Omofobia, Centro studi Livatino: no a «inaccettabile reato di opinione»

«Facciamo nostro l’appello della Conferenza episcopale al legislatore. L’auspicio che il Parlamento abbandoni iniziative «meramente ideologiche»

Anche il Centro studi Rosario Livatino appoggia «l’appello rivolto dalla Conferenza episcopale italiana al legislatore perché il contrasto a eventuali ingiuste discriminazioni non richieda un intervento legislativo, men che mai penale, che finirebbe con il punire il mero disaccordo, introducendo un inaccettabile reato di opinione e comprimendo le libertà fondamentali». Il riferimento è alla nota con cui, nella giornata di ieri, la presidenza Cei esprimeva preoccupazione per le proposte di legge attualmente in corso di esame presso la Commissione Giustizia della Camera dei deputati contro i reati di omotransfobia.

«Esprimiamo gratitudine per l’iniziativa dei vescovi – affermano dal Centro studi -, volta alla difesa della libertà di tutti gli italiani, credenti o no, i quali, se fossero approvati gli attuali disegni di legge in discussione, per il solo fatto di ritenere che gli esseri umani siano maschi o femmine, che il matrimonio sia solo quello tra un uomo e una donna e che un bambino abbia bisogno di una mamma e di un papà, rischiano di essere sottoposti a procedimento penale e condannati». Per i giuristi, «non è introducendo un reato di opinione che vuole imporre alla popolazione italiana un pensiero unico che si affronta il tema delle eventuali concrete e materiali discriminazioni alle persone». Di qui l’auspicio, «soprattutto in questa fase emergenziale», che «il Parlamento abbandoni quelle che paiono iniziative meramente ideologiche e si concentri sui temi prioritari per la ripresa della nazione».

11 giugno 2020