Rogo di Centocelle: Roma prega per le sorelle arse vive

La preghiera di Sant’Egidio con il vescovo Lojudice. Presente la famiglia Halilovic. Raggi assente: «Bloccata da una riunione su emergenza rifiuti»

La preghiera di Sant’Egidio con il vescovo ausiliare Paolo Lojudice. Presente la famiglia Halilovic. Raggi assente: «Bloccata da una riunione su emergenza rifiuti» 

In prima fila, ai piedi dell’altare, Mila stringe forte il più piccolo dei suoi 11 figli. Piange, piegata dal suo dolore, la morte di tre di loro, Francesca, Angelica ed Elisabeth, di 4, 8 e 20 anni uccise dal rogo che ha distrutto il loro camper martedì notte a Centocelle. Attorno a lei, nella chiesa di Santa Maria in Trastevere, ieri giovedì 11 maggio, in tantissimi ad abbracciarla durante la veglia di preghiera, organizzata dalla Comunità di Sant’Egidio e dalla diocesi di Roma: semplici cittadini, altri gruppi della stessa etnia, rappresentanti delle istituzioni e, seduto tra i rom, l’elemosiniere del Papa, monsignor Konrad Krajewski, che aveva visitano nei giorni scorsi la famiglia Halilovic.

A presiedere il momento di preghiera, il vescovo ausiliare monsignor Paolo Lojudice, presidente della Commissione regionale dei vescovi del Lazio per le migrazioni e membro dell’analoga Commissione Cei: «La Chiesa non dimentica questi suoi figli più piccoli. Davanti alla tragedia della perdita dei figli, una madre non può accettare parole o gesti di consolazione, che sono sempre inadeguati, mai capaci di lenire il dolore di una ferita che non può e non vuole essere rimarginata – aggiunge -. Un dolore proporzionale all’amore».

Durante l’omelia, alcuni piccoli rom in fila raggiungono dalle navate laterali i piedi dell’altare. Lì trovano posto. Con un messaggio chiaro, impresso sulle loro magliette gialle, rosse, arancioni: «Non sono pericoloso, sono in pericolo». Un trenino colorato che fa da contrasto col dolore racchiuso nelle parole del vescovo, che riguardano anche «la nostra grande e splendida città di Roma», dove «un bambino non può vivere in mezzo alla strada, non può essere rosicchiato dai topi mentre dorme in una baracca, non può essere arso vivo per nessun motivo al mondo». Uno sguardo va alle responsabilità di un fatto così grave: «Sarebbe facile scaricarci le coscienze pensando al colpevole, ad “un” colpevole: ma il colpevole è uno solo? Ne siamo convinti? E le nostre responsabilità dove sono? Quali sono? Sia quella della società civile, dell’amministrazione pubblica che non ha vigilato a sufficienza, sia quella della comunità cristiana troppo presa da altri problemi».

veglia rogo rom sant'egidio, Paolo LojudiceAd ascoltarlo, il fondatore della Comunità di Sant’Egidio, Andrea Riccardi, il ministro dell’Istruzione Valeria Fedeli, il prefetto di Roma Paola Basilone. Nessuno in rappresentanza dell’amministrazione comunale. Il sindaco Virginia Raggi, che aveva confermato la presenza, «è stata bloccata – confermano dal Campidoglio – da una riunione sull’emergenza rifiuti». «Dobbiamo pregare e agire tutti insieme perché nessun bambino sia più crocifisso – afferma Lojudice -. Troppi bambini crocifissi!». Al termine del suo intervento, il momento del ricordo di tutti i piccoli rom morti in condizioni tragiche. La prima candela sotto l’icona di Cristo è posta proprio da Mila, mentre vengono scanditi i nomi di Mario, 3 anni, morto nel rogo della sua baracca alla Magliana, di Sebastian, Fernando e Raul, morti anch’essi in un incendio in via Appia nuova, di Natalia, 14 mesi, caduta nel Tevere. E poi Marco, 9 anni, ucciso mentre giocava davanti al suo campo a Tor di Quinto, Lidia, 2 anni, morta di broncopolmonite all’Infernaccio, Salem, 3 mesi, ucciso dal freddo nel campo di via Casilina.

«È un dovere cristiano pregare per quelle persone che sono morte – afferma il direttore della Caritas diocesana, monsignor Enrico Feroci, presente alla veglia -. Da subito è necessario che sia l’amministrazione pubblica sia la Chiesa si impegnino a cercare risposte vere e autentiche per aiutare questa gente». Come Giuliana, che per un periodo ha vissuto nel campo con la mamma di Mila e che ha partecipato alla veglia per «starle vicino anche se non ci vediamo da molto tempo». Non aveva notizie della famiglia da diversi anni anche la Comunità di Sant’Egidio: «La mamma ha studiato nelle nostre scuole della Pace, che sono scuole di alfabetizzazione gratuita nelle periferie di Roma – racconta il presidente Marco Impagliazzo -. Da diverso tempo, però, abbiamo perso i contatti con lei perché questa famiglia ha vagato molto per la città non trovando solidarietà dalle altre famiglie rom».

12 maggio 2017