese già il giorno prima ma, dopo l’incendio nella cattedrale, ha scelto di dedicare tempo alla riflessione. Nelle ultime ore, ha sottolineato, «ognuno ha donato ciò che aveva»: i pompieri con la loro lotta, la polizia con la sua presenza, le équipe di soccorritori pronti, i parigini, i francesi, gli stranieri, i giornalisti, i fotografi che hanno mostrato le immagini al mondo. «Ognuno è stato al suo posto, ha avuto un suo ruolo». La parola chiave per Macron è “insieme”: «Insieme – ha ribadito più volte – abbiamo vissuto questo disastro, perché abbiamo la capacità di mobilitarci, di unirci per vincere. Condivido il vostro dolore ma anche la vostra speranza – la conclusione -. Dobbiamo fare, agiremo e riusciremo».

17 aprile 2019