Palmieri: dal sepolcro di Cristo, «la vita si diffonde ovunque»

Il presule ha celebrato la Messa nel giorno di Pasqua al santuario del Divino Amore. L’invito a «lasciarsi riempire il cuore dallo Spirito del Risorto»

La Pasqua è l’esplosione della vita per mezzo dello Spirito Santo, che offre a tutti la possibilità di una «rinascita autentica». Ha usato questa immagine, richiamando Benedetto XVI e l’idea «della risurrezione quale nuovo Big Bang nella storia umana», il vescovo ausiliare Gianpiero Palmieri nella sua omelia del giorno di Pasqua. Dall’ambone del santuario antico del Divino Amore, nel corso di una celebrazione senza fedeli a causa delle restrizioni per il contenimento del coronavirus, domenica mattina, 12 aprile, il presule ha infatti osservato come «la vita oggi si diffonde ovunque dal sepolcro di Cristo e fa nuove tutte le cose», rendendo realmente possibile «il passaggio dalla tristezza alla gioia, dal peccato alla Grazia». Tale «potenza dello Spirito Santo» ciascuno è invitato «dal Padre ad accoglierla nella Parola e nei sacramenti» ma anche «nella nostra vita ordinaria perché Cristo non si fa fermare dai nostri cenacoli blindati e supera le nostre porte chiuse».

In particolare, Palmieri ha sottolineato la differenza “qualitativa” della risurrezione di Gesù «rispetto al ritorno in vita di Lazzaro, che di lì a poco sarebbe morto di nuovo», notando come «rinascere è cosa diversa dal “riciclarsi”, cioè dal rimettere insieme dei pezzi vecchi senza che nulla cambi davvero». Invece «risorgere con Cristo equivale a lasciar morire qualcosa di noi»: la rinascita autentica non avviene, infatti, «se non a prezzo di qualcosa che si abbandona». Da qui l’immagine evangelica della mattina di Pasqua: le bende a terra e il sudario piegato a parte ritrovati dai due discepoli corsi al sepolcro . «Le bende non servono per “mettere delle pezze” ma vanno messe da parte per uscire fuori dalla tomba con Gesù», laddove l’invito, specie in questo tempo di quarantena, è quello «di uscire interiormente dalle nostre paure, infatti la rinascita, per gli apostoli, comincia già dentro al cenacolo serrato». Allora, ha continuato il vescovo, «anche nel chiuso delle nostre case si può realizzare e si è già realizzata questa trasformazione» perché le particolari circostanze alle quali siamo stati costretti «ci hanno messo davanti alle domande di senso, provocando anche un bisogno di approfondimento spirituale» oltre che il «rimettere mano, rendendole più vere, a quelle relazioni che prima fuggivamo o non volevamo affrontare, con i nostri vicini di casa o con i nostri familiari». Quindi l’auspicio di «lasciarsi riempire il cuore dallo Spirito del Risorto affinché possiamo rinascere, liberandoci dalla paura di morire e anche da quella di vivere, talvolta».

Infine, prima di impartire la benedizione, Palmieri ha invitato a «scambiarsi nelle proprie case l’augurio pasquale dei fratelli cristiani ortodossi», dicendo l’uno all’altro, prima di stringersi in un abbraccio di pace: «Il Signore è risorto. Sì, è davvero risorto». La celebrazione si è poi conclusa con la preghiera di supplica per la fine dell’epidemia alla Madonna del Divino Amore, recitata dal presule guardando all’icona mariana realizzata sul finire del 1300. Oggi custodita all’interno del santuario antico, un tempo era dipinta in affresco sulla torre dell’antica fortezza di Castel di Leva ed è legata, tra gli altri miracoli, alla salvezza della Capitale durante il secondo conflitto mondiale.

14 aprile 2020