Ragazzi e suore tra i nomadi a Primavalle

Il raduno internazionale nel 1975: duemila persone da tutta Europa a Torresina. La solidarietà degli abitanti del quartiere

La Torresina. è il nome di una località della periferia romana; un luogo come tanti altri che il grande pubblico avrebbe continuato ad ignorare se la cronaca non lo avesse accomunato al pellegrinaggio romano degli zingari. Una vasta spianata appena fuori l’abitato di Primavalle, sulla quale, fa tempo, sorge un centro dell’E.N.A.M.S. (Ente Nazionale Assistenza Morale e Sociale), un ente morale nato, assieme ad altri, dopo la chiusura della P.O.A.

È qui che gli zingari – i Rom, i Sinti, i Manuches, cioè quasi tutte le tribù nomadi – hanno parcheggiato auto e roulettes ed innalzato tende, dando vita ad un pittoresco e chiassoso raduno nel pieno rispetto della tradizione. Duemila persona, poco più poco meno, partite dalla Spagna, dalla Francia, dalla Germania, dal Brasile a cui si sono poi uniti elementi «italiani» provenienti da varie regioni. Il raduno dei nomadi, organizzato dall’O.A.S.N.I. – l’organismo che si occupa della loro assistenza e cura i rapporti tra le comunità – è scaturito dal desiderio comune di solennizzare il Giubileo con spirito cristiano e l’intento di recarsi in visita dal S. Padre, dal quale hanno ricevuto di fede e di incoraggiamento.

Le piccole carovane, attraversata la città tra la naturale curiosità degli abitanti, hanno raggiunto il luogo del raduno collocando carri e bagagli al riparo di stuoie; acqua, servizi igienici ed energia elettrica erano a loro disposizione come si conviene all’attrezzatura di un camping moderno ed efficiente. I generi alimentari erano in vendita presso lo spaccio dell’ENAMS, dotato anche di una vasta e funzionale cucina, ma i nomadi hanno sempre preferito preparare i pasti per proprio conto.

Un valido aiuto è giunto loro da un gruppo di ragazzi del Comitato locale dell’Anno Santo – organizzato dalla parrocchia di S. Maria della Salute – i quali, volta per volta, si sono improvvisati barman, netturbini, guide, sguatteri. è da sottolineare ancora l’impegno di alcune suore dell’ordine domenicano – alle cure delle quali è affiato il Centro –  che non si sono arrese neppure di fronte a piramidi di piatti e stoviglie da lavare.

Oltre a questi segni di simpatia e collaborazione a carattere individuale, oltremodo significativo è stato l’atteggiamento degli abitanti di Primavalle che hanno accolto gli Zingari con un comportamento che ha sfatato, di colpo; luoghi comuni e dicerie e dimostrano che tra i Rom– i nomadi – ed i Gagi – i residenti – è possibile instaurare un normale rapporto di coesistenza. Sono state comunque le autorità Circoscrizionali – guidate dall’Aggiunto del sindaco – a portare per prime agli Zingari il saluto della città e della popolazione recandosi al campo percorrendo il tratto di strada di circa 2 chilometri che l’Assessorato alle Opere Pubbliche del Comune di Roma ha fatto allestire ed asfaltare all’uopo a tempo di record.

Ci siamo recati giorni or sono al campo della Torresina, accompagnati da don Cosma, parroco di S. Maria della Salute, per una sorta di curiosità. Gli zingari erano già partiti ma le parole del sacerdote, che ha trascorso con altri religiosi molte ore con i nomadi, hanno fatto rivivere alcuni attimi di quelle giornate: le adunanze festose, i canti, le orchestrine, i costumi, le poesie, ed una cerimonia nella piccola e raccolta chiesetta nel corso della quale egli stesso ha impartito il battesimo a quindici fanciulli tra la gioia di tutti ed il lancio di confetti multicolori.

Ora il silenzio è nuovamente padrone del campo; restano le tettoie di canne, le fontane ed alcune lettiere di paglia che segnano il luogo dove erano rizzate le tende. Un silenzio irreale dopo il frastuono e la gioia di quindici giorni; un silenzio che si unisce al vuoto ed alla malinconia rimasti nel cuore di giovani ed adulti che hanno vissuto quel momento, quell’esperienza. (Antonio Speranza)

7 settembre 1975