Proteste degli agricoltori, Comece: «La persona al centro della politica»

I vescovi Ue intervengono sulle agitazioni che attraverso l’Europa, invitando a «un dialogo faccia a faccia onesto» e al superamento delle «divisioni partitiche»

«Chiediamo ai responsabili politici di mettere la persona umana al centro delle loro considerazioni politiche, garantendo una maggiore trasparenza dei processi decisionali, tenendo conto delle potenziali conseguenze per coloro che ne sono colpiti e, infine, consentendo un maggiore coinvolgimento di tutti i principali attori». La Commissione degli episcopati dell’Unione europea (Comece) interviene oggi, 30 gennaio, con una nota sulle «grandi proteste degli agricoltori in tutta l’Unione europea», con un invito all’«ascolto», a un «dialogo faccia a faccia onesto», oltre ogni divisione partitica.

A innescare le proteste, nell’analisi dei vescovi, i previsti tagli dei sussidi o delle agevolazioni fiscali ma anche un diffuso malcontento nel settore agricolo nei confronti delle politiche di contrasto del cambiamento climatico e delle crisi ambientali. «Come Comece – scrivono – sentiamo il bisogno di prendere parte al dibattito pubblico che si sta delineando in questo momento delicato. Pur sostenendo fermamente l’obiettivo di un futuro sostenibile per tutti nell’Unione europea, condividiamo le preoccupazioni degli agricoltori per la sostenibilità delle aziende agricole di piccole e medie dimensioni e per il futuro delle nostre aree rurali».

I presuli riconoscono il «ruolo essenziale» del settore agricolo nell’Unione europea, ma al contempo esprimono preoccupazione per la «continua diminuzione del numero di aziende agricole di piccole e medie dimensioni» e per il rischio di invecchiamento della popolazione agricola, come evidenziato dalle statistiche. La lista dei problemi vissuti sulla pelle degli agricoltori è lunga: «Oggi – osservano – gli agricoltori devono far fronte a redditi relativamente bassi e orari di lavoro lunghi, concorrenza sul mercato (anche con importazioni da Paesi terzi), costi energetici elevati e inflazione, crescente incertezza dovuta ai cambiamenti climatici». In più, denunciano «un’eccessiva regolamentazione e un’ondata di nuove politiche che hanno conseguenze finanziarie concrete».

Nelle parole della Comece, «molti degli agricoltori che oggi scendono in strada sentono che la loro stessa esistenza è minacciata. Crediamo che un futuro sostenibile del nostro sistema alimentare e un futuro sicuro e fiorente per gli agricoltori possano coesistere e non si escludano a vicenda – si legge però nella nota -. Occorre trovare soluzioni che garantiscano entrambi e superino le divisioni partitiche: ciò sarà possibile solo se gli agricoltori saranno posti al centro di queste considerazioni». I vescovi accolgono quindi con favore il dialogo strategico tra l’Ue e le principali parti interessate dell’intera filiera agroalimentare che è stato formalmente avviato il 25 gennaio scorso, come annunciato dalla presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen nel discorso sullo stato dell’Unione 2023. «Ci auguriamo – scrivono i vescovi europei – che questo o simili formati di dialogo continuino e segneranno l’inizio di un nuovo modo di fare politica in Europa».

30 gennaio 2024