“Rinascerò, rinascerai”, l’omaggio di Facchinetti alla sua Bergamo ferita

Il testo scritto dall’altro ex Pooh Stefano D’Orazio. I proventi dei download all’ospedale Papa Giovanni XXIII in trincea nell’emergenza

«Rinascerò, rinascerai / quando tutto sarà finito / torneremo a riveder le stelle / la tempesta che ci travolge / ci piega ma non ci spezzerà». Parole di “Rinascerò, rinascerai”, la nuova canzone di Roby Facchinetti, ex tastierista e autore di tanti brani di successo dei Pooh, dedicata alla sua Bergamo ferita dall’epidemia del coronavirus. Note di speranza mentre l’incubo dell’emergenza sembra non finire mai e semina morte e dolore.

Lo sgomento è nelle parole dello stesso Facchinetti, nato a Bergamo 76 anni fa, ospite nei giorni scorsi di un programma tv: «Abbiamo perso parenti e amici. Viviamo su un terreno minato – ha detto commosso -. Famiglie intere che hanno perso mamma e papà e rimangono sole in casa. Peggio di una guerra. Questo virus si prende tutti, giovani e anziani, non guarda in faccia a nessuno».

Si tratta di un progetto di solidarietà: infatti i proventi dei download e dei diritti d’autore della canzone saranno interamente devoluti all’ospedale Papa Giovanni XXIII di Bergamo, uno dei poli ospedalieri più provati dalla pandemia, in trincea nella lotta al virus, dove si è toccato con mano lo straordinario impegno degli operatori sanitari, senza riserve, senza orari, fino allo stremo delle forze.

E proprio gli operatori sanitari, insieme alle bellissime immagini dall’alto della città bergamasca, sono i protagonisti del video della canzone che sta spopolando sui social. Oltre tre milioni le visualizzazioni su YouTube. E primo posto su Itunes. Autore del testo di “Rinascerò, rinascerai ” è un altro ex dei Pooh, il gruppo con 50 anni di carriera che hanno contribuito a fare la storia della musica italiana: Stefano D’Orazio, voce e batterista del gruppo. Parole dove si respira la voglia di lottare che caratterizza i bergamaschi («Siamo nati per combattere la sorte / Ma ogni volta abbiamo sempre vinto noi») e lo sguardo al tempo che verrà.

Quel tempo in cui tutto sarà finito e non saremo più quelli di prima. Dopo il dolore, il pianto, lo smarrimento. Le cose, la realtà avranno un sapore diverso. A dirlo sono proprio due medici dell’ospedale di Bergamo, marito e moglie, che hanno visto morire tante persone, anziani e giovani. «Sarà lunga, ma ne usciremo. E prima o poi, ripetiamo ai nostri figli, prima o poi – hanno detto in un’intervista a quotidiano – torneremo ad abbracciarci tutti e quattro in spiaggia, una scena che fino a poco fa sembrava ovvia, scontata, perfino ripetitiva, e che invece sarà come la prima volta: il privilegio di starsene seduti ad ascoltare il mare, il privilegio di essere una famiglia». Sarà come rinascere.

31 marzo 2020