Processo in Vaticano: all’ex presidente Ior Caloia 8 anni e 11 mesi di reclusione

La sentenza di condanna emessa il 21 gennaio. Condannati anche l’avvocato Gabriele Liuzzo e il figlio Lamberto. Disposto un risarcimento di 23 milioni

Riciclaggio e appropriazione indebita aggravata. Questi i reati contestati all’ex presidente dello Ior (dal 1989 al 2009) Angelo Caloia e all’avvocato Gabriele Liuzzo, oltre che al figlio di quest’ultimo, Lamberto Liuzzo, che sono valsi ai primi due una condanna a 8 anni e 11 mesi di reclusione,  più una multa di 12.500 euro; condanna ridotta, per il terzo, a 5 anni e due mesi, più una multa di 8mila euro. È la sentenza emessa ieri, 21 gennaio, dal tribunale vaticano, letta dal presidente Giuseppe Pignatone. I tre imputati sono stati interdetti in perpetuo dai pubblici uffici; disposta anche la confisca delle somme già sequestrate sui conti correnti degli imputati, così come il risarcimento allo Ior e alla Società Gestione Immobili Roma (Sgir), costituitasi parte civile, di circa 23 milioni.

Nel dettaglio, Caloia, 81 anni, l’avvocato Liuzzo, 97, e il figlio Lamberto erano accusati di sottrazione e approvazione indebita di 57 milioni di euro derivanti dalla cessione del 71% del patrimonio immobiliare dello Ior, negli anni dal 2001 al 2008, e di auto-riciclaggio per aver conseguito, detenuto e consentito l’utilizzo di denaro depositato presso il loro conto presso lo Ior fino al 27 ottobre 2014, che è la data del sequestro dei conti; tutto denaro ritenuto profitto del peculato.

Ammessi a seguire l’ultima udienza del processo, solo un “pool” di giornalisti. Il procedimento giudiziario concluso ieri era iniziato in Vaticano il 9 maggio 2018, su denuncia dello stesso Ior, a seguito di condotte illecite – contestate anche al direttore generale dell’epoca, nel frattempo deceduto (Lelio Scaletti, scomparso il 15 ottobre 2015) – poste in essere tra il 2001 ed il 2008 nell’ambito della dismissione di una parte considerevole del patrimonio immobiliare dell’Istituto per le Opere di Religione, con un danno patrimoniale superiore ai 50 milioni di euro. Si tratta di un caso senza precedenti: il primo processo nella Santa Sede per reati di questo tipo, oltretutto su segnalazione interna dello Ior già nel 2014, istruito e celebrato in Vaticano, dove per la prima volta in aula sono stati introdotti anche i microfoni.  Durante il processo, oltre allo Ior si era costituita parte civile anche la Sgir (Società Gestione Immobili Roma), società controllata dallo Ior e responsabile di una parte del patrimonio immobiliare dell’istituto.

Il processo a Caloia e ai suoi avvocati di fiducia, spiegava lo Ior in un comunicato del 2018, «è un importante passo che conferma, ancora una volta, l’impegno profuso dal management dello Ior, per attuare una governance forte e trasparente nel rispetto dei più rigorosi standard internazionali e la volontà dell’Istituto di continuare a perseguire, attraverso il ricorso alla giurisdizione civile e penale, qualunque illecito ovunque e da chiunque commesso ai suoi danni», in piena continuità con le riforme all’insegna della trasparenza portate avanti prima da Benedetto XVI e poi da Francesco.

22 gennaio 2021