Quando il reinserimento dei detenuti comincia in un’Isola Solidale

La struttura di via Ardeatina ospita 50 uomini di diverse età e nazionalità impegnati in varie attività. Il sottosegretario Ferri: «È una risorsa preziosa»

La struttura di via Ardeatina ospita 50 uomini di diverse età e nazionalità impegnati in varie attività. Il sottosegretario Ferri: «È una risorsa preziosa»

Detenuti ed ex detenuti considerati una risorsa per la società e non un peso o persone da emarginare. Questo il tema al centro del convegno “Lo spazio ritrovato. Il reinserimento del detenuto nell’ambiente sociale” che si è svolto venerdì 14 ottobre nella sede dell’Isola Solidale di via Ardeatina. In attività da quasi un anno la casa è composta da 30 stanze, una cappella, uffici, una mensa spaziosa, un ampio giardino, l’orto, un campo da calcio e uno di bocce. Ospita 50 uomini di diverse età e nazionalità in regime di semilibertà, a fine pena o in licenza premio. Vengono loro proposte varie attività: c’è chi coltiva l’orto, chi lavora nel laboratorio di falegnameria, chi in quello di calzoleria. «Questa casa vuol essere una risposta propositiva e fattiva alle necessità di un percorso di risocializzazione e di progressivo e graduale reinserimento sociale – ha spiegato Alessandro Pinna, presidente de L’Isola Solidale -. Il soggiorno all’isola offre agli ospiti l’opportunità di fare un percorso tendente alla responsabilizzazione e alla consapevolezza delle conseguenze delle proprie azioni».

Per Vittoria Stefanelli, magistrato di sorveglianza del Tribunale di Roma, strutture simili aiutano il lavoro della magistratura. «Molti nostri detenuti sono fuori sede – ha spiegato -, vengono da Secondigliano e da posti degradatissimi. Quando sappiamo che con loro, in carcere, si è lavorato bene e abbiamo già dei risultati li mandiamo in strutture come questa che offrono la possibilità di reinserire il soggetto, ovviamente un passo alla volta: oggi con il permesso premio e domani, semmai, con l’opportunità di lavoro che gli si può offrire».

Tra gli ospiti dell’Isola Solidale c’è Saverio, 80 anni. Deve scontare una lunga pena per l’omicidio del genero. «Il fatto brutto», come lo chiama lui, è avvenuto il 4 dicembre 2013 al termine di una lite in strada. All’Isola solidale coltiva l’orto. A suo modo è contento di non essere da solo ma scoppia in lacrime pensando al motivo per il quale è agli arresti. «Ho fatto una cosa orribile – dice -, è giusto che paghi, ma mi manca la mia famiglia». L’unica cosa che desidera è sentire «anche solo per telefono» la moglie e la figlia che hanno troncato ogni rapporto con lui 3 anni fa. «Io da qua non esco più e vorrei sentirli almeno una volta».

C’è poi chi la sua condanna all’ergastolo l’ha tramutata in qualcosa di positivo. A raccontarlo è Francesco Falleroni, segretario generale della Fondazione Federico Ozanam Vincenzo De Paoli.«La Fondazione ha seguito un detenuto italiano condannato all’ergastolo che ha già scontato 22 anni di detenzione. Per buona condotta ha ottenuto il permesso di uscire la mattina e rientrare la sera. Ha creato una cooperativa con altri 60 detenuti e, per il suo impegno, in questi giorni gli è stato concesso di vivere una vita quasi normale: non dovrà più rientrare in carcere tutti i giorni e potrà continuare ad aiutare i detenuti che vogliono reinserirsi nella società».

«Il percorso rieducativo proposto dall’Isola Solidale, basato sul rispetto delle regole di convivenza, lo spirito di servizio e la progressiva assunzione di responsabilità, senza dimenticare di riservare “spazi aperti” al mondo esterno, rappresenta una risorsa preziosa – ha affermato Cosimo Ferri, sottosegretario alla Giustizia -, merita di essere valorizzata e imitata, soprattutto per una realtà complessa come quella di Roma. Infatti, la sola Capitale conta 14 detenute femmine e 38 detenuti maschi in semilibertà, più 28 detenuti maschi in regime di art. 21 (lavoro all’esterno del carcere), senza dimenticare 885 persone (780 maschi e 105 femmine) non detenute, ma che si trovano in regime di affidamento o di messa alla prova».

Il Comune di Roma punta l’attenzione alle mamme detenute con figli. «Su questo tema a breve ci saranno novità – ha detto Laura Baldassarre, assessore capitolino alla Persona – vogliamo migliorare i momenti di visita ai genitori detenuti da parte dei figli cominciando dall’orario, evitando che coincida con quello di scuola, passando poi a permessi premio per momenti significativi della vita dei bambini, come i compleanni». Hanno partecipato al dibattito, tra gli altri, anche Cinzia Calandrino, provveditore Amministrazione Penitenziaria delle Regioni Lazio-Abruzzo e Molise, Patrizio Gonnella, presidente associazione Antigone, Rosella Santoro, direttore della Casa circondariale di Civitavecchia e Orazio La Rocca, giornalista de La Repubblica.

17 ottobre 2016