Opera romana pellegrinaggi, dalla Terra Santa a Roma

Presentate le novità per il 2018. L’amministratore delegato Chiavarini: «La Città Eterna sempre più scelta da chi cerca un viaggio di fede. Vogliamo trasformare i monumenti in strumenti di evangelizzazione»

Nuovi itinerari in Terra Santa, più servizi per i pellegrini che arrivano nella Capitale per visitare la “Roma cristiana”. Sono le novità della programmazione dell’Opera romana pellegrinaggi per il 2018. Proposte presentate ieri, lunedì 20 novembre, in Vicariato, dove si sono riuniti i partecipanti al convegno-coordinamento tecnico dell’Orp. Due i nuovi itinerari. Uno, più tradizionale, è chiamato “Ritorno in Terra Santa”, ma «può essere benissimo intrapreso da chi va per la prima volta. Abbiamo scelto percorsi diversi per raggiungere Gerusalemme rispetto a quelli compiuti finora», ha spiegato l’amministratore delegato monsignor Remo Chiavarini. I luoghi toccati saranno le sorgenti del Giordano, Cesarea di Filippo, Seforis e la Samaria. L’altro itinerario, invece, parte dal sud, dal deserto del Negev, e conduce i pellegrini fino a Gerusalemme.

«La nostra attenzione si concentra non solo sulle mete tradizionali e sui santuari di Lourdes e Fatima, ma anche su Roma, che viene sempre più scelta da coloro che cercano un viaggio di fede». Per loro sono attivi i servizi di “Roma cristiana”, che lo scorso anno ha fatto registrare oltre 900mila visitatori, «una cifra enorme che fa capire come sia richiesta una lettura di Roma da una prospettiva di fede che altre agenzie non possono dare». Oltre 2.500 ingressi giornalieri garantiti ai Musei Vaticani, evitando lunghe code, un servizio di minibus per la visita dei Giardini Vaticani e, ancora, sedici tappe per un tour su open bus alla scoperta dei luoghi più importanti della cristianità, mentre il racconto della città man mano scorre attraverso un’auricolare. Servizi garantiti ogni giorno nella Capitale da 60 giovani, «tutti motivati, che conoscono una seconda e una terza lingua». Come Manuela, guida al Carcere Mamertino – «raccogliamo nel nostro itinerario archeologia e storia. Arrivano visitatori a ogni ora del giorno interessati anche all’aspetto sacro dell’arte» -, o come Dario, assistente sugli open bus – «un’opportunità per vedere le basiliche da una prospettiva diversa» -.

«Vogliamo trasformare monumenti, chiese e opere d’arte in strumenti di evangelizzazione per persone che non avrebbero un altro linguaggio per avvicinarsi al Vangelo», ha sottolineato monsignor Chiavarini. Un bisogno di fede evidenziato anche da una particolare richiesta avanzata dai pellegrini all’Orp. «A volte ci chiedono che sia un sacerdote la guida del gruppo perché nei loro Paesi non riescono a trovarne uno disponibile a questo servizio». E proprio per formare guide capaci di una lettura cristiana dei monumenti, l’Opera romana pellegrinaggi realizzerà in collaborazione con l’Ufficio catechistico del Vicariato una serie di incontri per coloro che lavorano in questo settore. A lanciare la proposta di estendere gli itinerari della “Roma cristiana” ai romani e alle parrocchie è stato il responsabile del servizio pastorale, don Gheorghe Picu. «Proponiamo alle parrocchie di organizzare giornate di ritiro spirituale in città da pellegrini, un’esperienza che ha un valore maggiore di un ritiro fatto in parrocchia». E sono tanti i visitatori che percorrono i sentieri della cristianità ma non sono credenti. «Anche da loro ricevo un “grazie”. Capiscono il clima di preghiera». Ma l’obiettivo di fondo resta sempre uno: «Trasformare i turisti in pellegrini».

A concludere la presentazione dei nuovi progetti dell’Orp è stata la celebrazione eucaristica presieduta dal Vicario del Papa per la diocesi di Roma, l’arcivescovo Angelo De Donatis, che ha ricordato durante l’omelia un pellegrino giunto in Laterano scalzo: san Francesco d’Assisi. Dopo aver sottolineato «l’importanza del servizio di evangelizzazione nelle forme incisive dei pellegrinaggi», l’arcivescovo ha spiegato il gesto dello «scalzarsi», che indica «movimento, dinamicità, ci porta al di là di noi stessi per vestire la luce e, quindi, la capacità di percorrere i sentieri del tempo e di camminare nel nostro quotidiano in maniera rinnovata». Infine, un augurio ai partecipanti al convegno: quello di «scalzarci dal nostro io per lasciarci rivestire dalla luce di Cristo».

21 novembre 2017