“Ognuno è perfetto”, l’amore e la diversità in una serie tv

Dal 16 dicembre su Rai1 la fiction diretta da Giacomo Campiotti. Con Edoardo Leo e Cristiana Capotondi, sei attori con sindrome di down e disabilità intellettive

Una favola moderna, con tutti gli ingredienti necessari per conquistare il pubblico: un amore che inizia e uno che finisce, crimine, commozione, risate, attori di successo (come Edoardo Leo e Cristiana Capotondi) e promettenti debuttanti. E poi c’è la fuga, l’inseguimento, l’amore ostinato e una parola d’ordine, che accompagna tutta la vicenda: non arrendersi mai. Tutto questo è “Ognuno è perfetto”, la serie tv in tre puntate e sei episodi, prodotta da Rai Fiction e Viola Film, scritta da Fabio Bonifacci e diretta da Giacomo Campiotti, patrocinata dall’Associazione italiana persone Down e presentata ieri in anteprima e in programmazione su RaiUno il 16, 17 e 23 dicembre (ore 21.25)

E poi c’è l’ingrediente segreto, quello che tiene insieme tutti gli altri e assicura a questa fiction un valore aggiunto: è la diversità, l’inclusione raccontata attraverso una favola che però potrebbe essere realtà: Rick (Gabriele di Bello), un ragazzo con sindrome di Down, a 24 anni è stanco di fare tirocini di facciata e vuole a tutti i costi un lavoro vero. Lo vuole così tanto che alla fine lo trova, grazie alla “raccomandazione” di un amico, anche lui con la sindrome di Down. È così che Rick si trova catapultato in un mondo fatto di orari, risultati, colleghi e “capi”: un ambiente di lavoro “non integrato”, si potrebbe dire, in qualche modo “Politicamente scorretto”, perché se i lavoratori hanno tutti la sindrome di Down, allora che inclusione è? Ma dietro c’è una storia, una vita vissuta, l’esperienza di una madre e il ricordo di sua figlia. Il reparto “packaging” della cioccolateria ha un valore incalcolabile, non negoziabile: è un luogo nato dall’amore in cui l’amore quindi continua a nascere. È qui infatti che Rick incontra Tina (Alice De Carlo) ed è qui che inizia la loro epopea: un lungo e faticoso viaggio, in cui non è la sindrome l’ostacolo da superare, ma le frontiere geografiche e le regole – non scritte, ma dettate chiaramente – delle organizzazioni criminali internazionali. Intorno a Rick e Tina ci sono i genitori – con i loro problemi e le loro complicate storie personali – e ci sono i nuovi amici, che li sostengono e partecipano alle loro avventure e disavventure, con quell’empatia e quella profondità di cui non molti sono capaci.

«È una serie diversa, che parla della voglia di vita e della voglia di amare – ha detto Eleonora Andreatta, direttrice di Rai Fiction – . “Nessuno escluso” è il titolo della linea editoriale di Rai Fiction e questa serie ne incarna lo spirito. Il punto di vista è quello della disabilità, rappresentata da questi ragazzi che, con la loro forza, possono insegnarci come amare e come vivere». «Anni fa ho lavorato come educatore con alcuni ragazzi con la sindrome e non h più dimenticato il loro grande cuore – racconta Giacomo Campiotti – per cui ho subito accettato con entusiasmo di dirigere questa serie. Non mi ero certo immaginato in che avventura mi sarei imbarcato. Devo ammettere che, dopo la prima settimana di riprese in Croazia, esausto e scoraggiato, ho valutato seriamente la possibilità di mollare. Avevo l’impressione che al massimo sarei riuscito a realizzare un film molto amatoriale e continuare una tale fatica per altre undici settimane mi sembrava impossibile. Ma non potevo deludere i ragazzi, che arrivavano ogni mattina sul set puntuali e pieni di gioia e iniziavano il loro giro di baci e abbracci a me e a tutta la troupe. E poi si buttavano nel lavoro. Quindi non ho mai mollato: erano i miei attori e dovevano raggiungere il massimo. Ho dovuto inventare un modo di lavoro originale e unico per ciascuno di loro. È stata un’esperienza di lavoro bellissima. Raramente ho avuto dei colleghi così amichevoli, aperti, divertenti, generosi, non competitivi e stimolanti. Forse il loro segreto è di essere sempre ‘nel presente’, non come noi che siamo costantemente con la testa da un’altra parte, o al telefono. E si godono ogni istante, unico e irripetibile. Perfetti così».

13 dicembre 2019