Più occupati ma l’economia frena

Lavoro, il punto sulla situazione nel Lazio. Il problema della qualità dell’occupazione. Cresce la Cassa integrazione. Le voci di Cisl, Federlazio e Regione

«C’è crisi!». Da anni, esattamente dal 2007, da quando l’Italia è entrata nel periodo economico-occupazionale più buio dal dopoguerra, «c’è crisi» è la frase che gli italiani, specie i giovani in cerca di occupazione, si sentono ripetere come un mantra. C’è chi sostiene che l’Italia stia per uscire dal tunnel, chi invece ritiene che la strada da fare sia ancora lunga. Ma qual è la situazione attuale nel Lazio? Recentemente sono state pubblicate l’indagine Istat riferita all’ultimo trimestre, che evidenzia un boom di occupati, e quella di Federlazio, relativa al primo semestre 2019 sullo stato di salute delle piccole e medie imprese, dalla quale si evince una regione in fase di stagnazione.

«Entrambe le ricerche ci dicono delle verità – afferma il segretario generale della Cisl del Lazio Enrico Coppotelli -. È palese l’economia stagnante che riguarda le imprese, così come è reale il dato dell’Istat che parla di un aumento degli occupati ma non entra nel dettaglio sulla qualità dell’aumento dell’occupazione». Nello specifico il tasso di occupazione si attesta al 61,8%, più alto della media italiana (59,4%). Le persone in cerca di occupazione sono in netto calo e gli occupati, nel periodo considerato, sono 2 milioni 419mila, «uno dei dati più alti che la regione abbia registrato, ed è un fatto oggettivo – aggiunge l’assessore regionale al Lavoro Claudio Di Berardino -. Ora ci stiamo concentrando per affrontare il tema della qualità del lavoro. Non dobbiamo soffermarci sui numeri ma parallelamente dobbiamo preoccuparci di mettere in campo politiche che aiutino le persone ad avere un lavoro dignitoso». In tal senso la Pisana ha varato negli ultimi mesi una legge a tutela dei lavoratori digitali e una per il contrasto al fenomeno del caporalato. «Ora è nostra intenzione avviare un’azione forte sulla sicurezza nei luoghi di lavoro», aggiunge Di Berardino.

Per Federlazio, che da oltre 20 anni realizza l’analisi congiunturale servendosi di un campione di 450 imprese, il saldo di opinioni delle aziende intervistate sull’andamento della produzione fa registrare un certo arretramento, attestandosi a –1,5 dal +1,6 riferito al 2° semestre 2018. «Basandoci puramente su dati statistici, nel Lazio il tasso tendenziale del secondo trimestre è pari allo 0,8% – afferma Luciano Mocci, direttore generale dell’Associazione delle piccole e medie imprese del Lazio -. Un dato positivo ma le statistiche ci dicono anche che la cassa integrazione nel primo semestre è cresciuta del 29,5% e solo a Roma, città traino di tutta la regione, del 52%. Senza fare allarmismi, bisogna evidenziare che aumentano anche i licenziamenti individuali e collettivi. I nostri dati, inoltre, ci dicono che l’economia sta frenando in regione perché anche le eccellenze e le imprese più strutturate, con un livello di innovazione più adeguato ai tempi e un alto livello di digitalizzazione ed esportazione, sono
in difficoltà e questo si traduce in una condizione occupazionale critica».

Per uscire dalla crisi l’assessore regionale al Lavoro ritiene sia necessario avviare «processi di riorganizzazione delle aziende che hanno bisogno di reggere il ritmo sulla concorrenza e di innovarsi» e in proposito nei prossimi giorni sarà ufficialmente presentato “Invest in Lazio”, una unità per la crescita e l’innovazione che avrà il compito di monitorare lo stato delle imprese e dell’occupazione, attrarre nuovi investimenti, contrastare le delocalizzazioni e prevenire le crisi aziendali. «I dati sono positivi e dobbiamo sicuramente impegnarci per migliorarli sempre più – continua Di Berardino -. Dobbiamo dare risposte ai giovani e a chi ha perso lavoro. Noi ci siamo e sosteniamo le imprese. La Regione è intervenuta nelle aree colpite dal sisma del 2016 e, grazie ad una serie di investimenti e bandi pubblici, il numero delle imprese è addirittura cresciuto rispetto a quelle che c’erano prima del terremoto».

L’indagine Istat rivela anche che nei primi sei mesi del 2019 il Lazio è la prima regione in Italia per crescita dell’export divenendo così «la locomotiva del Paese – prosegue Coppotelli -. Ma quando le imprese assumono solo in fase di picchi produttivi perché aumentano gli ordinativi significa che prendono lavoratori precari. Quindi è vero che c’è un aumento dell’occupazione, ma è di qualità inferiore in termini occupazionali. Non c’è più stabilità lavorativa, non si investe sul lavoratore. Il lavoro che sta facendo la Regione è egregio, si sta percorrendo la strada corretta con il pieno coinvolgimento degli attori del mondo del lavoro. La cosa importante è che questo dialogo prosegua per far tornare il territorio ad essere attrattore di investimenti». Per Mocci, invece, l’economia italiana ha bisogno di «governi che non solo sappiano governare ma diano certezze. Il governo centrale e quelli locali dovrebbero sviluppare una politica di attenzione allo sviluppo del sistema industriale, dare certezza al sistema manifatturiero e adeguare il sistema infrastrutturale ai tempi che cambiano».

21 ottobre 2019