«Quel naso triste come una salita»: Bartali visto da Conte

Mentre il Giro d’Italia numero 102 prosegue verso le Alpi, il pensiero corre al campione toscano, ricordato nel 2018 a Gerusalemme

«Za za ra zaz! / Za za ra zaz…». Quanti hanno canticchiato queste “parole” di Paolo Conte e il suo swing su “Bartali”! E i “sandali, il “paracarro” e il “caucciù”. Il Giro d’Italia – che continua in questi giorni la sua edizione numero 102 in attesa delle Alpi e delle Dolomiti, le grandi montagne dove la corsa si deciderà – è l’occasione per far tornare alla mente l’omaggio del grande cantautore genovese al campione toscano.

Sono passati quarant’anni esatti dall’uscita di quella canzone. Ma non ha perso il suo fascino. Dentro sembra che si respiri tutto il mondo del ciclismo di quell’epoca, con l’immagine di questo appassionato che non vede l’ora di poter osservare da vicino la sua corsa preferita, i suoi beniamini, soprattutto uno su tutti. Quel Bartali nell’epica sfida con Coppi, più giovane di lui di cinque anni. Quel Bartali che vinse tre Giri d’Italia e due Tour de France, quattro Milano-Sanremo e tre Giri di Lombardia e che per la vittoria nel Tour del 1948, a 34 anni, contribuì fortemente a contenere la tensione sociale esplosa in Italia dopo l’attentato a Palmiro Togliatti.

Era anche quel Bartali proclamato “Giusto tra le Nazioni” per il suo impegno a favore degli ebrei durante la seconda guerra mondiale. Un impegno per il quale ha ricevuto in Italia la medaglia d’oro al valore civile e a cui il Giro ha reso omaggio in maniera “solenne” con la prima tappa dell’edizione 101, nel 2018, partita da Gerusalemme. Il suo nome è inciso sul Muro d’Onore nel Giardino dei Giusti nel Memoriale del Yad Vashem, e il “Ginettaccio”, come veniva chiamato, in occasione della prima grande partenza della “corsa rosa” fuori dall’Europa, è diventato cittadino onorario di Israele.

«Quel naso triste da italiano allegro, quel naso triste come una salita…». Ecco Bartali negli occhi dell’autore Paolo Conte (che pubblicò il brano nell’album “Un gelato al limon”) visto dallo spettatore-appassionato che dietro quella curva («E vai che io sto qui che aspetto Bartali / scalpitando sui miei sandali / da quella curva spunterà»), in un clima sicuramente caldo e umido – «in questo giorno appiccicoso di caucciù» -, si è piazzato da tempo e non vuole proprio mollare, neanche di fronte alla richiesta di una donna che gli propone di andare al cinema.

«E i francesi ci rispettano / che le balle ancor gli girano / e tu mi fai dobbiamo andare al cine vai al cine vacci tu… E tramonta questo giorno in arancione / e si gonfia di ricordi che non sai / mi piace restare qui sullo stradone / impolverato se tu vuoi andare vai…». C’è «una luna in mezzo al blu», sembra quasi di vederla, le ore passano nell’attesa del grande evento. «E vai che io sto qui che aspetto Bartali / scalpitando sui miei sandali…».

21 maggio 2019