Il Papa: «Vivere alla luce della parola di Dio»

Nella penitenziale che ha aperto le “24 ore per il Signore” l’annuncio di un Giubileo straordinario, «occasione di essere testimoni della misericordia»

Nella penitenziale che ha aperto le “24 ore per il Signore” l’annuncio di un Anno Santo straordinario, «occasione per la Chiesa di essere testimone della misericordia»

«Ho deciso di indire un Giubileo straordinario che abbia al suo centro la misericordia di Dio. Sarà un Anno Santo della misericordia. Lo vogliamo vivere alla luce della parola del Signore: “Siate misericordiosi come il Padre”». Ha sorpreso tutti, ancora una volta, Papa Francesco. Venerdì, 13 marzo, nel giorno del secondo anniversario della sua elezione, ha annunciato un Anno Santo straordinario che inizierà il prossimo 8 dicembre, giorno dell’Immacolata, per concludersi il 20 novembre del 2016, domenica di nostro Signore Gesù Cristo re dell’universo.

La notizia, accolta da un lungo applauso da parte dei fedeli e dei religiosi presenti, è stata data nel corso dell’omelia per la liturgia penitenziale celebrata in San Pietro, al termine della quale Francesco ha confessato alcuni fedeli, come previsto dall’iniziativa “24 ore per il Signore”, che aveva per tema “Dio ricco di misericordia”. Il Giubileo è un’opportunità attraverso cui la Chiesa, ha detto il Papa, può rendere «più evidente la sua missione di essere testimone della misericordia». A curare l’organizzazione del Giubileo, il 27esimo, dopo l’ultimo, nel 2000, indetto da Giovanni Paolo II, sarà il Pontificio Consiglio per la promozione della nuova evangelizzazione, che avrà il compito di animarlo come tappa della missione di portare a ogni persona il Vangelo della misericordia: «Tutta la Chiesa,  – ha proseguito il Papa – che ha tanto bisogno di ricevere misericordia perché siamo peccatori, potrà trovare in questo Giubileo la gioia per riscoprire e rendere feconda la misericordia di Dio, con la quale tutti siamo chiamati a dare consolazione a ogni uomo e ogni donna del nostro tempo».

Ed è stato il tema della misericordia il filo conduttore dell’omelia di Papa Francesco, che ha richiamato il brano evangelico della donna che lava i piedi di Gesù asciugandoli con i suoi capelli, baciandoli e ungendoli di olio profumato mentre Simone, il padrone di casa che ha invitato Gesù, la giudica peccatrice. «C’è l’amore della donna peccatrice che si umilia davanti al Signore ma prima ancora c’è l’amore misericordioso di Gesù per lei, che la spinge ad avvicinarsi. Ogni gesto di questa donna parla di amore ed esprime il suo desiderio di avere una certezza incrollabile nella sua vita: quella di essere stata perdonata. E questa certezza è bellissima. Gesù le dà questa certezza: accogliendola le dimostra l’amore di Dio per lei, proprio per lei! Dio le perdona molto, tutto, perché “ha molto amato”». Simone, invece, «non riesce a trovare la strada dell’amore. Nei suoi pensieri invoca solo la giustizia e facendo così sbaglia. Il suo giudizio sulla donna lo allontana dalla verità e non gli permette neppure di comprendere chi è il suo ospite. Si è fermato alla superficie, non è stato capace di guardare al cuore». Invece, la donna «ha veramente incontrato il Signore», «per lei non ci sarà nessun giudizio, se non quello che viene da Dio, e questo è il giudizio della misericordia. Il protagonista di questo incontro è certamente l’amore, la misericordia, che va oltre la giustizia». Dalla misericordia di Dio, ha aggiunto il Papa, «nessuno può essere escluso, tutti conoscono la strada per accedervi e la Chiesa è la casa che tutti accoglie e nessuno rifiuta».

Affinché «quanti sono toccati dalla grazia possano trovare la certezza del perdono», le porte della Chiesa «permangono spalancate», ha concluso il Papa, richiamando il rito iniziale del Giubileo, l’apertura della Porta Santa della basilica di san Pietro: normalmente murata, si aprirà dunque tra pochi mesi, in concomitanza, tra l’altro, con il cinquantesimo anniversario della chiusura del Concilio Vaticano II.

16 marzo 2015