Ordo viduarum, la consacrazione di altre due donne

Si tratta di Diana Merchionne e Maria Francesca Corrias. Il vescovo Di Tora: «La vedovanza, tempo da vivere con una ministerialità nuova, tutta femminile»

Trasformare la solitudine e le incertezze generate dalla vedovanza in testimonianza cristiana attraverso l’ascolto della Parola di Dio, la preghiera personale e comunitaria e il servizio al prossimo. È la scelta di vita intrapresa da Diana Merchionne e Maria Francesca Corrias, due vedove rispettivamente di 83 e 72 anni, che sabato 9 gennaio nella basilica di Santa Cecilia a Trastevere sono state consacrate nell’Ordo viduarum, istituito nella diocesi di Roma il 24 novembre 2013. Si tratta di «un carisma laicale presente nelle prime comunità cristiane e oggi riscoperto con una ufficialità e una consacrazione di ministerialità», ha spiegato il vescovo Guerino di Tora, ausiliare per il settore nord e delegato per l’Ordine che conta ora nella diocesi 21 consacrate. Stando a quanto documentato nella “Tradizione apostolica” scritta a Roma intorno al 218, l’esistenza di un ordine ufficiale di vedove nella comunità cristiana è constatabile infatti già tra la fine del II secolo e l’inizio del III.

Diana Merchionne, romana, è stata sposata con Mattia per 50 anni prima di rimanere vedova,  quattro anni fa. Ha tre figlie femmine e 16 nipoti, tutti molto felici della sua decisione di donare la propria vita al Signore. Per oltre 20 anni ha svolto servizio di volontariato nel reparto di ortopedia dell’ospedale Sant’Eugenio con l’Arvas (Associazione regionale volontari di assistenza sanitaria). La chiamata a seguire Cristo «nell’amore e nell’imitazione» è nata forte in seguito alla morte del coniuge. Nonostante il forte dolore, ha avvertito la consolazione di Dio, «la cui esistenza è diventata certezza. Gesù – spiega – non è un’idea astratta ma è concreto e con il suo aiuto possiamo tessere bene i fili della vita». Nell’Ordo Viduarum si è sentita subito accolta e in famiglia. «La preparazione per la consacrazione – aggiunge – ha prodotto un arricchimento interiore e la determinazione a testimoniare l’amore di Dio».

Maria Francesca Corrias è vedova di Bruno da 8 anni, dopo 42 anni di matrimonio. Originaria della Sardegna, ha quattro figli e sei nipoti. Infermiera, svolge servizio di volontariato accanto ai malati ma è molto impegnata anche nella sua parrocchia Santa Maria del Rosario ai Martiri Portuensi. Dopo la morte del marito cercava la sua strada e pregava affinché il Signore le facesse capire quale fosse la sua volontà e le indicasse il cammino da intraprendere. «La risposta è arrivata quasi per caso e in modo originale dalla televisione», ricorda. Maria Francesca stava infatti guardando una trasmissione in onda su Tv2000 durante la quale l’attuale coordinatrice dell’Ordo Viduarum, Angela Triggiani, consacrata nel 2017, stava rendendo la sua testimonianza. «Ho pensato subito che quella sarebbe stata la mia strada – afferma -. Il Signore si è servito della televisione per rispondere alle mie preghiere».

La celebrazione di sabato è stata «di grande gioia, pure se vissuta nel periodo così difficile di tensione, di paura e di chiusura generate dalla pandemia», ha detto Di Tora ricordando che il ruolo delle vedove è messo in primo piano nella Bibbia, tanto nell’Antico quanto nel Nuovo Testamento. Anche molte sante hanno saputo dare un senso diverso alla loro storia di vedove: tra loro, santa Monica e santa Rita. «La fedeltà all’unica vita cristiana vissuta nel matrimonio con lo sposo del passato – ha aggiunto il vescovo nell’omelia – continua oggi nella fedeltà e comunione con Dio all’interno di una comunità ecclesiale, nella chiesa luogo della comunione dei santi dove ognuno vive e realizza una sua peculiarità».

La vedovanza non è un tempo di solitudine in cui chiudersi in se stessi bensì, ha rimarcato il presule, «il ruolo delle vedove è la preghiera, che cresce di intensità con il crescere della solitudine. Dio è il tutore delle vedove e bisogna vivere questo tempo con operatività, disponibilità, servizio, con una personalità e ministerialità nuova che è tutta femminile, partecipando al mistero di Cristo con il ministero della consolazione, portando speranza alle tante persone che vivono nel dolore».

11 gennaio 2021