Ravasi: la relazione uomo-donna, «apertura alla storia della salvezza»

Il cardinale presidente del Pontificio Consiglio della cultura ha aperto la due giorni su “Bellezza e cura della fertilità nel mistero del genere umano», nel 50° dell’enciclica Humanae vitae. Il vescovo Ruzza: «Enorme carica di profezia»

Nel racconto biblico, fin dalla creazione, l’uomo è «sostanzialmente un essere in relazione»: il pieno processo di umanizzazione di Adamo, infatti, si compie «nel guardare negli occhi un essere che è altro da sé e, allo stesso tempo, è parte di lui». Da questa descrizione di una reciprocità che «riconosce e dà valore all’identità», il cardinale Gianfranco Ravasi, presidente del Pontificio Consiglio della cultura, ha sviluppato la sua lectio magistralis aprendo i lavori del congresso nazionale “Bellezza e cura della fertilità nel mistero del generare umano”, che si è svolto nella sede romana dell’Università Cattolica del Sacro Cuore il 23 e 24 novembre. A promuovere l’iniziativa, in occasione del 50° anniversario della promulgazione dell’enciclica Humanae vitae di san Paolo VI, il Centro studi e ricerche per la regolazione naturale della fertilità dell’ateneo, in collaborazione con il Centro pastorale e con la partecipazione dell’Ufficio nazionale per la pastorale della famiglia della Cei e l’Ufficio per la pastorale della famiglia della diocesi di Roma.

«All’interno del grande codice della cultura occidentale che è la Bibbia – ha esordito Ravasi -, un’unica parola unisce i due concetti di benedizione e fecondità, laddove l’essere una sola carne allude sì all’atto sessuale ma anche al congiungersi in una sola storia e, allora, quell’unica carne può essere identificata con il figlio stesso che viene generato dai due». Il porporato ha poi indicato l’albero, fatto di radici e di un tronco con rami fioriti, quale «simbolo obbligato, all’interno della tradizione biblica, per raffigurare l’amore tra uomo e donna nella sua espressione più completa, cui corrisponde, in molti passi, la figura delle colonne portanti di una casa che rimandano alla discendenza, in sintonia con l’espressione di albero genealogico che ancora oggi utilizziamo».

Tre le componenti di riflessione proposte dal cardinale. «Sul piano lessicale – ha chiosato -, è interessante notare come la seconda parola più utilizzata nella Bibbia, dopo il nome sacro di Dio, sia “figlio”, che nella sua etimologia rimanda al verbo “costruire”». Ancora, la dimensione esegetica: «Nell’uomo creato a sua immagine e somiglianza, Dio pone la base del flusso della storia umana e la relazione tra i due è apertura alla storia della salvezza». Infine il registro morale, con il richiamo al salmo 139: «Il Padre vede nell’embrione ancora informe tutto l’itinerario di questa creatura, fino al suo approdo finale».

Nei saluti iniziali il rettore della Cattolica Franco Anelli aveva definito l’Humanae Vitae «un’enciclica breve ma molto densa, che pone problemi di interpretazione complessi e richiede ancora oggi uno sforzo non semplice di rielaborazione; perciò, in una stagione complicata come quella del ’68, fu coraggiosa la stessa scelta del pontefice di prendere posizione sul tema della riproduzione umana con il suo forte significato». Per il vescovo Claudio Giulidori, assistente ecclesiastico generale dell’Università Cattolica, l’enciclica «toccò una questione decisiva per la vita dell’uomo, per il futuro dell’umanità, per il senso dell’esistenza». Richiamando l’impegno dell’ateneo nel campo della procreazione responsabile e dell’accoglienza della vita, in particolare attraverso lo studio, la ricerca scientifica, la didattica e l’attività clinica di consulenza e accompagnamento delle coppie, il presule aveva aggiunto che «occorre cogliere anche il nesso di Humanae vitae con il Sinodo dei giovani: il Papa invita a seguirli nelle loro domande e tra queste c’è quella di essere aiutati nel discernimento sulla sessualità umana, in un momento storico molto complesso».

Presente anche il vescovo Gianrico Ruzza, segretario generale del Vicariato. «Humanae vitae contiene una enorme carica di profezia – ha affermato portando il saluto della diocesi di Roma -: oggi vediamo anche nella nostra città i danni della mancanza di un’educazione affettiva dei giovani, quella che deve condurre all’esperienza dell’amore reciproco superando lo stadio egoistico».

26 novembre 2018