Pompili è il nuovo vescovo di Verona

Lo ha nominato il Papa, accettando la rinuncia di monsignor Zenti. Romano, classe 1963, era vescovo di Rieti dal 2015. «La “chiamata”, novità che non si può preventivare»

Accettando la rinuncia al governo pastorale presentata da monsignor Giuseppe Zenti, Papa Francesco ha nominato il nuovo vescovo di Verona: è monsignor Domenico Pompili, finora vescovo di Rieti. Romano, classe 1963, sacerdote per la diocesi di Anagni-Alatri dal 6 agosto 1988, ha conseguito il dottorato in Teologia morale alla Gregoriana nel 2001. Nel 2005 è stato nominato aiutante di studio della Segreteria generale della Conferenza episcopale italiana, in particolare presso Sat 2000 e Radio in-Blu. È stato poi segretario della Fondazione Comunicazione e Cultura, membro del Comitato italiano per il sostegno alle iniziative della Pastorale giovanile, membro del Consiglio di amministrazione del quotidiano Avvenire e docente incaricato di Teologia morale all’Istituto Teologico Leoniano di Anagni. Dal 2007 è stato direttore dell’Ufficio nazionale per le comunicazioni sociali della Cei e, dal 2009, sotto-segretario della stessa Conferenza. Nominato vescovo di Rieti il 15 maggio 2015, ha ricevuto la consacrazione episcopale il 5 settembre successivo. Il 29 ottobre 2020 è stato nominato amministratore apostolico di Ascoli Piceno, incarico mantenuto fino al 28 novembre 2021. In seno alla Cei, è presidente della Commissione episcopale per la cultura e le comunicazioni sociali.

Il presule ha annunciato la nomina alla Chiesa di Rieti sabato 2 luglio, nella cattedrale di Santa Maria. «La lettera del Nunzio porta la data del 20 giugno – ha detto -. Quel giorno sono stato chiamato a Roma. E informato che il Papa mi nominava vescovo di Verona. Avevo in questi anni avuto sentore di qualche spostamento, ma poi tutto era sempre rientrato. Consideravo che così sarebbe stato ancora a lungo. Oggi, anzi da qualche giorno – ha aggiunto -, sono dentro una tempesta emotiva, sopraffatto dalle tantissime persone che mi hanno svelato il loro affetto e la loro amicizia. Non che non avvertissi prima questa energia fatta di vicinanza e di simpatia, ma era come dissolta nel quotidiano andirivieni e non ci si faceva caso. In queste ore, vinte le inibizioni e la riservatezza, è venuto alla luce un legame forte, tenace che mi toglie il respiro».

Guardando quindi alla sua prossima destinazione, ha continuato: «Se avessi scelto non sarei andato a finire così lontano da qui, dalla mia terra, dai miei genitori. Ma so che la “chiamata” è sempre una novità che non si può preventivare. Nel Vangelo di oggi sono riportate queste parole: “Né si versa vino nuovo in otri vecchi, altrimenti si spaccano gli otri e il vino si spande e gli otri vanno perduti. Ma si versa vino nuovo in otri nuovi, e così l’uno e gli altri si conservano”. La novità è soltanto Gesù Cristo che da questa cattedrale dove sono stato ordinato vescovo ho annunciato in questi sette intensi anni. È soltanto Gesù la novità che fa saltare il banco delle consuetudini, dei pregiudizi, delle ovvietà». Sette «intensissimi» anni, quelli trascorsi a Rieti, nei quali «è successo di tutto: terremoto, pandemia, alluvione, crisi economica e sociale. E siamo stati insieme – ancora le parole di Pompili -. Fides significa legame che per quanto invisibile è indistruttibile. Non mi viene da pensare che si allenterà o si distruggerà, ma si affinerà e si approfondirà. Questo è il mio augurio. Non senza aver detto grazie a tutti. E scusa a chi posso aver contristato».

4 luglio 2022