La crisi morde, e si rinuncia anche alla cure

Nel Rapporto del Tribunale per i diritti del malato di Cittadinanzattiva i numeri del rapporto tra gli italiani e il sistema sanitario nazionale. Oltre 24mila le segnalazioni del 2013. Fra gli elementi più critici il peso del ticket

Presentato il 29 settembre a Roma dal Tribunale per i diritti del malato – Cittadinanzattiva il XVII Rapporto Pit Salute “(Sanità) in cerca di cura”. Numeri che raccontano le difficoltà economiche, i costi crescenti dei servizi sanitari e le difficoltà di accesso: tutti fattori che spingono sempre più cittadini a rinunciare alla cure. Anche a scapito della salute. Su oltre 24mila segnalazione giunte nel 2013, infatti, quasi un quarto (23,7%, +5,3% rispetto al 2012) riguarda le difficoltà di accesso alle prestazioni sanitarie determinate da liste di attesa (58,3%, -16% sul 2012), peso dei ticket (31,4%, +21%), con un aumento di ben 20 punti percentuali e dall‘intramoenia insostenibile (10,1%, – 5,3%). Tra i problemi maggiormente evidenziati, l’assistenza ospedaliera e la mobilità sanitaria (13,1% rispetto al 9,9% del 2012) e l’umanizzazione (4,2% rispetto al 3,8%).

Calano le lamentele su informazione e documentazione (8,8% rispetto al 12%)e sui farmaci (4,5% rispetto al 6,5%), ma è soprattutto il peso del ticket ad allontanare un numero sempre crescente di cittadini dalla sanità pubblica: chi rinuncia al regime di cura in intramoenia perché troppo costoso deve anche sopportare liste d’attesa interminabili. Alcuni esempi, puntualmente riportati nel Rapporto: una media di 13 mesi per una mammografia, 12 per una Tac o una Moc, 9 per un elettrocardiogramma e addirittura fino a 20 mesi per una visita psichiatrica. Per Tonino Aceti, coordinatore nazionale del Tribunale per i diritti del malato di Cittadinanzattiva, «i cittadini oggi hanno bisogno di un Servizio sanitario nazionale forte, che offra le risposte giuste al momento giusto e che non aggravi la sitauzione difficile dei redditi familiari». Le priorità, per Aceti: «Ridurre i ticket, scongiurare nuovi tagli al Fondo sanitario nazionale e riscrivere un nuovo Piano di Governo dei tempi di attesa, fermo al 2012. È anche fondamentale agire seriamente sui Lea, i livelli essenziali di assistenza, aggiornandoli dopo 14 anni».

1° ottobre 2014