Nuovo naufragio di migranti, morti al largo di Lampedusa

Recuperati 7 corpi, tra cui quello di una donna incinta. Padre Camillo Ripamonti (Centro Astalli): «L'Italia non lasci passare invano questa tragedia». Raffaela Milano (Save the Children): «Indispensabile e urgente un impegno diretto dell'Unione europea»

Sono forse in gran parte bambini i nove dispersi del naufragio avvenuto ieri, 30 giugno, fra Lampedusa e Lampione. Così raccontano i 46 superstiti. Alla vista delle due motovedette della Guardia costiera, prima dell’operazione vera e propria di soccorso, i migranti si erano spostati quasi tutti su una fiancata della nave. Recuperati sette corpi, quattro dei quali donne, una incinta. Nelle ore precedenti altri 256 migranti erano approdati sull’isola con quattro diversi barconi.

Centro Astalli e Save the Children intervengono dopo il nuovo naufragio. L’organizzazione dei Gesuiti esprime profondo cordoglio «per la morte ingiusta ed evitabile di almeno otto persone a causa del naufragio di un’imbarcazione nelle acque di Lampedusa. I migranti, per lo più donne di cui una incinta, erano tutte in fuga dalla regione subsahariana, stando a quanto emerge dalle testimonianze dei 46 superstiti del naufragio». Padre Camillo Ripamonti, presidente del Centro Astalli, esorta: «L’Italia non lasci passare invano questa tragedia, imponga all’Unione europea un cambio di passo nella gestione dei flussi nel Mediterraneo e metta al centro di accordi e trattative il rispetto dei diritti umani dei migranti e del loro ingresso sicuro in Europa».

Il Centro Astalli chiede alle istituzioni nazionali ed europee misure immediate: «attivare un’operazione di soccorso e salvataggio ad ampio raggio nel Mediterraneo che intervenga in aiuto delle imbarcazioni in difficoltà e porti i naufraghi in un porto sicuro che non deve essere la Libia; fare in modo che tutti gli Stati dell’Unione accolgano in modo proporzionale i migranti forzati attraverso la gestione strutturale e sistematica di canali umanitari e visti di ingresso che diventino finalmente alternativa e deterrente al traffico di esseri umani». Ripamonti infine sottolinea: «La traversata del Mediterraneo è una rotta che non si può interrompere attraverso politiche di esternalizzazione per il contenimento dei flussi. I governi da anni si concentrano su accordi con Paesi terzi non sicuri per impedire gli arrivi di migranti in Europa, ma l’unico risultato che si ottiene è un’incalcolabile strage di innocenti».

Sgomento per il naufragio viene espresso da Save the Children. «La notizia dell’ultimo naufragio, che avrebbe tra le vittime anche dei bambini, ci lascia sgomenti. Non possiamo non chiederci quante persone ancora debbano sacrificare la propria vita, prima che l’Europa e l’Italia si rendano conto di quanto sia indispensabile e urgente un impegno diretto degli Stati membri e dell’Unione Europea per l’attivazione di un sistema strutturato, coordinato ed efficace di ricerca e soccorso e per la definizione di canali d’ingresso sicuri affinché cessi questa catastrofe. Il Mediterraneo centrale si conferma ancora una volta tra le rotte più pericolose al mondo e non ci si può limitare al cordoglio di fronte a questa ennesima tragedia», ha dichiarato Raffaela Milano, direttrice dei Programmi Italia-Europa di Save the Children, commentando le notizie dei naufragi degli ultimi giorni. Basti pensare che secondo i dati delle Nazioni Unite, nei primi sei mesi del 2021 il numero delle persone morte nel Mediterraneo Centrale è quasi triplicato rispetto all’anno precedente. «

Non ci si può abituare a vedere morire uomini, donne e bambini in mare – aggiunge Milano -. Quei bambini, che continuano a perdere la vita in quella che ormai è diventata un’enorme fossa comune, meritano di poter vivere e crescere sicuri. È indispensabile una presa di posizione strutturata e coordinata delle istituzioni italiane ed europee che consenta da un lato l’attivazione di un sistema di ricerca e soccorso per salvare vite umane nel Mediterraneo, dall’altro la messa in campo di evacuazioni di emergenza e corridoi umanitari di accesso all’Unione Europea, con una particolare attenzione verso i più vulnerabili, tra i quali i minori soli».

«Ancora morti, un’altra strage davanti alle nostre coste a poche miglia da Lampedusa», è il commento di Arci. «Mentre i governi ricercano soluzioni per cancellare il diritto d’asilo, puntando sulla “dimensione esterna”, come ribadito nel recente Consiglio europeo, scegliendo di fatto di sposare la linea dei sovranisti, altri esseri umani continuano a morire in assenza di qualsiasi intervento dell’Europa e dell’Italia. – si legge in una nota – Il cinismo trionfa nelle parole e nelle scelte dei governi. Facciamo ancora una volta appello alle forze democratiche, al nostro presidente del Consiglio Mario Draghi, affinché si metta fine alla strage disponendo con urgenza un programma europeo di ricerca e salvataggio e aprendo a canali d’accesso legale».

1° luglio 2021