Parolin: «Alimentate la vostra vita con la speranza, che ha il volto di Cristo»
Nel ricordo di Francesco e del suo magistero la celebrazione eucaristica del Giubileo degli adolescenti, in piazza San Pietro, nel secondo giorno dei novendiali. «Ci ha ricordato che “misericordia” è il nome stesso di Dio»
Con ancora negli occhi e nel cuore le immagini e la commozione dell’estremo saluto a Papa Francesco, piazza San Pietro è tornata a riempirsi questa mattina, 27 aprile, seconda domenica di Pasqua, fino a via della Conciliazione per la celebrazione del Giubileo degli adolescenti e il secondo giorno dei novendiali. I quali, come previsto, pur essendo aperti a tutti, prevedono ogni giorno la partecipazione di un particolare gruppo diverso: oggi, domenica 27 aprile, è stata la volta di dipendenti e fedeli della Città del Vaticano. Come noto, era prevista anche la canonizzazione di Carlo Acutis, che, come tutte le altre, è stata sospesa e rimessa nelle mani del prossimo pontefice.
Nella sua omelia, il cardinale Pietro Parolin, già segretario di Stato, ha paragonato il senso di paura e tristezza che provavano gli Apostoli, chiusi impauriti nel cenacolo, allo «stato d’animo di tutti noi, della Chiesa e del mondo intero: il pastore che il Signore ha donato al suo popolo, Papa Francesco, ha terminato sua vita terrena e ci ha lasciati. Un senso di tristezza che ci assale, il turbamento nel cuore, la sensazione di smarrimento che stiamo vivendo tutti». Ma «il Vangelo dice che in questi momenti di oscurità il Signore viene a noi con la luce della risurrezione per rischiarare i nostri cuori. Papa Francesco ce lo ha ricordato fin dalla sua elezione e ce lo ha ripetuto spesso, mettendo al centro del pontificato quella gioia del Vangelo che – come scriveva in Evangelii gaudium – “riempie il cuore e la vita intera di coloro che si incontrano con Gesù”».
Rivolto ai ragazzi, il cardinale ha affermato che «la gioia pasquale, che ci sostiene nell’ora della prova e della tristezza, oggi è qualcosa che si può quasi toccare in questa piazza; la si vede impressa soprattutto nei vostri volti, cari ragazzi e adolescenti che siete venuti da tutto il mondo a celebrare il Giubileo. Venite da tutte le diocesi d’Italia, dall’Europa, dagli Stati Uniti all’America Latina, dall’Africa all’Asia, dagli Emirati Arabi … con voi è realmente presente il mondo intero! A voi rivolgo un saluto speciale, col desiderio di farvi sentire l’abbraccio della Chiesa e l’affetto di Papa Francesco, che avrebbe desiderato incontrarvi, guardarvi negli occhi, passare in mezzo a voi per salutarvi. Di fronte alle tante sfide che siete chiamati ad affrontare», in particolare tecnologia e intelligenza artificiale, «non dimenticate mai di alimentare la vostra vita con la vera speranza che ha il volto di Gesù Cristo. Nulla sarà troppo grande o troppo impegnativo con Lui! Con Lui non sarete mai soli né abbandonati a voi stessi, nemmeno nei momenti più brutti! Egli viene ad incontrarvi là dove siete, per darvi il coraggio di vivere, di condividere le vostre esperienze, i vostri pensieri, i vostri doni, i vostri sogni, di vedere nel volto di chi è vicino o lontano un fratello e una sorella da amare, ai quali avete tanto da dare e tanto da ricevere, per aiutarvi ad essere generosi, fedeli e responsabili nella vita che vi attende, per farvi comprendere ciò che più vale nella vita: l’amore che tutto comprende e tutto spera».
Poi Parolin si è soffermato sul significato della seconda domenica di Pasqua, domenica in Albis, festa della Divina Misericordia: «Proprio la misericordia del Padre, più grande dei nostri limiti e dei nostri calcoli, è ciò che ha caratterizzato il magistero di Papa Francesco e la sua intensa attività apostolica, insieme all’ansia di annunciarla e condividerla con tutti, che è stato il programma del suo pontificato. Egli ci ha ricordato che “misericordia” è il nome stesso di Dio, e, pertanto, nessuno può porre un limite al suo amore misericordioso con il quale Egli vuole rialzarci e renderci persone nuove». Ha ricordato, interrotto dagli applausi dei fedeli, che «è importante accogliere come un tesoro prezioso questa indicazione su cui Papa Francesco ha tanto insistito. E – permettetemi di dire – il nostro affetto per lui, che si sta manifestando in queste ore, non deve restare una semplice emozione del momento;:la sua eredità dobbiamo accoglierla e farla diventare vita vissuta, aprendoci alla misericordia di Dio e diventando anche noi misericordiosi gli uni verso gli altri. La misericordia ci riporta al cuore della fede».
Quindi il cardinale ha concluso: «Papa Francesco è stato testimone luminoso di una Chiesa che si china con tenerezza verso chi è ferito e guarisce con il balsamo della misericordia; e ci ha ricordato che non può esserci pace senza il riconoscimento dell’altro, senza l’attenzione a chi è più debole e, soprattutto, non può esserci mai la pace se non impariamo a perdonarci reciprocamente, usando tra di noi la stessa misericordia che Dio ha verso la nostra vita. Proprio nella domenica della Misericordia ricordiamo con affetto il nostro amato Papa Francesco». Un ricordo «particolarmente vivo tra i dipendenti e i fedeli della Città del Vaticano, molti dei quali sono qui presenti, e che vorrei ringraziare per il servizio che svolgono quotidianamente. A voi, a noi tutti, al mondo intero, Papa Francesco rivolge il suo abbraccio dal Cielo».
27 aprile 2025









