Papa Francesco e il cinema, «catechesi di umanità»

Presentato a Palazzo Borromeo il libro di monsignor Dario Edoardo Viganò dedicato al neorealismo, "tra memoria e attualità", che contiene anche un'intervista con il pontefice, realizzata durante la pandemia. Il libro preferito di Bergoglio? "La strada", di Federico Fellini

Mentre preparava la sceneggiatura de “La strada”, con le difficoltà incontrate per realizzare la pellicola, Federico Fellini non avrebbe mai immaginato che il film distribuito nel 1954 lo avrebbe consacrato a livello internazionale, gli sarebbe valso numerosi premi, tra i quali l’Oscar al miglior film in lingua straniera e che sarebbe diventato il film preferito di un pontefice. È proprio Papa Francesco ad ammettere che è il film che ha «amato di più», nel quale si identifica. «Troviamo un implicito riferimento a san Francesco. Fellini ha saputo donare una luce inedita allo sguardo sugli ultimi. In quel film il racconto sugli ultimi è esemplare ed è un invito a preservare il loro prezioso sguardo sulla realtà». La confessione del Papa è contenuta nel libro “Lo sguardo: porta del cuore. Il neorealismo tra memoria e attualità” scritto da monsignor Dario Viganò, vice cancelliere della Pontificia Accademia delle scienze e della Pontificia Accademia delle scienze sociali. Edito da Effatà, è stato presentato oggi, 21 luglio, nel chiostro di Palazzo Borromeo, Ambasciata italiana presso la Santa Sede.

Nell’intervista contenuta nel volume, Francesco attualizza il cinema neorealista, che definisce «catechesi di umanità», con i giorni nostri, per «rinnovare il nostro sguardo sul mondo» e suggerisce l’istituzione di una mediateca «per la conservazione permanente e ordinata secondo criteri scientifici dei fondi storici audiovisivi degli organismi della Santa Sede e della Chiesa universale». Si tratta di un progetto «molto importante per il futuro della Chiesa, utile per custodire e metadatare moltissima documentazione,» le parole di Viganò.

L’idea dell’intervista è maturata durante la lavorazione del docufilm di Wim Wenders “Papa Francesco. Un uomo di parola”. «Il suo interesse per il cinema era già noto – ha spiegato Viganò durante la presentazione del libro -. Mi ha raccontato di quando andava al cinema con i genitori, mi ha regalato libri, dvd, foto di scena del film “La strada”. In questo contesto è nata l’idea dell’intervista, realizzata proprio durante i mesi della pandemia. Di fronte alle immagini prepotentemente assordanti del periodo c’era l’esigenza di uno sguardo che aprisse alla speranza». Per dirla con le parole di Bergoglio, in questa difficile situazione che porta con sé «preoccupazione, paura, sconforto, servono occhi capaci di fendere il buio della notte, di alzare lo sguardo oltre il muro per scrutare l’orizzonte».

Il libro, la cui presentazione è stata moderata dalla giornalista di Sky Tg24 Giovanna Pancheri, riporta «alla stagione d’oro della cinematografia italiana» e a lavori di registi del calibro di Rossellini, Visconti, De Sica, per citarne alcuni, capaci di raccontare «la voglia di riscatto e di riemergere di quell’Italia e di quel pezzo d’Europa» che nell’immediato dopoguerra «era tutta una periferia», ha detto l’ambasciatore Pietro Sebastiani. Lo sceneggiatore e regista Francesco Bruni non ha nascosto di aver letto il volume «con sofferenza» perché il cinema di quegli anni «è irraggiungibile». Nel testo il Papa osserva che «il cinema può mantenere la capacità di aggregare o, meglio, di costruire comunità. Senza comunione, all’aggregazione manca l’anima». Riflettendo su queste parole, Bruni ha affermato che già prima della pandemia era abitudine ordinare online, cenare con il delivery o fare maratone di film dal divano di casa. «A livello umano stiamo perdendo tanto», ha detto.

Enrico Bufalini, direttore dell’Archivio storico dell’Istituto Luce Cinecittà, ha messo in evidenza «i grandi valori trasmessi dal neorealismo che oggi diventano testimonianza e insegnamento per le giovani generazioni». Per Gianluca della Maggiore, docente di Scienze della comunicazione all’Università UniNettuno, l’intervista al Papa rappresenta «un unicum che dice l’originalità dell’approccio di Francesco al cinema e ai media in generale», di cui si è avuto prova «durante le dirette delle Messe trasmesse da Santa Marta durante il lockdown – ha aggiunto Paola Sciommeri, direttore delle Teche Rai -. Gli ascolti altissimi hanno dimostrato che hanno dato un importante contributo per affrontare quelle settimane durissime».

21 luglio 2021