“Piazza Fontana” in tv, ricostruire la Storia dall’esperienza delle vittime

La docufiction in onda a 50 anni dalla strage, partita dalla dolorosa storia della figlia di un commerciante ucciso. Le altre opere tv recenti, tra finzione e realtà

Ricostruire la Storia partendo dall’esperienza di un singolo, identificarsi cioè con la sua umanità, può riempire il racconto di emozioni sane, utili per la costruzione della memoria e di una coscienza civile. Così, la docufiction “Io ricordo, Piazza Fontana”, in onda ieri sera su RaiUno, in prima serata, nel cinquantesimo anniversario della strage che costò la vita a 17 persone e ne ferì 88, parte dalla dolorosa esperienza di Francesca Dendena, figlia di Pietro Dendena: commerciante di bestiame rimasto ucciso il 12 dicembre 1969 a Milano, dentro la Banca Nazionale dell’Agricoltura.

Erano le 16.37 di un venerdì pomeriggio a pochi giorni dal Natale. Era la vigilia di Santa Lucia, ma 7 kg di tritolo distrussero la sua vita, quella di altri innocenti e delle loro famiglie. Francesca Dendena, divenuta poi presidente dell’Associazione Famigliari delle Vittime di Piazza Fontana, aveva solo 17 anni quando la sua vita fu travolta dall’orrore, insieme a quella di sua madre e di suo fratello Paolo. Il primo ricordo di cui parla, nella docufiction diretta da Francesco Miccichè, è un’ultima risata armoniosa, familiare, nel pranzo che precedette la tragedia.

Io ricordo piazza fontana, docufiction Rai 2019È il buonumore di suo padre che come molte vittime di Piazza Fontana viveva di sacrifici e di sudore: una meglio semplicità spazzata via dalla madre di tutte le stragi, come quel ricordo dolce, iniziale di Francesca viene rapidamente sovrastato da alcune domande lancinanti. La prima, da un’intervista del 1984: «Se non è stato nessuno, perché mio padre non è più con me?». La seconda, nel 1995: «Non chiediamo altro che la giusta verità. Solo questa ci può dare la serenità della memoria». La terza, da un’altra intervista nel 2004: «I nostri cari qualcuno li avrà ammazzati, quel giorno. Quella bomba qualcuno l’avrà messa..»

Parole non recitate, in questo caso, ma soffiate dalla vera voce di Francesca Dendena, dal suo volto recuperato da programmi televisivi del passato. Si, perché oltre all’idea di mettere al centro del racconto i parenti delle vittime, Io ricordo, Piazza Fontana, prova a coltivare la memoria facendo interagire la finzione col documentario: il reale dei materiali di repertorio (foto e preziosi filmati d’epoca) con la ricostruzione mediante attori.

Francesca Dendena adolescente è interpretata da Nicole Fornaro, mentre da adulta ha il volto di Giovanna Mezzogiorno, che ricostruisce sopra un muro, mentre la sua voce racconta, l’intero puzzle di Piazza Fontana, fatto di foto e documenti. Ma entrambe le attrici sono affiancate dalle testimonianze di Giampiero Mughini e Bruno Vespa, dello storico Aldo Giannuli, del magistrato Guido Salvini, del prefetto Achille Serra, dell’impiegato della banca Fortunato Zinni, sopravvissuto alla bomba, e dell’avvocato di parte civile Federico Sinicato.

Soprattutto, sono abbracciate dalle testimonianze toccanti, forti, di altri parenti delle vittime: Carlo Arnoldi, Pietro Chiesa, Matteo Dendena, Paolo Dendena e Paolo Silva. Una scelta, quella di far interagire la finzione e la realtà, inaugurata dalla Rai nel 2016 con la docufiction “Io sono libero”, su Libero Grassi, poi proseguita nel 2017 con “Adesso tocca a me”, per i 25 anni dalla morte di Paolo Borsellino e continuata nel 2018 con “Aldo Moro – Il professore”, per i 40 anni dalla scomparsa dello statista.

Tutti lavori diretti da Francesco Miccichè: uno specialista su questa strada in cui la Rai sembra credere molto, viste anche le recenti docufiction “Storia di Nilde”, su Nilde Iotti – in onda lo scorso 5 dicembre – e “Giorgio Ambrosoli – Il prezzo del coraggio”, visibile il prossimo 18 dicembre. Una forma ibrida di racconto che in “Io ricordo, Piazza Fontana” aiuta a ripercorrere il lungo viaggio giudiziario e umano di chi ha subìto una tragedia che segna certamente un prima e un dopo nell’Italia repubblicana: si va dai funerali delle vittime in Piazza del Duomo, con 300.000 persone attonite, all’iniziale ricerca di una pista anarchica, fino ai processi spostati a Catanzaro e a Bari, e alle delusioni dei parenti per quella sentenza definitiva della Corte di Cassazione che nel 2005, pur attribuendo la strage al gruppo eversivo neofascista di Ordine Nuovo, dichiarava non punibili i responsabili Freda e Ventura, poiché già definitivamente assolti in precedenza.

Questa docufiction divulgativa aveva il compito non facile di ricostruire una delle pagine più cupe e complesse del nostro dopoguerra, e grazie principalmente alla sua parte documentaristica, riesce a comunicare la lotta di persone comuni per la verità e per la memoria, costruendo rapporti umani profondi con chi ha avuto il loro stesso destino, ed opponendo un costante «Io ricordo» alle troppe dimenticanze delle istituzioni.

Aiutando anche noi a ricordare sempre che dietro i numeri delle grandi stragi italiane, come dice a un certo punto Francesca Dendena attraverso la voce di Giovanna Mezzogiorno, ci sono sempre persone che hanno lasciato un vuoto enorme nella vita di altre persone.

13 dicembre 2019