Pakistan, la denuncia delle ong: «Il governo ha ceduto agli estremisti»

La protesta dei gruppi radicali sostenitori del killer del governatore del Punjab ha portato a un passo indietro sulle modifiche alla legge anti blasfemia. «Società civile scioccata»

La denuncia arriva da un comunicato firmato dalla ong “Christian solidarity worldwide” (Csw), insieme a un gruppo di organizzazioni della società civile pakistana: il govenro del Pakistan ha ceduto a 7 delle 10 richieste presentate dai gruppi radicali islamici sostenitori di Mumtaz Qadri, il killer reo confesso del governatore del Punjab, Salman Taseer, che per giorni hanno manifestato a Islambad anche davanti al Parlamento. Qadri è stato giustiziato il 29 febbraio, dopo la condanna a morte confermata nel terzo grado di giudizio, per l’assassinio, il 4 gennaio 2011, di Taseer. Il motivo: il governatore del Punjab aveva criticato la legge sulla blasfemia e difeso la cristiana Asia Bibi, condannata a morte in base a quella stessa legge e attualmente in carcere.

Ne dà notizia l’Agenzia Fides, che riferisce anche del sit-in organizzato dai gruppi estremisti islamici nei giorni scorsi nella cosiddetta “zona rossa”, area di massima sicurezza in cui si trovano il Parlamento e gli edifici governativi. Quattro giorni di protesta, dal 27 al 30 marzo, che sono terminati solo quando il governo ha convenuto con sette delle dieci richieste presentate. Tra queste, il rilascio delle persone arrestate durante il sit-in; l’impegno a non modificare l’articolo 295 A, B e C delle leggi sulla blasfemia in Pakistan; l’impegno a non mostrare alcuna clemenza verso i condannati per blasfemia.

«La società civile in Pakistan – scrivono i responsabili di Csw – è scioccata dalla volontà del governo di piegarsi alle pressioni dei manifestanti, in quanto in tal modo si legittima l’influenza che essi possono esercitare». Scelta ancora più grave, evidenziano, dopo l’attentato di Lahore. «Il governo del Pakistan – si legge nella nota – deve essere risoluto nel proteggere le minoranze religiose». Queste concessioni evidenziano invece l’incapacità «di resistere alle pressioni di estremisti e sollevano dubbi sull’impegno del governo a garantire i diritti di tutti i cittadini pakistani e a fermare l’abuso della legge sulla blasfemia».

4 aprile 2016