La crescita del numero di occupati prosegue a ritmi meno sostenuti nell’andamento tendenziale: +0,3%, pari a +78mila in un anno. Il motivo è l’aumento dei dipendenti permanenti, a fronte del calo di quelli a termine e degli indipendenti; l’incidenza dei dipendenti a termine sul totale dei dipendenti scende al 17,2% (-0,2 punti in un anno). Dopo il rallentamento nell’ultimo periodo, si arresta però la crescita degli occupati a tempo pieno mentre prosegue l’aumento del tempo parziale; l’incidenza del part time involontario è stimata al 64,8% dei lavoratori a tempo parziale (+1,2 punti).

Stando ai dati diffusi, alla crescita dell’occupazione soprattutto nel Nord e più lievemente nel Centro (rispettivamente, +0,7% e +0,1%) si contrappone, per il terzo trimestre consecutivo, il calo nel Mezzogiorno (-0,3%). Nel confronto tendenziale, per il nono trimestre consecutivo si riduce il numero di disoccupati (-260mila in un anno, -9,3%), coinvolgendo entrambi i generi, le diverse aree territoriali e tutte le classi di età. Dopo due trimestri di calo, torna ad aumentare il numero di inattivi di 15-64 anni (+63mila in un anno, +0,5%).

«Il tasso di disoccupazione – spiegano dall’Istat – è in diminuzione sia rispetto al trimestre precedente sia in confronto a un anno prima; tale andamento si associa alla stabilità congiunturale e alla crescita tendenziale del tasso di inattività delle persone con 15-64 anni. Diversamente, nei dati mensili di luglio 2019 il tasso di disoccupazione è in lieve aumento e quello di inattività rimane invariato in confronto a giugno 2019».

Da ultimo, analizzando i dati di flusso, a distanza di 12 mesi, l’Istat stima un aumento della permanenza nell’occupazione, in particolare nel Nord e tra i giovani di 15-34 anni, a fronte della diminuzione nel Mezzogiorno e nella fascia di età 50-64 anni. Tra i dipendenti a termine, oltre alla maggiore permanenza nell’occupazione, aumentano in maniera cospicua le transizioni verso il tempo indeterminato.

12 settembre 2019