Parolin: verso il rinnovo dell’accordo con la Cina

Il segretario di Stato vaticano lo ha riferito ai giornalisti, all’Antonianum. E sul caso Becciu: «Fa più rumore un albero che cade di una foresta che cresce»

A margine della cerimonia di consegna della laurea honoris causa al patriarca di Costantinopoli Bartolomeo I, il cardinale segretario di Stato vaticano Pietro Parolin, rispondendo alle domande dei giornalisti, ha indirettamente confermato che l’accordo con la Cina ad experimentum, che scade domani, 22 ottobre, sarà rinnovato per altri due anni. «Aspettate domani, non mi fate anticipare nulla, però vedrete, andrà tutto bene», ha detto, affermando poi che non ci saranno altre firme «perché l’intesa è stata firmata due anni fa». Ha anche ribadito che i contenuti, per espresso accordo tra le parti, resteranno riservati, salvo quanto già noto. Inoltre, non c’è in vista alcun accordo a livello diplomatico: «Per ora non si parla di relazioni diplomatiche, siamo concentrati sulla Chiesa, l’accordo riguarda la situazione della Chiesa e un punto specifico che è l’ordinazione dei vescovi».

Il porporato ha augurato alla Chiesa cinese «che anche attraverso questo accordo ritrovi l’unità e attraverso questa unità possa diventare uno strumento di evangelizzazione e di sviluppo autentico di tutti gli abitanti». La Santa Sede, ha rimarcato Parolin, è soddisfatta di come sono andate le cose in questi anni, soprattutto perché «tutti i vescovi ora sono in comunione con il Papa». Tuttavia ha ammesso che «difficoltà ci sono, l’accordo non risolve tutti i problemi, non era questo lo scopo», anche se di fronte alla parola “persecuzioni” non ha nascosto il suo disappunto: «Attenzione alle parole. Ci sono dei regolamenti che vengono imposti e riguardano tutte le religioni, anche la Chiesa cattolica. Ci sono difficoltà che noi speriamo attraverso il dialogo di poter affrontare».

Parolin ha accennato alla situazione in Siria dopo il recente incontro in Vaticano con il nunzio, il cardinale Mario Zenari: «Ha sottolineato questa nuova minaccia che, nel momento in cui la violenza non è del tutto cessata, è la bomba della povertà. Spero che l’appello del cardinale Zenari sia raccolto da tutti gli ambasciatori presso la Santa Sede» e che possano sensibilizzare i rispettivi Paesi «affinché si possa trovare una risposta comune da parte della comunità internazionale».

Infine, sul caso Becciu, dopo aver affermato di non sapere se ci sono date per la fine dell’inchiesta in corso, il cardinale ha ammesso che «quanto sta succedendo non può che creare disorientamento nei fedeli. Fa più rumore un albero che cade di una foresta che cresce e nella Chiesa la foresta cresce, nel senso che c’è tanto bene e forse non dovremmo concentrarci solo sul male, che c’è come in ogni realtà umana, ma tener conto di tutto il bene che la Chiesa fa».

21 ottobre 2020