Personalità straordinaria e stile semplice e bonario

Novembre 1977, la scomparsa del cardinale Traglia: il ricordo di Mario Canciani su Roma Sette

Discorso agli studiosi ricercatori dei fenomeni del nostro tempo che, oggi difficilmente si concentra l’attenzione sulla grandezza morale di un uomo, così da esserne conquistati completamente. I giovani, soprattutto, dalle diverse personalità che hanno segnato la storia, sanno cogliere quell’aspetto particolare che le caratterizza ed affascina. Pensavo a questo, mentre, guardando nell’incavo della cassa, elevavo la mia modesta preghiera di suffragio per il caro Cardinale Traglia. Mi sembrava che anche li avesse preso quel suo atteggiamento di umiltà e di nascondimento che lo caratterizzava quando era ancora in vita. In ciò era la sua grandezza: aveva il senso delle proporzioni e dei limiti. Una qualità piuttosto rara.

Non so quanti abbiano avuto nella loro vita compiti successivamente così numerosi e diversi: insegnamento di filosofia morale e sociologia, di teologia fondamentale, di teologia dogmatica; attività e mansioni nelle S. Congregazioni dei Seminari, Propaganda Fide, Riti e S. Romana Rota; Vicegerente, Cardinale Vicario; impegni come Presidente del Comitato Mariano, Presidente dell’Azione Cattolica, Pro-Presidente della C.E.I. La Rivista Diocesana di Roma, in occasione del 50° di sacerdozio del Cardinale, dopo aver passato in rassegna le date essenziali che avevano segnato allora il suo cammino al servizio della Diocesi di Roma e della Chiesa universale, asseriva che la sua vita non era “complicata” ma “moltiplicata”.

Questo è il punto: in mezzo a compiti sempre più importanti e gravosi il Cardinale Traglia ha saputo conservare una personalità intatta, semplice, effusiva, bonaria, comprensiva, e fin dall’inizio, quando i tempi non richiedevano ancora dall’autorità uno stile semplice e dimesso. Oggi ciò può apparire scontato ma ragionando tenendo conto della dimensione storica si deve riconoscere che “don Luigi”, o “D.L.”, come soleva firmarsi quando scriveva ai suoi parroci, ha anticipato nella prassi, quanto altri avrebbero auspicato nel Concilio. Ciò lo portava a essere squisitamente paterno con i giovani preti, amico con gli anziani. Sovente, al termine di giornate faticose non rifiutava di andare a cena, magari in periferia, per esempio ad Acilia, li dove c’era un gruppo di preti che ne desiderava la presenza. Sapeva trasfondere allora in tutti, e non solo per le sue saporose battute, un clima di serenità e di fiducia.

Dalle esperienze giovanili fra la povera gente di Torpignattara aveva imparato ad appezzare e amare i suoi preti. Nel disorientamento urbanistico della Città si era adoperato, con spirito ed entusiasmo da pioniere – che si poteva constatare alla posa delle prime pietre -, perché i sacerdoti avessero la casa, la Chiesa e un idoneo complesso parrocchiale. Era abile nello sdrammatizzare le situazioni anche più incresciose e soprattutto sapeva comprendere e difendere i suoi preti. Anche quando le cose volgevano al peggio. Egli trovava sempre il modo di attenuare le conseguenze, non tenendo conto neppure di pressioni qualificate ed autorevoli. Tutti lo consideravamo un giurista nato ed un profondo conoscitore del Diritto Canonico, ma non se era un pedissequo amministratore:

Chi non ricorda la sua minuscola stanzetta alla Pigna, dalle pareti irregolari, dov’Egli esplicava il suo ufficio di Vicegerente, o gli incontri fortuiti per via o in tram, pronto sempre a rispondere al saluto con calore umano e romano? Anche la gente ormai lo riconosceva. Nei pellegrinaggi dell’UNITALSI e dell’opera Romana a Lourdes e a Loreto, ma anche nelle parrocchie, i fedeli si stringevano a Lui, al termine delle sue sacre funzioni, in un dialogo cordiale e bonario. Da Cardinale, Egli si è trovato ad assistere a quell’ictus, provocato dall’improvvisa accelerazione della storia, che aveva cominciato a dividere tra loro mentalità e generazioni. In un momento così difficile di trasmissione, quale personalità poteva rimanere al timone, così da non evitare il giudizio spesso affrettato, di mancate decisioni, riserve, compromessi, timori? Eppure il suo buon senso lo legava agli avvenimenti e la sua saggezza gli faceva dire: «Talvolta non basta la spinta dell’ideale, ma bisogna che questo sia guidato dalla scienza e dall’esperienza».

I tempi cominciavano a perdere lo splendore della verità: sembrava che non rimanessero che aurore e crepuscoli. Il suo culto dell’equilibrio fu per tanti una chiara indicazione di sicurezza. La sua conoscenza degli uomini gli ispirò spesso una cristiana condiscendenza. La sua umanità ed i suoi proverbiali aforismi sono stati occasione di incontro e di profondi rapporti umani. Da quando, giovane sacerdote arrivava prestissimo col primo treno delle vicinali, nella parrocchia dei SS. Marcellino e Pietro “ad duos lauros”, fino alla sua morte, quanta strada e quanto cammino non ha percorso questo servo del Signore per il bene dei fratelli… Una vita così operosa non poteva non pagare il prezzo di tanta fatica e dedizione ma anche nella malattia, sostenuta virilmente e con serenità, non ha saputo dir di no a chi chiedeva la sua opera ed il suo consiglio.

L’ultimo suo lavoro glielo aveva chiesto il Santo Padre come Presidente dei due Gruppi di studio per il nuovo ordinamento della Diocesi di Roma. Paolo VI, presentando in San Giovanni la nuova Costituzione, esprimeva al Cardinale, impedito di essere presente, il ringraziamento suo e della Diocesi. Ripenso ancora, guardando nell’incavo della casa il mio Cardinale quasi nascosto al di dentro, a quanto Egli abbia lavorato per questa Città ch’è ormai già diversa da quando Egli ne era il Cardinal Vicario, ma che non potrà scordare il suo tratto paterno. Vedo anche questo stuolo di preti – quasi cinquemila – da Lui ordinati e sparsi per ogni dove. Spiritualmente sono qui presenti. Mi sembra anche che il Cardinale sia pronto ancora a fare il suo discorso con gli immancabili tre punti, legati a doppio filo la citazioni patristiche e tomistiche, come quello che fece, ultimo al Clero di Roma, allorché in modo esemplare lasciò le consegne al Cardinal Dell’Acqua. In quell’occasione ha invitato i suoi preti a continuare quella tradizione di spiritualità che nell’amore all’Eucaristia, nella fiducia in Maria, nell’assoluta docilità al Papa, ha la più alta garanzia e la sua più benefica carica di apostolato. “Questo è il nostro tesoro!” aveva esclamazione. Ed è con questo tesoro che è volato al cielo… (Mario Canciani)

27 novembre 1977