Padre Murad per i perseguitati: «Aprire i monasteri in Libano»

Il religioso siriano rapito dall’Isis all’incontro organizzato dalla Custodia di Terra Santa a Roma. Presentata la Colletta del Venerdì Santo

Il religioso siriano rapito dall’Isis ha partecipato all’incontro organizzato dalla Custodia di Terra Santa a Roma. Presentata la Colletta del Venerdì Santo

Dopo 127 giorni viene arrestato, il 18 marzo, Salah Abdeslam, il regista degli attentati de 13 novembre a Parigi, l’uomo più ricercato d’Europa. Nello stesso giorno a Roma presso la Delegazione della Custodia di Terra Santa un incontro sui cristiani perseguitati in Medio Oriente con la testimonianza di Padre Jacques Murad, priore del monastero di Mar Elian ad Al Qariatayn, a sud-ovest di Homs, in Siria, rapito dall’Isis a maggio 2015 e riuscito a scappare dopo 5 mesi, ad ottobre.

«La prigione è l’esperienza più dura che si possa fare», confida. «Io sono libero per miracolo, un miracolo che Dio ha permesso per dire che la speranza è vicina. Nella notte più oscura c’è sempre qualche stella che brilla. I cristiani che sono in Siria non tutti sono pronti a lasciare il paese, molti rimangono radicati nella propria terra e hanno fede che la pace a breve arriverà». «Siamo testimoni – dice – che la pace è vicina. Dobbiamo crederlo e lavorare affinché questo avvenga». Le sue sono parole piene di speranza e in questi giorni assumono un sapore particolare.

E aggiunge: «Bisogna lavorare affinché la chiesa libanese apra i monasteri chiusi e, lì, dia rifugio ai cristiani che scappano dall’orrore». All’incontro è stata presentata anche la Colletta del Venerdì Santo, che da anni è un prezioso sostegno per i cristiani del Medio Oriente. «È un gesto concreto per le Chiese che in quelle terre stanno soffrendo molto», sottolinea il cardinale Leonardo Sandri, prefetto per la Congregazione delle Chiese orientali presente all’incontro. «Le forze della società internazionale dovrebbero ascoltare di più il grido dell’umanità», sottolinea il porporato.

«Importante anche il ruolo del Papa, che con la sua diplomazia dell’incontro, ha ottenuto grandi successi. È riuscito a scavalcare muri. Il suo carisma è essenziale per raggiungere obiettivi che sembravano difficilissimi e che aprono su orizzonti sempre più ampi». Porte aperte, dunque: «non si deve guardare solo ai cristiani, ma a quanti sono nel dolore». Durante il suo intervento il cardinale Sandri parla anche delle divisioni tra i cristiani: «Sono uno scandalo. L’ecumenismo è un cammino, che esige pazienza e umiltà. L’incontro con il patriarca Kirill, a Cuba, è un passaggio importante di questo percorso».

Al dibattito partecipa anche Cristina Uguccioni, che ha scritto il libro Ma non vincerà la Notte. Lettere ai cristiani perseguitati (edizioni Terrasanta). «Un volume – dice l’autrice – per trasmettere la voci dei cristiani che vivono in occidente a quelli che sono nel dolore». Padre Murad su questo punto ribadisce: «La guerra è oscurità, male, sofferenza. È un disastro. Siamo giunti al terzo millennio, ma gli uomini non hanno ancora capito che il male e la guerra non sono mai la soluzione».

«In questo momento, durante la settimana santa, siamo in cammino col Signore – aggiunge -. Gesù ha sofferto per farci capire che il male non è il vero cammino della creazione ma la risurrezione». Ricordando i suoi carcerieri Padre Jacques ha sottolineato. «Non è facile avere un dialogo con loro. Non hanno una base culturale. Sanno appena leggere e scrivere». Il religioso fa parte della comunità monastica di Mar Musa fondata dal gesuita romano padre Paolo Dall’Oglio rapito in Siria il 29 luglio 2013.

«Mar Musa – sottolinea il cardinale Sandri – è la testimonianza di un luogo di incontro e di dialogo: un’oasi nel deserto». Per conoscere meglio la difficile realtà dei cristiani di Medio Oriente, è visibile fino al 3 aprile, nel chiostro della Delegazione di Terra Santa, in via Boiardo 16, la mostra “A Causa Mia. I cristiani del Medio Oriente tra persecuzione e speranza”.

21 marzo 2016