Quartieri a luci rosse, tasse e sanità: proposta bipartisan sulla prostituzione

Presentato alla Camera il testo firmato da 70 parlamentari. Tra i punti: possibilità di iscriversi alla Camera di commercio e previdenza. Sì allo zoning

Presentato alla Camera il testo firmato da 70 parlamentari. Tra i punti: possibilità di iscriversi alla Camera di commercio, assistenza previdenziale. Sì allo zoning

Lotta alla tratta e alla schiavitù, riconoscimento dei diritti dei sex workers, creazione dei cosiddetti quartieri a luci rosse (zoning) e possibilità per le prostitute di iscriversi alla Camera di commercio, per poter esercitare legalmente in casa o costituendosi in cooperative. Lo prevede la proposta bipartisan presentata ieri, mercoledì 8 aprile, alla Camera dalla senatrice Maria Spillabotte (Pd) e dal presidente della Commissione Affari sociali della Camera Pierpaolo Vargiu (Scelta civica), sottoscritta da 70 parlamentari di diversi schieramenti. Un testo, che nelle intenzioni, si propone di superare definitivamente la legge Merlin.

Sì allo zoning. La proposta di legge ripropone il tema dello zoning, finito al centro delle polemiche quando il sindaco di Roma Ignazio Marino lo propose alcuni mesi fa per risolvere i problemi del quartiere Eur della Capitale. Il testo, condiviso dai parlamentari, «vieta l’esercizio della prostituzione in luoghi pubblici» fatta eccezione per «alcune aree individuate dagli enti locali». I sindaci avranno, dunque, la possibilità di decidere se creare o meno zone a luci rosse nelle proprie città. «Le comunità locali potranno regolarsi autonomamente in base alle proprie esigenze – spiega Vargiu -. La scelta sarà affidata ai sindaci. Vogliamo venire incontro a tanti cittadini che sono stufi di vedere nei parchi pubblici, vicino alle scuole o alle proprie case, prostitute seminude che consumano rapporti ovunque e a qualsiasi ora del giorno. Per questo abbiamo previsto una serie di decisioni che i sindaci potranno prendere insieme alle prostitute per offrire loro luoghi dove avere più controllo ma anche assistenza».

Diritti e doveri delle prostitute: pagheranno le tasse e avranno assistenza previdenziale. La proposta riconosce l’attività di prostituzione, purché svolta «in autonomia e libertà», a livello fiscale, contributivo e previdenziale, vincolandolo a test sanitari obbligatori, all’iscrizione alla Camera di commercio e all’uso obbligatorio del preservativo. Gli stessi criteri saranno utilizzati anche per la prostituzione online. «Prima di arrivare a questa proposta abbiamo parlato con diverse prostitute ma anche con i clienti – aggiunge Spillabotte – e siamo giunti alla conclusione che non si debba trattare il tema in maniera indifferenziata. Vogliamo contrastare la tratta e la schiavitù, perché non bisogna dimenticare che in Italia esistono 60 cartelli malavitosi che reinvestono i proventi dello sfruttamento della prostituzione in corruzione, commercio di armi e droga. Ma vanno anche riconosciuti i diritti di chi si prostituisce in piena libertà, come se fosse un lavoro vero e proprio. È giusto riconoscere il diritto di previdenza sociale e di assistenza sanitaria a chi fa questa scelta liberamente – continua Spillabotte -; a questi diritti però corrispondono alcuni doveri, tra cui quello di pagare tasse. La ratio, quindi, non è solo quella di voler fare cassa, ma soprattutto di voler dare una regolamentazione a questo marasma che oggi configura uno stato pappone». La proposta prevede anche di destinare parte dei proventi derivanti dalla tassazione della prostituzione per «promuovere la repressione della tratta degli esseri umani, dello sfruttamento della prostituzione e della prostituzione minorile e incoraggiare e tutelare i percorsi di reinserimento sociale dei soggetti che intendono cessare l’attività di prostituzione». Si prevedono, inoltre, risorse adeguate per «la formazione del personale sanitario, di assistenza sociale e di pubblica sicurezza che interagisce con i soggetti che esercitano l’attività di prostituzione e per l’organizzazione della rete di assistenza sanitaria». La restante parte dei proventi è destinata agli enti locali.

Efe Bal: «Vogliamo pagare le tasse ma chiediamo anche dignità». A fare da testimonial all’iniziativa Efe Bal, sex worker transgender, che ha ingaggiato una vera e propria lotta con il fisco italiano che le contesta 700 mila euro di tasse non pagate. «Io voglio pagare le tasse, in cambio chiedo solo dignità come tutti gli altri lavoratori, siano essi insegnanti o muratori», sottolinea la escort, che propone anche la sua candidatura a ministro dei Lavori particolari. «Sarebbe la seconda volta che una trans entra in parlamento – conclude -; difficilmente chi non conosce questo problema può trovare soluzioni valide».

9 aprile 2015