Presentato ieri, 10 dicembre, a Gerusalmme il progetto per la seconda fase dei restauri del Santo Sepolcro, alla presenza dei capi delle tre Chiese cristiane responsabili dello Status Quo della basilica: quella cattolica, quella greco-ortodossa e quella armena. A prendere la parola, i membri del comitato tecnico scientifico, composto dalla fondazione Centro per la conservazione e il restauro dei beni culturali “La Venaria Reale” di Torino e dal Dipartimento di Scienze dell’antichità della Sapienza di Roma. Queste le due istituzioni che l’8 ottobre scorso hanno firmato con la Custodia di Terra Santa un accordo quadro per lo studio e il progetto esecutivo degli interventi di restauro necessari, sul cui svolgimento riferiranno ogni due mesi.

Quattro, riferiscono dalla Custodia, le aree di intervento: «Conservazione e restauro del pavimento della basilica; valutazione della stabilità e messa in sicurezza della Sacra Edicola; implementazione di strutture tecniche (idriche, elettriche, meccaniche, antincendio); ricerca archeologica». Per la conservazione del pavimento, si partirà dai dati raccolti dai precedenti studi condotti da Antonia Moropolou dell’Università di Atene (con il supporto del Patriarcato greco ortodosso di Gerusalemme), responsabile dei restauri conclusi nel 2016. Un gruppo interdisciplinare composto da restauratori, archeologi e progettisti di impianti lavorerà alla valutazione della stabilità e alla messa in sicurezza della Sacra Edicola. Gli esperti si occuperanno di reperire e analizzare tutte le possibili informazioni sulla storia della costruzione e i successivi interventi. Verranno effettuati interventi per sondare l’esistenza reale di canali sotterranei, rilievi geometrici dettagliati e rilievi delle patologie strutturali dell’Edicola. Per implementare le strutture tecniche utili ai religiosi che vivono nel Santo Sepolcro e al gran numero di pellegrini che quotidianamente transitano, si procederà all’analisi della situazione attuale in termini ad esempio di temperatura, umidità, concentrazione dell’inquinamento. Dopo aver definito i miglioramenti necessari e i bisogni espressi dalle comunità cristiane che lì risiedono, verranno cercate soluzione alternative ai problemi.

Il Dipartimento di Scienze dell’antichità della Sapienza si occuperà della ricerche archeologiche connesse ai lavori di restauro. In collaborazione con il Dipartimento elettrico astronautico e di Ingegneria energetica dello stesso ateneo, verranno analizzate e studiate le trasformazioni di luce naturale e acustica nel Santo Sepolcro, a partire dalle condizioni attuali. Il gruppo della Sapienza dovrà inoltre provvedere a documentare i lavori e le fasi del progetto di restauro.

L’intero progetto presentato sarà finanziato grazie a una donazione di un privato, dal valore di 500mila euro, raccolta dalla Custodia. Grande soddisfazione è stata espressa dal patriarca greco ortodosso di Gerusalemme Teofilo III: «Come Chiese, è importante che ci impegniamo per proteggere e preservare l’autonomia del Santo Sepolcro, cosa che è buona anche per i nostri cristiani. La presentazione di questo progetto dunque è importante per noi, ma anche per la trasparenza, che ci può dare credito e fiducia con i nostri sponsor».

11 dicembre 2019