Ostia, «buona politica» e «buona economia» come alternativa alle mafie

La cronista di Repubblica Federica Angeli, sotto scorta per le sue inchieste, e il presidente dell’Osservatorio legalità e sicurezza della Regione Gianpiero Cioffredi a confronto sul futuro del litorale

Passione civile, coraggio, rigore e professionalità nell’incontro “Cultura e legalità: una rete per Ostia”, promosso dal Parco archeologico di Ostia Antica nell’ambito delle conversazioni ideate dalla direttrice Mariarosa Barbera. Ospiti ieri pomeriggio, 14 giugno, la cronista e scrittrice Federica Angeli e il presidente dell’Osservatorio per la legalità e la sicurezza della Regione Lazio Gianpiero Cioffredi. 296 le pagine del terzo rapporto sulle mafie pubblicato dall’Osservatorio nel 2017. «Non sono solo un problema criminale – sottolinea Cioffredi -. Sono forti perché dotate di ingente capitale sociale, pezzi di Stato, economia. Da anni la magistratura e i carabinieri ripetono: non possiamo farcela da soli. È tempo di riempire gli spazi di buona politica, buona economia». Poi ricorda: «Ostia è un laboratorio criminale importante, un territorio molto permeabile, con una vita amministrativa segnata dagli interessi illeciti. Elementi corruttivi e criminali che hanno provocato il lungomuro, il mare inaccessibile». 71 le concessioni caratterizzate da illegalità e abusivismo: «La distorsione dello sviluppo di una realtà tra le più belle del Lazio».

Elementi di speranza e rinascita ci sono «ma oggi – sottolinea ancora il presidente dell’Osservatorio legalità e sicurezza – durante il processo è emersa una certa preoccupazione: associazioni e sindacati non si sono costituiti parte civile. Balneari e tanti commercianti non sentono l’esigenza di denunciare, andare a fondo, per non parlare di un atteggiamento riduzionista da parte dell’Ascom, l’Associazione commercianti, di Ostia. È urgente riempire lo spazio liberato e farlo con il protagonismo di cittadini ed associazioni. Il libro di Federica, “A mano disarmata”, – suggerisce – venga adottato nelle scuole. È il racconto delle intimidazioni di un clan ma anche della professionalità di una giornalista, di una donna, del suo coraggio, del rigore d’inchiesta e del senso di responsabilità». Un pensiero alla sua vita sotto scorta e ciononostante al suo essere ancora vittima di minacce e ritorsioni: «Non è un’eroina ma un esempio di chi compie il proprio dovere, come giornalista, cittadina, madre».

Dagli anni 70 a oggi, Cioffredi conferma il progressivo radicamento delle mafie sul litorale di Roma, «Capitale del narcotraffico dove si apre e chiude il ciclo: dallo smercio al riciclaggio. Oltre 100 le piazze di spaccio h24, che possono fruttare 700/800mila euro al mese». Pezzi di criminalità romana hanno assunto capacità organizzative, costruiscono consenso sociale. «Siamo la seconda regione dopo la Lombardia per movimenti sospetti a livello economico, oltre mille i beni confiscati: un panorama di cui prendere atto. Occupiamo quegli spazi liberati con proposte per giovani», dalla palestra della legalità, all’uso di alcuni dei locali degli Spada a scopo sociale. «Ci vuole il protagonismo dei cittadini e delle istituzioni: welfare, comunità e cultura, perché la cultura dà coesione alla comunità. Non ci sono più alibi: il saccheggio che è stato effettuato dai clan va denunciato da tutti, per rompere il circuito della corruzione e delle collusioni».

«Una comunità coesa, che si conosce e riconosce, diventa imbattibile». Sferza la platea Federica Angeli, cronista di Repubblica, da oltre 1.700 giorni sotto scorta per le sue inchieste. «Ho annullato la presentazione del mio libro a Ostia perché sono arrabbiata con voi. In quell’aula non c’erano le associazioni di categoria e neanche voi, in un processo che ci sta liberando. Era il 2013 – ricorda – dopo una sparatoria intimarono alle persone affacciate ai balconi: “Lo spettacolo è finito, rientrate”. Sono rimasta sola lì fuori e per tanto tempo». Nessun odio o rancore: «Ho visto in tanti la rinuncia per uno Stato assente». Poi la diffidenza della gente, l’incomprensione: «In tanti cambiavano strada per non incontrarmi. Non ci sentiamo più padroni di un territorio che ci è stato tolto. Ma oggi lo Stato c’è. Se non alziamo la testa ora, quando? Non possiamo continuare a demandare ad altri: Pignatore, Cioffredi, Angeli. Ho perso la libertà grazie al silenzio e all’omertà dei cittadini». Poi ricorda commossa il sostegno discreto di tanti, come la signora al porto che «ha chiesto il permesso al capo scorta di abbracciarmi. Ci credo in questa lotta – le parole di Angeli -. Sono convinta che ce la faremo. Hanno già perso e perderanno ancora di più quando vedranno che non ce n’è per nessuno. Io sono ancora qui, loro se ne sono andati. Devo potermi girare e sapere che ci siete». E in tanti con lei e la famiglia erano presenti alle 18.30 alla “passeggiata della legalità” organizzata dall’associazione “Noi cittadini di Ostia”, nata per combattere la mafia sul litorale all’indomani dell’avvio del processo contro gli Spada. Da via Forgiarini, dove abita la giornalista, a piazza Gasparri, un corteo semplice e composto è sfilato per le strade, accompagnato dallo slogan “#noi siamo Federica Angeli, contro tutte le mafie”.

«È il momento di fare rete, cultura, inclusione sociale – ha concluso Mariarosa Barbera, direttrice del parco archeologico di Ostia Antica -, di restituire anche il patrimonio archeologico in forma comprensibile al territorio, rifiutando cene di magnati russi e sfilate di moda, a favore piuttosto di rievocazioni storiche, mostre, appuntamenti musicali. Una rete che cresce per generare nella bellezza una comunità coesa e imbattibile». Appuntamento il 10 luglio al Parco Archeologico con l’ultimo incontro della stagione, dedicato al tema “Archeologia sui social”.

15 giugno 2018