Rapporto Libera: mafie, corruzione e pandemia

Presentata l’indagine curata da Demos su un campione di 995 persone. Don Ciotti: «Passata l’emergenza rischiamo di trovarci con problemi ingigantiti»

“Il Triangolo pericoloso. Mafie, corruzione e pandemia”: il rapporto presentato ieri, 17 febbraio, da Libera raccoglie i risultati dell’indagine curata da Demos su un campione di 995 persone intervistate nel mese di novembre, mettendo a fuoco un’immagine dell’Italia in cui emerge la «netta consapevolezza sulla diffusione oramai nazionale (26%) e, soprattutto, internazionale (45%) del fenomeno mafioso. Una mafia meno incline alla violenza rispetto al passato» ma «sempre maggiormente legata ai professionisti/colletti bianchi (45%)». Bocciato l’impegno della politica nel contrasto al fenomeno: la corruzione politica si conferma infatti «un fenomeno profondamente radicato, nelle percezioni e nelle esperienze dei cittadini».

«La pandemia è tra i protagonisti del rapporto – spiega Francesca Rispoli, curatrice del rapporto e membro dell’ufficio presidenza di Libera -, perché si è pensato che fosse particolarmente importante stimolare le risposte su come il virus sia un’occasione per le mafie e la corruzione e su quale destinazione fosse importante dare ai fondi dell’Unione europea, per spingere la ripartenza. Come ha scritto Federico Cafiero De Raho, procuratore nazionale antimafia, “c’è il serio rischio che le mafie possano aumentare il proprio business in questa situazione di emergenza: penso all’offerta che hanno dato in alcuni territori alle famiglie in difficoltà, ma anche ai settori economici funzionanti come quello ortofrutticolo, della grande distribuzione agroalimentare o dei rifiuti speciali, in cui investono e che sono ora ancora più strategici. Con la Dia e la Guardia di finanza stiamo monitorando la situazione ed effettuando degli approfondimenti”».

Nell’anno del Covid si registra un’impennata record del numero di interdittive antimafia: secondo i dati del Ministero dell’Interno nel 2020 sono state 2.130, 177 al mese, sei al giorno con un incremento del 38% rispetto il 2019. Il 68% riguarda il Sud mentre il 24% il Nord Italia. Le segnalazioni di operazioni sospette (Sos) ricevute dalla Uif nel 2020 sono state 113.187, con un aumento del 7% rispetto all’anno precedente. A fronte di una diminuzione al Nord, in particolare in Lombardia (-6,2%) e Liguria (-10,4%), Friuli Venezia Giulia (-6,2%) nel resto del Paese le Sos sono in aumento: +35,6% nel Lazio,+20% in Puglia,+20% in Calabria, +14% in Campania e +23,7% in Sardegna, in Trentino Alto Adige (+23,5%). Da registrare anche aumenti in Basilicata (+13%), Umbria (+6%) Valle d’Aosta (+15,7%).

Nelle parole di don Luigi Ciotti, presidente nazionale di Libera, l’indagine – che presenta i commenti, tra gli altri, di Federico Cafiero de Raho, Roberto Saviano, Romano Prodi, Carlo Cottarelli, Tito Boeri, Franca Maria Rita Imbergamo, Rosy Bindi, Giuseppe Lombardo, Maurizio Landini, Nando Dalla Chiesa e Gian Carlo Caselli – «non è solo un prezioso strumento conoscitivo: è anche un antidoto alla disattenzione e alla “normalizzazione”. Di mafie e corruzione si parla infatti poco e male, da quando la questione Covid ha monopolizzato la scena. E tutto ciò mentre, nonostante il grande impegno di magistrati, forze di polizia e istituti di vigilanza, mafiosi e corrotti continuano ad agire nell’ombra, provocando e diffondendo mali da tempo intrecciati in un abbraccio mortale».

Se da un lato, ha evidenziato il sacerdote, il Covid ha accentuato «piaghe pregresse come le ingiustizie, le povertà, lo smantellamento dello Stato sociale e della sanità pubblica», il pericolo è che «passata l’emergenza sanitaria, rischiamo di trovarci con altri problemi ingigantiti perché meno oggetto d’attenzione pubblica e politica – avverte il presidente di Libera -. Problemi aggravati dall’indifferenza, dalla sottovalutazione, dalla percezione distorta, cioè dagli ingredienti che da sempre producono una “normalizzazione”. È un meccanismo noto: quando un problema non viene affrontato alla radice ma solo con estemporanei interventi tampone, lo scandalo del suo persistere viene mitigato se non rimosso dalla sua “normalizzazione”, cioè dal fingere che il problema non esista o sia meno grave di quel che sembra».

18 febbraio 2021