Parini a scuola, contro la logica delle polarizzazioni

Negli adolescenti si percepisce un’attitudine alla problematizzazione e all’analisi delle complessità, ormai grande estinta nei dibattiti degli adulti

Questa mattina ho interrogato un paio di ragazzi. Tra gli argomenti che avevano da portare, ci siamo messi a discutere su Giuseppe Parini ed è venuto fuori un ragionamento che mi pare interessante. Il senso del discorso, per altro impostato così da uno degli interrogati, è stato più o meno questo: Parini, in un momento di forti contrapposizioni e idee polarizzate, dal suo punto di vista seppe giudicare e intervenire senza appiattirsi su posizioni precostituite. Era contro i fanatismi religiosi ma condannava il materialismo, favorevole alla scienza ma contro lo scientismo, fautore di una letteratura che fosse utile ma non appiattita sull’utilitarismo.

Alla mia sollecitazione di provare ad approfondire un po’ quanto affermato, il ragazzo ha saputo spingersi oltre. «Insomma, un po’ come oggi prof». «In che senso?» «Nel senso che anche oggi è facile mettersi da una parte ad attaccare l’altra, ma poi i discorsi, le questioni sono più complesse». Non ho lasciato cadere l’occasione e ho provato a incalzarlo. «Intendi dire che è più semplice mettersi da una parte, quella giusta ovviamente e giudicare l’altra, quella sbagliata ovviamente?». «Sì, certo, così. Ma in realtà, ripeto, le questioni sono complesse».

Va detto che, alla fine dell’ultima lezione su Parini prima della chiusura pasquale, c’eravamo ritrovati in classe a concordare su come il dibattito pubblico odierno ci sembrasse una replica infinita dello stesso dibattito con la variante, in fin dei conti irrilevante, dell’oggetto del contendere: covid o vaccini, aperture o chiusure, zuppa o pan bagnato che fossero, la cagnara ci era parsa sempre la stessa e identico il darsi dei cretini gli uni agli altri e senza soluzione di continuità.

Ma il fatto che quelle considerazioni, condivise durante la lezione, gli fossero rimaste in testa tanto da riportarmele durante la prova orale mi è parso questa mattina significativo. Se infatti inizialmente mi sono detto che quel ragazzo avesse registrato l’intera lezione (prassi comune) e avesse semplicemente studiato riascoltando il tutto, poi mi sono ritrovato a fare ancora una volta una constatazione di cui mi vado sempre più convincendo.

In questo tempo di polarizzazione assoluta del dibattito pubblico, mi pare che i tedofori del giusto assoluto e dello sbagliato assoluto, dello scemo assoluto e dell’intelligente assoluto, del sì assoluto e del no assoluto, siamo proprio noi adulti. Percepisco invece un’attitudine alla problematizzazione e all’analisi delle complessità proprio in coloro che nel nostro immaginario dovrebbero essere i più polarizzati di tutti: i nostri adolescenti.

Quasi fosse ribaltato il modello generazionale della saggezza adulta che dovrebbe temperare gli eccessi giovani, ogni volta che interpello gli adolescenti sulle questioni del nostro tempo, quasi sempre ho la percezione netta di una disponibilità al ragionamento complesso e non polarizzato che di contro mi pare il grande estinto tra le zuffe di noi adulti. Da una parte ciò mi scoraggia, ma un secondo dopo mi ricredo, perché penso che da qui a poco la lenta ricostruzione su quanto è stato sarà proprio in mano a loro.

7 aprile 2021