Nuovi vescovi, «occasione di rendimento di grazie»

Annunciate le nomine di due ausiliari, contestualmente a quella di Leuzzi a Teramo-Atri. Ricciardi: «Portare a chi soffre la carezza della Chiesa di Roma». Libanori: «Nuova opportunità per servire»

«Nel mio cammino ho incontrato quattro vicari del Papa e con ognuno di loro c’è stata per me un’importante novità. Il primo, il cardinale Poletti, mi ha voluto a Roma, per motivi di studio; il secondo, il cardinale Ruini, mi ha coinvolto nella pastorale della diocesi; con Vallini sono stato nominato vescovo; ora con don Angelo sono stato “messo in Cattedra”». Il vescovo Lorenzo Leuzzi ha accolto con queste parole la notizia della nomina a vescovo titolare della diocesi di Teramo-Atri ricevuta questa mattina, giovedì 23 novembre, nel Palazzo del Vicariato, dall’arcivescovo vicario Angelo De Donatis. Davanti ai laici, ai sacerdoti e ai religiosi che prestano il loro servizio in Vicariato, De Donatis ha dato lettura della nomina papale. «È un’occasione di rendimento di grazie e di gioia – ha detto – perché il cammino della diocesi continua e vive una sua fecondità». Quindi ha ricordato il lungo impegno del presule al servizio della Chiesa di Roma, da quel 1991 in cui «il cardinale Ruini lo chiamò a organizzare l’ufficio diocesano per la pastorale universitaria». Dall’ambito universitario è nato poi l’impegno per gli ambienti di lavoro e di vita, con la costituzione dell’Osservatorio sulla città e con le serate di Letture teologiche, nel Palazzo Lateranense. Dal cardinale Vallini è arrivata poi la delega per la pastorale sanitaria. Il filo conduttore di questo variegato servizio, per De Donatis, è stato «l’impegno ad accogliere le sfide del pensiero contemporaneo e le insidie che possono derivarne per la proposta evangelica».

Nelle parole di Leuzzi, il tesoro più grande da portare nella nuova diocesi di Teramo-Atri è l’esperienza della «vicinanza del Papa», ha confidato, leggendo la lettera scritta per la Chiesa che gli è stata affidata. «Vengo tra voi – scrive il presule – per confermarvi nella fede che Gesù Nazareno, il Crocifisso, è risorto, non è qui! Questo annuncio  è la grande speranza per l’uomo contemporaneo. È una speranza che non si fonda  sulle nostre  parole  o sulle nostre opere ma nella  presenza del Risorto nella  storia, che accompagna, sostiene e protegge  la sua Chiesa per renderla serva della civiltà  dell’amore». Parla della «crescente povertà» e della «preoccupante crisi della democrazia anche nei Paesi occidentali», Leuzzi, per ribadire alla sua nuova diocesi che «il tempo della transizione non è ancora finito. A noi il Signore chiede di dare testimonianza  che non  ci sarà futuro  per  l’umanità senza l’onestà intellettuale e un rinnovato senso del dovere».

Accanto a monsignor Leuzzi, il Papa ha nominato altri due vescovi ausiliari per la diocesi di Roma: don Paolo Ricciardi, da poco diventato parroco a San Carlo da Sezze, e padre Daniele Libanori, rettore della chiesa di San Giuseppe dei Falegnami, a pochi metri da piazza Venezia, nuova “casa” dei preti di Roma per iniziativa del vicario generale De Donatis. Al primo è stata assegnata la sede titolare di Gabi; al secondo quella di Buruni. Ricciardi si occuperà della pastorale sanitaria, ha spiegato l’arcivescovo vicario, mentre a Libanori resterà «l’impegno per i sacerdoti e anche per i diaconi permanenti».

Molti i grazie pronunciati da Ricciardi, che ha citato le parole pronunciate da Albino Luciani quando fu eletto vescovo: «Con me il Signore attua il suo sistema: prende i piccoli e li mette in alto. Certe cose il Signore non le vuole scrivere né sul bronzo né sul marmo ma addirittura nella polvere, perché se la scrittura resta, non scompaginata, sia ben chiaro che tutto è opera e merito del solo Signore. In particolare, «ringrazio questa Chiesa – ha detto – in cui sono nato e cresciuto, e che ho sempre amato profondamente, nella certezza di aver ricevuto molto da sacerdoti, religiosi e laici». Un pensiero alla famiglia – «a papà Stefano, in cielo, tra i fondatori della Gioventù francescana» -, al collegio episcopale romano, «in particolare a monsignor Selvadagi», al Seminario, vissuto prima da studente poi da assistente, e «alle mie comunità parrocchiali». Poi lo sguardo si volge a «tanti medici,  tanti  infermieri,  tanti  operatori  nella  sanità  che  conosco  e  che  soprattutto conoscerò. Mi auguro con loro – le parole di Ricciardi – di poter crescere in uno spirito di collaborazione e fiducia, con il desiderio, da oggi, portare a chi vive nella malattia e nella prova la carezza del Papa e della Chiesa di Roma, la mano forte e tenera del Signore Gesù, medico delle anime e dei corpi».

«Segno grande della sua misericordia». Ancora, «nuova opportunità per servire». Il gesuita Libanori ha definito così questa «nuova e del tutto inattesa chiamata» al ministero episcopale. «Il Signore – ha detto – mi propone un nuovo inizio. Come quando entrai in noviziato, a 38 anni. Una volta ancora mi chiede di rimettermi in cammino dietro di lui e prestare orecchio, facendo ciò che egli dirà attraverso le vicende della vita e la parola del Santo Padre e del suo vicario a Roma». Davanti agli occhi «la fede e l’esempio dei santi e dei beati della Compagnia, che hanno servito la Chiesa con passione: sono certo della loro prossimità e intercessione», ha proseguito. Da ultimo, l’affidamento del «ministero che mi attende» e delle persone, «una a una», nelle mani di Maria, «Salus Populi Romani et Regina Societatis», insieme alla richiesta all’intera comunità cristiana di «pregare per me».

Don Paolo Ricciardi e padre Daniele Libanori riceveranno l’ordinazione episcopale il prossimo 13 gennaio alle 17 nella basilica di San Giovanni in Laterano.

23 novembre 2017